Attualità Noventa Vicentina

«Assassinate per il loro rifiuto verso due maschi»

La fiaccolata in memoria della giovane nigeriana uccisa a Noventa distilla un nesso con il delitto di Valdimolino: quello di due donne che avrebbero troncato con due uomini. E fioccano le polemiche verso le istituzioni e le forze dell'ordine: «è mancata la prevenzione»

Un mix di rabbia e senso di impotenza ha attraversato il Vicentino nelle ultime ore. Ieri 16 settembre la giornata è stata contrassegnata dall'omicidio-suicidio andato in scena tra Montecchio Maggiore e l'hinterland di Vicenza: una tragedia costata la vita a Alessandra Zorzin, madre 21enne residente a Valdimolino appunto nel comune castellano. In serata poi a Noventa una fiumana di persone, oltre tremila, aveva sfilato silenziosamente in memoria di Rita Amenze, l'operaia 30enne di origini nigeriane freddata, sempre a Noventa, dal marito 61enne Angelo Pellizzari. «Due femminicidi nel Vicentino in cinque giorni hanno scosso la comunità della provincia berica». Questo è stato il refrain ripetuto più volte ieri tra i manifestanti. Ma se si scava un po' sotto la crosta emergono i due casi appaiono legati anche per altri aspetti.

IL LEIT MOTIV
«Chiaramente si tratta di due omicidi legati al rifiuto delle due vittime. Si tratta di due ragazze assassinate per il loro rifiuto verso due maschi»: questo il refrain ripetuto a rotta di collo da chi manifestava, specialmente dalle donne. Nel caso del Basso vicentino la Menze aveva fatto capire al suo compagno di non tollerare più una relazione costellata dai rovesci caratteriali di Pellizzari e dalle sue pretese economiche verso la donna che portava in casa l'unico stipendio». Per Valdimolino, la situazione «parrebbe» diversa. Alla base del movente, queste le voci insistenti circolate a Montecchio, ci sarebbe «la sbandata» presa inizialmente dalla vittima nei confronti del 38enne Marco Turrin, una guardia giurata di Vigodarzere nel Padovano. La vittima, madre di una bimba di due anni, conduceva la sua vita assieme al suo compagno di ventotto anni. A un certo punto avrebbe deciso di troncare ogni legame col metronotte. E la cosa potrebbe aver scatenato la furia omicida». Una lettura questa che è riecheggiata più volte ieri a Noventa tanto che più di un oratore al microfono ha detto «basta ai femminicidi, basta a questa strage che in Italia e altrove è dovuta ad una concezione della donna come forma di possesso».

BACCHETTATE AL COMUNE DI NOVENTA E ALLA BENEMERITA
Ma c'è di più. «Siamo incazzate nere perché nel caso Amenze le istituzioni hanno molto da farsi perdonare. La donna aveva confidato ai carabinieri i suoi timori. Le forze dell'ordine che hanno nella prevenzione uno dei loro compiti principali avrebbero dovuto agire immediatamente all'unisono coi servizi sociali del Comune di Noventa perché l'omicida aveva precedenti specifici. Ergo la prevenzione da parte delle forze dell'ordine e dell'amministrazione ha fatto flop». Questo lo sfogo di alcune giovani durante la manifestazione di ieri.

STILETTATE ALLA PREFETTURA E ALLA QUESTURA DI PADOVA
A Montecchio e dintorni poi le bordate non mancano. Altre due giovanissime puntano l'indice nei confronti dello Stato: «I giornali riportano che in passato fosse stato segnalato per avere esploso per sbaglio un colpo dal momento che il suo revolver era senza sicura. Se questa versione è vera allora perché nella città del Santo Prefettura e Questura non hanno disposto il ritiro dell'arma e quello delle licenze da guardia giurata? Perché questo lassismo con le armi? Perché la norma che ne permette il porto non viene inasprita prevededendo ferrei e incessanti controlli non solo sui precedenti ma anche sul piano attitudinale? Chi fa la guardia giurata dovrebbe lasciare la pistola o le pistole sul luogo di lavoro, non portarle in giro. Troppo facile parlare fumosamente di femminicidio infinito senza rimuovere quando possibile alcune delle cause alla base degli assassini. E poi perché non si dice quanto poco comuni e la Regione Veneto spendono per i centri di assistenza? E perché non si dice se il lavoro dei centri antiviolenza avviene in maniera efficace oppure no?».

IL SENNO DEL POI
E così il ping pong concettuale tra l'Ovest e il Basso vicentino sembra non terminare mai. Durante la manifestazione di ieri un residente del luogo ha professato amaramente il suo sfogo parlando dei limiti intrinseci della prevenzione attuata dalle istituzioni soprattutto quando le vittime non hanno appoggi. «Quella povera 30enne -  il riferimento è alla Menze - nonostante l'amicizia delle colleghe era una donna per certi versi sola: quanto meno se si pensa alla rete di relazioni di cui godono tanti nostri connazionali. Che cosa sarebbe successo per esempio se fosse stata una ragazza serba sorella di un piccolo imprenditore serbo con una ditta edile di cinque o sei connazionali? Sarebbe accaduto che dopo le prime avvisaglie mister Pellizzari, l'uomo dagli zoccoli sempre ai piedi, sarebbe stato avvicinato dai familiari di lei. Se del caso preso a sberle o a cazzotti. E la cosa sarebbe finita lì. Lui avrebbe proseguito la sua vita e lei sarebbe viva. È spiacevole da dire ma la storia, al contrario di quanto si dice, si deve fare col senno del poi. Chi non lo fa è in mala fede».

«QUESTO NON È UN PAESE PER MADRI»
Ad ogni modo in queste ore ha fatto sentire la sua voce anche Emanuela Natoli, presidente di Movimentiamoci, un coordinamento che si batte «per correggere le attuali storture del sistema normativo e di quello giudiziario che colpiscono le donne». Natoli ai taccuini di Vicenzatoday.it commentando i fatti degli ultimi giorni spiega: «Amenze e Zorzin erano due giovani donne. La loro vita è stata spezzata per mano maschile. Si tratta di una strage che si sta compiendo in tutta Italia. Lo denunciamo da sempre. E non ci fermeremo. Questo non è un Paese per donne. Non è un paese Per le madri. Non è un paese per i bambini. La nostra è una società che nega il femminile, nella sua differenza. Che non riconosce la vita e il valore delle donne e delle madri come soggetti autodeterminati. Che le cancella dai libri di storia. Che le oggettifica e ne mercifica i corpi. Che le rivittimizza nei tribunali dove le madri che denunciano vengono punite con leggi che ripristinano il la figura del pater familias. Donne e bambini sono terreno di conquista e potere. La loro vita, come la loro parola non vale niente».

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