Fallimento Miteni, si parte con due tavoli

La concertazione parte in salita. La regione chiede di bloccare i licenziamenti. Si teme per le possibili conseguenze ambientali

Un momento del tavolo riunito alla prefettura di Vicenza. Foto di Marco Milioni

Alla prefettura di Vicenza comincia «nel peggiore dei modi» il tavolo di concertazione attorno alla vertenza del fallimento della Miteni, la fabbrica trissinese al centro del caso Pfas, uno dei piú eclatanti casi di contaminazione, da derivati del fluoro nello specifico   L'amministratore delegato dell'azienda Antonio Nardone ha chiesto infatti due tavoli separati. Cosí ha riferito il neopresidente della provincia Francesco Rucco all'uscita da palazzo Volpe.

La decisione ha scatenato la dura reazione del sindacato (il quale intravede la possibilità che i manager vogliano sfuggire agli addebiti loro mossi dai lavoratori). Sindacato che però è rimasto per non far saltare il tavolo. Attorno al quale oltre al prefetto berico Umberto Guidato siedono il ministro agli affari regionali Erika Stefani, l'assessore regionale al lavoro Elena Donazzan, l'assessore provinciale all'ambiente Matteo Macilotti, il sindaco di Trissino Davide Faccio e una pletora tra tecnici e dirigenti delle agenzie regionali e dei dipartimenti ambientali di palazzo Nievo.

Dalle prime indicazioni, sempre Rucco, ha riferito che Donazzan e con lei gli enti pubblici stanno chiedendo insistentemente all'azienda di ritirare l'istanza di fallimento con la lettera di licenziamento collettivo inviata ai dipendenti pochi giorni orsono. La situazione è piú che critica. Non solo per via per la perdita del posto di lavoro per centoventi persone, ma anche perché la fabbrica, tra quelle ad alto rischio ambientale non può essere semplicemente spenta. Va progressivamente messa in quiescenza senza che le pericolose sostanze in lavorazione possano nuocere all'ambiente e alla popolazione.

Proprio Rucco all'uscita dalla prefettura (il doppio tavolo è ancora in corso e si prevede durerà a lungo), ha spiegato che l'azienda si è detta disponibile a redigere un piano per lo "spegnimento controllato dello stabilimento". La questione di fondo, almeno in questo frangente è anche economica. Chi pagherà le maestranze dal momento che la dirigenza ha fatto sapere di avere esaurito le risorse al punto da dovere chiedere il licenziamento di tutti, amministratore delegato incluso? Questo è uno dei principali temi in discussione invece all'altro tavolo. Quello attorno al quale siedono l'azienda stessa, Confindustria e i rappresentanti delle istituzioni.

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