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Da sinistra a destra Sonia Perenzoni ed Enrico Cappelletti (repertorio, foto Marco Milioni)

Da sinistra a destra Sonia Perenzoni ed Enrico Cappelletti (repertorio, foto Marco Milioni)

Pfas nel corpo? «Vanno limitate» le concentrazioni

La raccomandazione arriva dall'Efsa che da tempo sta studiando gli effetti di questi composti sugli individui. E intanto sull'inquinamento da derivati del fluoro legato al caso Miteni c'è un nuovo esposto in procura da parte del M5S

L'Autorità europea per la sicurezza alimentare, ossia l'Efsa, ha raccomandato limiti più stringenti per il gruppo delle principali sostanze perfluoroalchiliche, i temutissimi Pfas, assimilabili attraverso acqua potabile e alimenti. Lo riferisce l'Ansa in un lancio di oggi 17 settembre a mezzodì. Per la prima volta l'Efsa, scrive ancora l'agenzia di stampa romana, «ha valutato il rischio per la salute della miscela dei quattro Pfas più comuni», fissando la nuova dose settimanale tollerabile a 4,4 nanogrammi su kilo di peso corporeo alla settimana.

L'effetto più critico esaminato dagli esperti è stata la diminuita risposta immunitaria alle vaccinazioni. La questione ha un significato particolare per il Nordest giacché tutto il Veneto centrale, in particolare Veronese, Vicentino e Padovano, sono interessati da anni ad una maxi contaminazione da Pfas che le autorità attribuiscono alla trissinese Miteni, una delle industrie chimiche più note del Vicentino, poi fallita. L'Efsa per di più alcuni mesi fa aveva cominciato a prendere in considerazione la tossicità della assunzione combinata nel corpo umano degli stessi Pfas  ne parlò diffusamente in febbraio il magazine per la tutela dei consumatori Il Salvagente). Ad ogni modo quelle elaborate dall'Efsa (una profanazione dell'Unione europea), seppur di peso, sono comunque raccomandazioni perché la potestà normativa in questa materia rimane principalmente in capo agli stati della Ue.

Frattanto la querelle interminabile sulle autorizzazioni che negli anni le autorità regionali avrebbero concesso alla Miteni si arricchisce di un nuovo capitolo. Il viceministro agli Interni Vito Crimi (capo politico del M5S nonché senatore della Repubblica) ieri ha depositato un esposto alla procura della repubblica di Vicenza proprio in relazione alla tormentata vicenda delle autorizzazioni ambientali conferite a Miteni dalla Provincia di Vicenza e soprattutto dalla Regione Veneto per la lavorazione dei cosiddetti Pfas di seconda generazioni (noti come GenX e C6O4). La novità è emersa questo pomeriggio a seguito di una nota diramata da Sonia Perenzoni, già consigliere comunale a Montecchio Maggiore e candidata per il M5S al Consiglio regionale del Veneto.

Il medesimo esposto è stato firmato anche da altri due esponenti di primo piano del M5S. Si tratta di Enrico Cappelletti, candidato alla carica di governatore alle prossime regionali venete e della senatrice rosatese Barbara Guidolin. Non è la prima volta che per l'affaire Miteni i Cinque stelle si rivolgono alla magistratura penale. Anche Greenpeace parecchi mesi fa aveva indirizzato alla procura un esposto simile.

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