Il day after dopo l'isolamento della squadra di hockey

Nel piccolo centro della valle dell'Agno si parla a fatica di quanto accaduto nelle scorse ore ma in città c'è chi spiega che «bisogna comunque andare avanti» mentre il sindaco dispensa parole rasserenanti

L'ingresso del palasport di Trissino che hospita le partite casalinghe della squadra locale di hockey (foto Marco Milioni)

Dopo la decisione di mettere sotto isolamento l'intera squadra dell'Hockey Trissino a seguito del contagio da coronavirus di un giocatore del club sportivo la situazione nella città dell'Ovest vicentino è caratterizzata da segni contrastanti. Per le strade, nei bar, agli incroci, le persone lanciano un «in bocca al lupo alla squadra e al giocatore contagiato»: ma voglia di parlare davanti alle telecamere di Vicenzatoday.it ce n'é gran poca. Il tutto mentre il mercato del pesce del martedì non è molto affollato. I bar sono semivuoti, con le scuole chiuse il vociare confortanti dei bambini e dei ragazzini che in una bella giornata come quella di oggi solitamente affollano i cortili sono un ricordo. In città si vedono un po' di anziani che entrano nelle botteghe e comperano l'essenziale: per chi si aspetta di vedere a frotte gli studenti delle superiori che approfittano del blocco delle lezioni per riempire le strade scaldate da un sole quasi primaverile la delusione «è cocente». Frattanto parla anche il sindaco Davide Faccio della Lega che ieri 3 marzo sulla sua bacheca Facebook aveva usato parole molto equilibrate: «voglio tranquillizzare la popolazione perché la situazione è sotto controllo e costantemente monitorata dagli organi sanitari» Ma la situazione è preoccupante o no? Lontano dalle telecamere e dai taccuini le scuole di pensiero sono quattro. Uno, indipendentemente da quanto sta succedendo e da perché succeda bisogna tirare dritto «baretta fraca' e lavorare sodo perché tutto prima o poi passa» e perché «bisogna comunque andare avanti». Due, la situazione è assai grave, siamo ormai alla pandemia e bisogna ancor più intensificare gli sforzi. Tre, la situazione non è poi così grave ed è stata ingigantita per motivi «ancora poco chiari». Quattro, la situazione è grave, ma l'origine di tutto potrebbe essere riconducibile ad una vera e propria guerra batteriologica pensata dal blocco atlantico (leggi Usa) per colpire Cina ed Iran e della quale l'Europa, Italia in primis, ne sta facendo le spese. Tuttavia in questo scorcio preprimaverile tra timidezze e timore di dire la porpria c'è chi comunque ci mette la faccia. Giuseppe Valenti è un medico di lungo corso: alle telecamere di Vicenzatoday.it spiega che probabilmente con alcune misure in materia di precauzione «si sta un tantino esagerando».

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