Emergenza cinghiali, Coldiretti: «devastano senza freno il Vicentino»

Il presidente provinciale Martino Cerantola: “danni ingenti all’agricoltura ed un pericolo quotidiano per gli automobilisti”

A livello regionale i cinghiali hanno superato le 50mila unità. Il trend di crescita aumenta di pari livello anche per il Vicentino, con la segnalazione di esponenziali danni sulle colture e provocati agli autoveicoli, con rischi notevoli anche per l’incolumità dei conducenti.

Agli agricoltori veneti ogni anno vengono liquidati 300mila euro a fronte di un danno il cui valore è tre volte tanto. Alla somma vanno aggiunge le perdite alle coltivazioni pregiate, in particolare i vigneti Doc.

“Il contenimento dei cinghiali è indispensabile per garantire agli agricoltori di poter lavorare – spiega il presidente provinciale di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola – ed al contempo per non private della sicurezza i cittadini che viaggiano con la propria auto. Di fatto, però, la situazione veneta rispecchia quella generale rilevata in tutta Italia da Nord a Sud, dove si contano oltre due milioni di capi avvistati nelle grandi città”.

Gli incidenti stradali causati da animali selvatici sono un’altra piaga, circa un centinaio le denunce per un valore accertato di 100mila euro ogni anno. Oltre otto italiani su 10 (81%), secondo l’indagine Coldiretti/Ixè, pensano che l’emergenza cinghiali vada affrontata con il ricorso agli abbattimenti, soprattutto incaricando personale specializzato per ridurne il numero. 

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Il 69% degli italiani ritiene che siano troppo numerosi, mentre c’è addirittura un 58% che li considera una vera e propria minaccia per la popolazione, oltre che un serio problema per le coltivazioni e per l’equilibrio ambientale come pensa il 75% degli intervistati che si sono formati un’opinione. Il risultato è che oltre sei italiani su 10 (62%) ne hanno una reale paura e quasi la metà (48%) non prenderebbe addirittura casa in una zona infestata dai cinghiali. La proliferazione senza freni dei cinghiali – conclude la Coldiretti – sta mettendo anche a rischio l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali anche in aree di elevato pregio naturalistico.

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