Il day after della fase due e la ripartenza prudente

La città del Palladio dopo la serrata nazionale dovuta alla emergenza pandemica affronta la riapertura dei negozi: le attività si rimettono in moto anche se a regime ridotto. I clienti «opportunamente bardati» ci sono: ma, crisi permettendo, «per riavviare la macchina occorrerà tempo»

Uno scorcio di contrà Pescherie vecchie (foto Marco Milioni)

Ieri 18 maggio per Vicenza è stato il giorno della cosiddetta riapertura legata seconda fase della emergenza da Covid-19. La mattinata era cominciata in sordina, coi bar deserti o quasi e le vie del centro vuote. Alle nove del mattino nella cittá del Palladio parevano le sei. Poi poco prima delle 11,00 le attività hanno cominciato ad animarsi: clienti, passanti, gestori, caffè, capuccini e cornetti hanno iniziato a mescolarsi: non ci fossero le mascherine (usate da molti ma non da tutti) Vicenza sembrerebbe la solita cittá in un momento di stanca.

Mentre le ore passavano, nonostante i mugugni non si siano mai estinti, le proteste dei commercianti dei giorni scorsi contro la serrata parevano in secondo piano. Nei negozi si entra piú o meno uno alla volta: ma si entra. Non manca chi indugia davanti alle vetrine. Molti entrano molti no, molti fanno i calcoli sugli effetti della crisi perché «bisogna essere prudenti con le spese». E che la città provi a sperimentare il solito tran tran lo si nota camminando per pochi minuti lungo le principali arterie urbane. Da viale Verona a via Quadri il traffico torna a farla quasi da padrone. Tanto che seguendo il flusso è un attimo ripiombare dentro le mura.

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Poco dopo le sei e mezzo il popolo dello spritz si affaccia nelle vie della movida che da piazza Biade promanano concentricamente verso la periferia dove anche i bar di quartiere senza nemmeno troppa timidezza hanno ripreso buona parte della vecchia clientela. Ad ogni modo poco prima le 19,00 per le vie del centro le presenze piú vistose. I locali hanno quasi tutti tirato su le saracinesche. Solo i prossimi giorni però potranno dire se le nuove regole per le aperture sono troppo pressanti, se l'acuirsi della crisi ecomomica» potrà essere comunque superato: o se la ripresa rimarrà in qualche modo un miraggio. Anche perché prigioniera di una stasi cominciata ben prima dell'emergenza pandemica. Alla fine della giornata il leit motiv di esercenti e avventori è più o meno lo stesso: «i clienti opportunamente bardati ci sono: ma, crisi permettendo, per riavviare la macchina occorrerà tempo»: frattanto la giunta comunale capitanata dal sindaco Francesco Rucco prende nota della giornata e scruta all'orizzonte del capoluogo berico.

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