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Il virus sta frenando? I numeri in Italia del 19 novembre

Scende il rapporto tamponi-casi positivi, migliora nettamente il trend dei ricoverati ("solo" 42 pazienti in più in terapia intensiva). Pregliasco: "Ma aprire i rubinetti troppo in fretta è pericoloso"

Altri 653 morti. Il dato positivo di giovedì è rappresentato dal saldo delle terapie intensive, in aumento di 42 unità rispetto a mercoledì ma comunque in flessione se paragonato al trend delle ultime settimane. Si tratta di un numero che come ricordiamo spesso tiene conto sia degli ingressi che delle uscite e dunque  dipende anche dai decessi e dai guariti. 

Il numero dei nuovi casi sale per il quarto giorno consecutivo: giovedì sono stati 36.176, contro i 34.283 di mercoledì. In aumento anche il numero dei tamponi: oltre 250mila contro i 234.834 del precedente bollettino. Come sempre su Twitter Lorenzo Ruffino mette a confronti i dati (parziali) della settimana in corso con le precedenti settimane:

Casi tra lunedì e giovedì 

  • Questa settimana: 130.003 
  • Scorsa settimana: 131.308 
  • Due settimane fa: 115.552 
  • Tre settimane fa: 90.828 
  • Quattro settimane fa: 51.490 

La variazione rispetto alla media delle ultime quattro settimane ci dice che i casi sono aumentati del 34% e i tamponi del 18.

Ciò nonostante, rispetto alla scorsa settimana la curva non cresce i più. I casi sono anzi in lieve diminuzione. Se si analizza un arco di tempo più ampio dunque è facile rendersi conto che si è finalmente realizzato quell’appiattimento della curva auspicato da virologi ed epidemiologi. 

Il rapporto positivi tamponi di nuovo in leggero calo

Un indizio in questo senso arriva anche dal rapporto tra tamponi e casi positivi che scende per il quinto giorno positivo e si attesta giovedì al 14.4%. 

  • 19 novembre 14.4%
  • 18 novembre 14,8%
  • 17 novembre 15.4%
  • 16 novembre 17,9%
  • 15 novembre 17.4%
  • 14 novembre 16.3%
  • 13 novembre 16%
  • 12 novembre 16.2 %
  • 11 novembre 14.6%
  • 10 novembre 16.1%
  • 9 novembre 17.1%

Il tracciamento dunque sembra non essere del tutto saltato, anzi in questo senso dal bollettino arrivano segnali positivi. Il fatto che la curva stia frenando non sembra dovuto al fatto che non riusciamo a individuare tutti i positivi, come spiega la pagina di analisi dei big data sulla pandemia da SARS-CoV2 "Predire è meglio che curare". 

"Per giorni e giorni è andata di moda la parola saturazione "eh ma il rallentamento è da saturazione"... NO il rallentamento, come ripetiamo da ormai 10gg, è REALE e CONTINUO.

Tutti gli indicatori anche giovedì lo confermavano

- numero di casi giornalieri normalizzati in discesa su media mobile a 7 giorni (ripeto non in rallentamento ma finalmente in discesa. Abbiamo probabilmente raggiunto il picco un paio di giorni fa e ora inizia la nostra lunga lenta discesa verso il plateau)

- TI e Ospedalizzazioni in continuo rallentamento

- Decessi in contrazione ma ancora senza un flesso evidente sulla curva (come prevedibile)

- Chiamate al 118 (Soreu) per interventi respiratori e infettivi a livello di Regione Lombardia (fonte: Areu) con 660 chiamate oggi contro le 1050 del 9/11, giorno di picco

- Il CFR #covid19 globale da inizio pandemia si sta ormai stabilizzando al valore 3.5%

- Inidici R0(t) con trend in discesa (aggiornati su www.covid19-italy.it) con molte province che cominciano a scendere lievemente sotto il valore critico di 1". 

La situazione nelle terapie intensive

A preoccupare sono come sempre gli ospedali. Durante la prima ondata un calo dei pazienti ricoverati è stato registrato più di 20 giorni dopo il lockdown. Per ora i numeri sono ancora in salita, anche se la crescita soprattutto negli ultimi due giorni è sembrata molto contenuta. 

Un dato positivo arriva anche dal numero dei ricoverati con sintomi aumentato solo di 106 unità nelle ultime 24 ore da mercoledì a giovedì

  • 19 novembre 106
  • 18 novembre 430
  • 17 novembre 538 
  • 16 novembre 489
  • 15 novembre 649
  • 14 novembre 484
  • 13 novembre 1.041

Come spiegano su "Coronavirus, dati e analisi scientifiche", il Piemonte "ha ormai finito i posti nei reparti ospedalieri ordinari (occupazione >90%), e come occupazione dei posti in Terapie Intensiva (TI) si trova al doppio della soglia critica del 30%. Oltre il 60% anche la Lombardia, mentre la prov. autonoma di Bolzano condivide col Piemonte il quasi esaurimento dei posti ordinari.

Nel complesso comunque tutte le Regioni, tranne Friuli Venezia Giulia, Molise, Calabria e Veneto, si trovano sopra la soglia del 30%. Sopra il 40% di occupazione delle terapie intensive troviamo Puglia, Marche, Toscana e Prov. di Trento, sopra il 50% Liguria, Umbria, Valle d'Aosta e Bolzano, oltre che le già citate Lombardia e Piemonte sopra il 60%".

(Elaborazioni di Francesco Luchetta/Coronavirus, dati e analisi scientifiche su dati Protezione Civile e Agenas del 18 novembre). 

Nel post di analisi sui dati del Covid viene poi ricordato che le percentuali "sono calcolate sul totale dei posti letto, che devono in parte rimanere disponibili per urgenze e paziente non-covid".

percentuali terapie intensive-2

Le terapie intensive hanno superato la soglia critica del 30% in 17 regioni. In Lombardia e Piemonte, due delle regioni in zona rossa che stanno chiedendo con insistenza di passare in zona arancione o gialla, il dato è addirittura sopra il 60%. E non è certo detto che la pressione sugli ospedali calerà a breve.

Anche la percentuale di ricoverati nei reparti di area non critica è abbastanza impressionante. 

percentuali posti area non critica-2

A fare peggio in questo caso sono il Piemonte e la provincia autonomia di Bolzano. La media nazionale è del 51,4%. 

Pregliasco: "Tra 10 giorni capiremo se c'è un calo"

Come interpretare i dati sul contagio degli ultimi giorni. Per Fabrizio Pregliasco "le cose stanno andando meglio" e "potrebbero migliorare nelle prossime settimane, diciamo entro 10 giorni si potrà capire se ci sarà un vero e proprio dato di calo. Ora siamo arrivato ad un plateau, c'è una crescita lineare e non esponenziale". Lombardia e Piemonte in zona arancione. "Credo debbano ancora definire i dati di discesa dal rosso al giallo - ha aggiunto Pregliasco, oggi ospite della trasmissione di Rai Radio1 'Un Giorno da Pecora' - le modalità vanno ben gestite perché aprire i rubinetti un po' troppo velocemente è pericoloso". 

Alla domanda se sia plausibile pensare che che negozi e ristoranti possano riaprire il 3 dicembre, il virologo ha replicato che si tratta di "una decisione politica nazionale, credo che venga concordato e comunicato in modo unitario, a tutti i livelli. Il Natale dovrà essere sobrio però". In proposito Pregliasco sottolinea che l'aver detto che in assenza di quella sobrietà potrebbe esserci una terza ondata "è un monito il mio. Altre pandemie, nel corso della storia, si sono evidenziate in onde decrescenti. A questo punto questa terza potrebbe esserci ma dipende da come gestiremo questo periodo". Il Natale sarà un "elemento di mediazione rispetto ad alcune esigenze. La speranza è che si mantenga il buonsenso: niente tavolate con famiglie numerose".

Fonte: Antonio Piccirilli da Today.it

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