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Giornata per le vittime Covid: Vicenza ricorda i suoi morti

La nostra città ha pagato un tributo altissimo con quasi duemila decessi, nel giorno del ricordo ripercorriamo la storia di alcuni vicentini che ci hanno lasciato

Il bollettino quotidiano è quello di una guerra: da oltre un anno combattiamo con il "nemico invisibile", eppure feroce, del virus Sars-Cov-2, che continua a mietere vittime, nonostante l'inizio della campagna vaccinale anche in Veneto.

I numeri dei morti nella nostra regione sono raccapriccianti: circa 10.300. Dall'inizio dell'emergenza sanitaria Vicenza ha pianto ben 1932 decessi e i dati dicono che in totale si sono registrati al momento 58.827 contagiati nella nostra provincia.

Stamattina in concomitanza con l'arrivo a Bergamo del presidente del Consiglio dei ministri il sindaco di Vicenza Francesco Rucco e il presidente del consiglio comunale Valerio Sorrentino si sono fermati davanti alla bandiera italiana, esposta a mezz’asta in piazza dei Signori, per osservare un minuto di silenzio in memoria delle vittime del Coronavirus. Il Parlamento ha istituito infatti per oggi, 18 marzo 2021, con legge, la "Giornata nazionale per conservare e rinnovare la memoria di tutte le persone decedute a causa dell'epidemia da Coronavirus".  “A un anno di distanza dallo scoppio dell’epidemia, abbiamo voluto ricordare le vittime del Coronavirus – afferma il sindaco Francesco Rucco - La situazione purtroppo è ancora critica. Si deve continuare a rispettare le regole, ma si deve anche ricordare chi non c'è più. Istituzionalizzare con una giornata nazionale il ricordo delle vittime è stato un atto assolutamente doveroso e necessario, anche per mantenere la memoria di questo momento negli anni avvenire. Non posso dimenticare l’arrivo delle bare con i camion dell’esercito italiano per la cremazione qui a Vicenza delle vittime di Bergamo e Brescia. E' un ricordo indelebile che rimarrà in tutti noi”. 

Storie, volti, famiglie straziate dal nemico invisibile, che ci ha costretto a stravolgere le nostre vite e per il momento non accenna ad allentare la sua morsa. Vogliamo allora ricordare, attraverso alcune storie che abbiamo raccontato sul nostro giornale, alcune delle vittime del Covid. Ma il nostro pensiero vola commosso a tutti quei morti che non hanno avuto neanche il tempo di salutare i propri cari e ai malati che stanno ancora combattendo la più difficile battaglia.

Le storie vicentine

Il grande medico della Città della Speranza - Il Covid si portato via il prof. Basso, il medico dei bambini. Giuseppe Basso, con il suo appassionato lavoro, ha salvato migliaia di giovani vite. I bimbi per i quali non è riuscito a fare il miracolo, ora lo accolgono in Paradiso.

Il ristoratore gentiluomo che fondò la Birreria Ottone - Ci ha lasciato Otto Wipflinger è conosciuto dai bassanesi come l'anima della Birreria Ottone, autentico salotto d’altri tempi. Locale che ha aperto i battenti nel 1865 a Borgo Angarano quando il mastro birraio Ottone (nonno di Otto), arrivato dall’Austria conquistò Bassano con le sue "bionde".

Il poliziotto che onorava la divisa - Alla vigilia di Natale è venuto a mancare l'ex assistente capo di polizia Angelo Cazzola. Ottantaseienne, originario di Camisano Vicentino, attaccato ai valori della famiglia, era amato e stimato da tutti per le sue doti di generosità e bontà d’animo, che esprimeva anche nel compimento del suo dovere nei quotidiani servizi istituzionali.

Il sindaco più amato - Marino Quaresim è stato primo cittadino di Vicenza dal 1995 al 1998. Malato da tempo, si è spento al San Bortolo per Covid. Un uomo generoso, autentico, innamorato della nostra città. Sindaco di Vicenza dal 1995 al 1998, dopo essere stato consigliere di circoscrizione, comunale ed assessore, ha sempre colpito tutti per la concretezza e la schiettezza con cui ha affrontato il suo impegno politico e amministrativo.

Una nota di speranza

La nonnina che si vaccina - La storia di Lella. "Ci svegliamo la mattina alle 7:15 con la mia ottantenne con 200 di pressione per l'agitazione, per presentarci all'ingresso alle ore 8:20 come da indicazione del foglio che abbiamo ricevuto per posta 15 giorni prima, ci fanno disinfettare e ci prendono la temperatura ed entriamo in coda insieme ad altri nonnini ed è già un po' più rilassata, come si dice, mal comune...“
 

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