Quando Ezio Bosso venne a Vicenza illuminò il teatro

Fu un giorno di felicità quando visitò l'Olimpico e si lanciò con la carrozzina giù da Corso Palladio, la sera al Comunale fece un concerto memorabile

Ieri ci ha lasciato una delle stelle più belle del firmamento della musica italiana, Ezio Bosso era una luce brillante che irradiava felicità e si è spenta troppo presto. Era direttore d’orchestra, compositore e pianista. Aveva 48 anni. Il Maestro conviveva  dal 2011 con una malattia neurodegenerativa che gli fu diagnosticata dopo l’intervento per un tumore al cervello. Abitava a Bologna, ma amava il Veneto, suonò agli albori della sua carriera con gli Statuto a Rovigo, poi quando diventò un mostro sacro alla Fenice e all'Arena. A Vicenza si esibì due volte e furono concerti memorabili. Fu chiamato da Claudio Canova di SchioLife, la prima data al Teatro Astra di Schio venerdì 29 aprile 2016, la seconda l'anno dopo a febbraio al Teatro Comunale di Vicenza.

«Quando venne a Vicenza volle visitare la città, percorrere le strade per capire come la gente avrebbe risposto al concerto. Si lanciò a tutta velocità giù da Corso Palladio, sfrecciò davanti all'Odeon, fermò la carrozzina sorridendo felice perchè stava per vedere l'Olimpico, il capolavoro di Palladio. Avrei tanto voluto poterlo far suonare lì ma non ce n'è stato il tempo. - così ricorda il promoter Claudio Canova- Siamo diventati amici subito, era una forza della natura, persona affabile e simpatica, con la quale si poteva parlare di tutto. Aveva inoltre una cultura elevatissima. Mi disse che quello di Schio era stato per lui uno dei migliori concerti della stagione, in cui si era espresso al massimo. Con il Maestro si stava bene, era sempre allegro e aveva una passione per le "trattoriacce".  Era un fine gastronomo, ma allergico all'aglio, così quando gli servirono il baccalà non potè mangiarlo, ma apprezzava la nostra cucina. Era un sole, una porta aperta verso il mondo, pieno di positività. Lui era un essere speciale, un cantore della musica.»

Ezio Bosso, quando la passione supera la malattia

Ezio Bosso con la sua meravigliosa musica e la sua ironia ci ha insegnato che nonostante tutto si può vivere attimo per attimo alla massima intensità. Nel 2016 quando sul palco dell’Ariston apparve Ezio Bosso tutti si fermarono incantati ad assistere all’esibizione di questo incredibile musicista, già visibilmente segnato dalla malattia.

Ezio Bosso (Torino 13 settembre 1971-Bologna 15 maggio 2020) Originario di Torino, papà tranviere, mamma operaia alla Fiat, amava raccontare dei suoi: "la mia non era una famiglia borghese, ma di quelle idealiste, della generazione partigiana che cercava di liberarsi attraverso la cultura, la lettura. Persone che si indebitavano per i libri”. Ezio ancora piccolo si mette a suonare il fagotto (“non lo suonava nessuno”) “Più che scegliere la musica, è la musica che m’ha scelto, ne avevo più bisogno degli altri”. 

A 14 anni entra nella band ska degli Statuto. A 16 anni debutta come solista in Francia con diverse orchestre europee e in seguito inizia a studiare Contrabbasso e Composizione e direzione d’orchestra all’Accademia di Vienna. Compone. Dirige. Esegue. Appoggiandosi lieve ai tasti di quel pianoforte amico e fratello. Piegato quasi a novanta gradi sopra la tastiera, Bosso si perde, si confonde e si fonde con lo strumento, la sua cassa armonica, la sua eco profonda.

Il suo curriculum è impressionante, direttore stabile e artistico della StradivariFestival Chamber orchestra, numerose collaborazioni con le più importanti orchestre del mondo. Unico italiano invitato al Parlamento Europeo a parlare della situazione della cultura in Europa. Direttore principale ospite dell’Orchestra di Bologna. Venne nominato due volte ai David di Donatello per le colonne sonore di "Io non ho paura" e del "Il ragazzo invisibile", film di Gabriele Salvatores.

Nel 2011 in seguito all’asportazione di una neoplasia al cervello, gli viene diagnosticata una malattia degenerativa autoimmune, passato il primo periodo di sconforto, del quale poi dirà:

“A un certo punto avevo perso tutto, il linguaggio, la musica: la ricordavo, ma non la capivo. Suonavo e piangevo, per mesi non sono riuscito a far nulla. La musica non faceva parte della mia vita, era lontana, non riuscivo ad afferrarla. Ho scoperto così che potevo farne a meno. E non è stato brutto. È stato diverso, è stata un’altra esperienza. Ho imparato che la musica è parte di me, ma non è me.Al massimo, io sono al servizio della musica”

Ma dopo lo sconforto si riprende e nel 2016, fa la sua toccante esibizione al Festival di Sanremo, e l'Italia intera ha sentito che era speciale e non lo ha più dimenticato. Ieri Ezio Bosso ci ha lasciato ma rimmarrà per sempre nei nostri cuori.

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