Ecco «i lati oscuri della sanità veneta»

Giovanni Fazio, un medico molto noto nella città del grifo, pubblica un dossier di trenta pagine tra Covid-19 e «privatizzazione strisciante»

a destra il medico arzignanese Giovanni Fazio (repertorio, foto Marco Milioni)

«Io ritengo che la realtà non possa e non debba essere ignorata. Denunciare le disfunzioni della sanità pubblica, veneta nel nostro caso, non solo è un dovere per un medico, è un dovere per qualsiasi cittadino». Sono queste le parole usate ieri 3 agosto sulla sua bacheca Fcebook da Giovanni Fazio, medico arzignanese e volto storico di Cillsa, una associazione ecologista molto nota nel comprensorio della città del Grifo. Un intervento di poche righe che il medico commenta la sua ultima fatica. Un lavoro di una trentina di pagine in cui viene fatto il punto sulla situazione del sistema sanitario del Veneto al tempo del Covid-19. L'approfondimento è stato pubblicato alcuni giorni fa sul magazine on-line PfasLand, uno dei portali della galassia ecologista del Veneto.

Più segnatamente Fazio pone l'accento sul processo di progressiva privatizzazione che avrebbe riguardatodato la sanità veneta anche se senza toccre i livelli che invece hanno caratterizzato quella lombarda. «In oquesti dieci anni - scrive Fazio - è stato fatto esattamente il contrario di quanto proponeva la Carta di Ottawa per la promozione della salute e si è marciato speditamente verso la riduzione e la concentrazione delle Ulss e del governo delle stesse. Emblematica, in tal senso» è stata la creazione, fortissimamente voluta dal direttore generale della sanità veneta Domemico Mantoan, «l'Azienda Zero di recente istituzione. La tempesta del Covid 19 ha messo a nudo drammaticamente tutte le incongruenze e fragilità prodotte dall'abbandono del territorio e dalla progressiva sottrazione di risorse al sistema, a tutto vantaggio dei privati».

E ancora. «A fronte della nuova crisi provocata dalla pandemia del Covid-19, un percorso contraddittorio, tutto all'insegna della ricerca di consensi politici, ha caratterizzato le azioni del presidente» dlla giunta regionale veneta, il leghista Luca Zaia, «che ha fiutato un'ancora di salvezza nei consigli esperti del virologo Andrea Crisanti. È stata una scelta azzeccata che comunque non è stata in grado di evitare, sia pure in grado minore rispetto alla adiacente Lombardia, l'estendersi della contaminazione a tutto il territorio regionale e la morte di troppe persone, soprattutto tra gli ospiti delle case di riposo».

L'analisi di Fazio riporta con ampia dovizia di dettaglio parecchie delle critiche indirizzate alla gestione della emergenza coronavirus durante la fase acuta della pandemia. Al tutto poi si somma il dato «del 25% dei posti letto cancellati proprio durante gli ultmi dieci anni», quelli in cui Zaia è stato il governatore del Veneto. «Nel corso della recente pandemia da coronavirus - si legge - si è rischiato di esaurire i posti per la terapia intensiva e solo l'intervento del direttore della microbiologia della clinica universitaria di Padova, il già menzionato professore Crisanti, che è riuscito a ridurre i contagi attraverso un meticoloso ed esteso uso dei tamponi e la chiusura del comune di Vo' Euganeo, ha impedito il peggio. Recentemente, il professore... è stato bersaglio di attacchi indecorosi da parte del presidente... Zaia che nei suoi mattinali televisivi... andati in onda quotidianamente, ha attribuito tutto il merito della strategia vincente, si fa per dire... a sé stesso e alla dottoressa Francesca Russo», capo del dipartimento di regionale di prevenzione». Poi nella sua disamina Fazio riporta le parole di Crisanti in una intervista al Fatto quotidiano che a fine maggio fecero il giro dei media nazionali: «È una polemica a senso unico. Io l'ho ignorata fino all'ultimo, ma quando vengono dette delle bugie a fini politici, con sprezzo di tutte le sofferenze e dei morti, devo rispondere perché sono indignato. Si vuole riscrivere la narrativa per accaparrarsi un dividendo politico... l'11 febbraio il direttore della Sanità Mantoan mi ha minacciato di danno erariale perché cercavo di intercettare, con l’uso dei tamponi, gli asintomatici che venivano in Italia. Sia chiaro che se non fossi stato fermato, probabilmente le prime infezioni le avremmo intercettate e l'epidemia avrebbe avuto un corso completamente diverso».

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Ma quale è la morale che il dottor Fazio alla fine trae dalla sua analisi? Sempre sulla sua bacheca Facebook Fazio conclude così: «Chiaramente considerare l'aspetto sanitario come un ambito separato da quello ambientale è una operazione sbagliata ed è per questo che nella digressione alla quale ho lavorato durante queste ultime settimane ho cercato di approfondire alcuni ambiti di stretta attinenza ecologica tra cui il caso Pfas. Non ne esce un quadro edificante ma credo che una lettura approfondita sia utile a tutti per proporre cure e rimedi sul piano politico e amministrativo, che non possono essere tali se non si inquadra la crisi della sanità oggi all'interno di una molto più vasta crisi di un sistema mercantilistico inadeguato ad affrontare le grandi domande di una umanità sofferente... espropriata dei suoi beni naturali e della speranza nel futuro». Questi alla fin fine sono i motivi per cui Fazio, così spiega il dottore ai taccuini di Vicenzatoday.it, ha deciso di mettere nero su bianco quelli che secondo lui sono alcuni «lati oscuri» della sanità veneta. Il dossier arriva peraltro in un momento particolare proprio perché tra alcune settimane si voterà per le regionali.

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