Coronavirus e inquinamento: i primi 3 mesi 2020 oltre la media

Nonostante il lockdown nel vicentino abbiamo respirato l'aria peggiore degli ultimi 5 anni. Smog e malattie respiratorie: nel dossier di Legambiente tutti i dati e le correlazioni con il Covid

Allo stato attuale delle conoscenze l’eventuale effetto dello smog sul coronavirus è un’ipotesi che dovrà essere accuratamente valutata con indagini estese e approfondite. Ma l’aria che respiriamo è malata e l’esposizione a inquinamento atmosferico sembra favorire lo sviluppo della malattia Covid-19.

La situazione non migliora nei primi mesi dell'anno nel vicentino e nonostante il lockdown, il primo trimestre 2020 si è dimostrato il peggiore degli ultimi 5 inverni. Dal 2010 al 2020 ben 6 capoluoghi su 7 (Vicenza è tra le maglie nere) hanno sistematicamente superato i limiti di legge di 35 giorni con una media giornaliera superiore ai 50 microgrammi per metro cubo, superando di quasi il doppio la media annuale di 20 μg/mq suggerita dall'OMS per tutelare la salute umana. Con gravi danni per la salute dei cittadini: l’Italia è infatti il uno dei Paese in Europa con il più alto numero di morti premature (oltre 60.000 secondo EEA), molte delle quali avvengono in pianura padana. 

Il traffico si conferma elemento centrale nella produzione dell'inquinamento, dato confermato anche dalla significativa riduzione delle concentrazioni di inquinanti in atmosfera durante il periodo di lockdown che ha visto una riduzione del 20% a Febbraio e quasi del 60% a Marzo rispetto al mese di Gennaio. 

Emissioni in atmofera in provincia di Vicenza

  • Il traffico produce il 33% di Pm10, il capoluogo da 10 anni sfora i limiti di legge, un giorno su tre le polveri sottili sono oltre il consentito.
  • Il riscaldamento produce il 27% di Pm10.
  • L'industria il, 23% un dato notevolmente superiore alla media regionale.
  • Il 10% delle polveri poi viene dall' agricoltura.

Inquinamento e diffusione del Covid

  • Gli studi fino ad oggi suggeriscono che il virus che causa COVID-19 viene trasmesso principalmente attraverso le goccioline respiratorie (droplets) di persona infetta a distanza ravvicinata a seguito di un colpo di tosse o di uno starnuto o la semplice parola; più raro il contagio attraverso le superfici infette (Cheng et al., 2020; Lewis, 2020; Schwartz, 2020).
  • Vi sono anche alcune indicazioni che suggeriscono che il virus nell’aerosol di un ambiente chiuso possa essere ancora infettivo (NAS, 2020, Lewis, 2020).
  • Si è infine ipotizzato che il particolato atmosferico possa essere un supporto (carrier) per la diffusione del virus per via aerea, ma questa ultima ipotesi non sembra avere alcuna plausibilità biologica. Infatti, pur riconoscendo al PM la capacità di veicolare particelle biologiche (batteri, spore, pollini, virus, funghi, alghe, frammenti vegetali), appare implausibile che i Coronavirus possano mantenere intatte le loro caratteristiche morfologiche e le loro proprietà infettive anche dopo una permanenza più o meno prolungata nell’ambiente outdoor.
  • Temperatura, essiccamento e UV danneggiano infatti l’involucro del virus e quindi la sua capacità di infettare.
  • La diffusione non corretta di tale ipotesi, non suffragate da evidenza scientifica, può essere molto fuorviante nella comunicazione del rischio alla popolazione, già disorientata dalla contrapposizione fra “distanze di sicurezza”, troppo ravvicinate - se consideriamo la possibile trasmissione aerea via micro-droplets in ambienti chiusi (National Academy of Sciences degli Stati Uniti (https://www.nap.edu/catalog/25769/rapid-expert-consultation-on-the-possibility-of-bioaerosol-spread-of-sars-cov-2-for-the-covid-19-pandemic-april-1-2020)- e la improbabile diffusione a chilometri di distanza secondo l’ipotesi “carrier”. 

"Pre o post Coronavirus, la nostra aria è sempre malata. A seguito del blocco delle attività per contenere la diffusione del virus sul nostro pianeta l’inquinamento è calato in maniera indiscutibile, seppur in modo non omogeneo: è sicuramente necessario capire se lo stesso inquinamento abbia giocato un ruolo nella diffusione del virus - come sostengono alcuni – ma di certo non è sufficiente che due fenomeni avvengano contemporaneamente per stabilire che uno sia stato causa o conseguenza dell’altro. Possiamo però dire che nelle persone con patologie respiratorie il virus aggrava la sintomatologia. Per esempio in bambini con l'asma." sostiene Legambiente.

Per l'associazione ambientalista sarà fondamentale definire un nuovo Piano regionale di risanamento dell’atmosfera, riducendo da un lato il traffico motorizzato privato – con investimenti sulla mobilità urbana sostenibile di persone e merci e con il rafforzamento e l’incentivazione del trasporto pubblico locale, tanto pendolare e su ferro quanto quello in sharing e intermodale – e dall’altro tagliando le emissioni inquinanti prodotte dall’agricoltura, dall’industria, dalle centrali a fonti fossili e dal riscaldamento degli edifici, grazie a una regolamentazione concreta dell’uso della legna, a un valido piano di riqualificazione energetica del nostro patrimonio edilizio e a un programma regionale di riduzione dell'intensità dell'allevamento nella pianura padana. 

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A conclusione del dossier Mal'aria 2020, Legambiente Veneto lancia 20 proposte concrete: tra le azioni più urgenti da attuare nell’ambito dell’accordo di bacino padano e che la Regione deve governare direttamente e non più delegare ai Sindaci vi sono: l’estensione dell’accordo di bacino padano a tutti i Comuni del Veneto entro ottobre 2021 con responsabilità di cabina di regia per l’adozione di ordinanze omogenee almeno per agglomerato; l’avvio di un censimento dei generatori di calore a biomassa presenti nelle abitazioni civili in modo da attuare un piano adeguato per monitorare e le manutenzioni delle apparecchiature e delle canne fumarie; il divieto di roghi e di falò all’aperto nel periodo 1 ottobre - 30 marzo sin dal livello di criticità zero, eliminando le possibilità di deroga nei periodi festivi; Impedire con ordinanza regionale ad hoc la possibilità di derogare al divieto di spandimento di liquami in agricoltura nel periodo di ordinanze antismog. 

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