Domenica, 16 Maggio 2021
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"Faccetta nera" cantata alla radio, coro di proteste contro la Donazzan: «Eccoli i benpensanti della sinistra italiana»

L'assessore all'istruzione del Veneto, intervenuta al programma "La Zanzara", ha intonato la famosa canzone, divenuta simbolo del colonialismo fascista e poi icona per i nostalgici del duce. L'episodio ha scatenato un vespaio di polemiche, fino alla richiesta di dimissioni dell'esponente di Fdi da parte di alcuni consiglieri

Elena Donazzan in una foto d'archivio

Cruciani e Parenzo su queste cose vanno a nozze. E in diretta, dopo aver chiamato l'assessore all'istruzione del Veneto Elena Donazzan, le hanno chiesto di scegliere tra "Faccetta nera" e "Bella ciao". Una provocazione perfettamente riuscita. Lei ha infatti scelto l'inno fascista. "Faccetta nera",  uno dei simboli dell'Italia del ventennio, un motivo nato sulla spinta della propaganda in occasione della campagna colonialista d'Etiopia e col tempo poi diventato un'icona per i nostalgici del duce.

Elena Donazzan, come lei stessa ha ammesso in diretta durante il programma radiofonico "La Zanzara", quella canzone la cantava da piccola e in trasmissione ha intonato le prime strofe, peraltro non ricordando esattamente il testo. Le reazioni sull'episodio non si sono fatte attendere. Alcuni consiglieri regionali dell'opposizione hanno infatti  chiesto le dimissioni dell'assessore e l'intervento della magistratura per l'ipotesi di reato di apologia del fascismo. 

Con una nota la lista civica "Il Veneto che vogliamo" ha sottolineato che «il clima di intollerabile revisionismo che ha ormai sdoganato il fascismo manifesto di una figura istituzionale è il simbolo di una regressione culturale e civile. Che tipo di scuola ha in mente Donazzan, sempre che fra una canzonetta fascista e l’altra possa avere spazio per occuparsi di scuola, forse ha in mente quella del ventennio quando gli insegnanti che non erano fascisti venivano licenziati?». Il segretario regionale del partito Articolo Uno, Gabriele Scaramuzza, ha poi rincarato la dose: «Nel bel mezzo di una emergenza educativa senza precedenti, quale è quella generata dalla pandemia del covid-19, l’assessore regionale all’istruzione e alla formazione, Elena Donazzan, preferisce impiegare il suo tempo a cantare in diretta radiofonica “Faccetta nera”, dicendo tra l’altro di preferirla a “Bella ciao”. Riteniamo che una delega così importante e delicata per un’amministrazione, come quella al futuro delle giovani e dei giovani, non possa essere esercitata da una persona nostalgica dei peggiori recessi fascisti della storia del paese. Invochiamo le dimissioni immediate dell’Assessore Donazzan, perché una persona investita di cariche pubbliche è doppiamente colpevole quando compie apologia del fascismo. La lotta di liberazione fu impegno e sacrificio di un popolo, un fatto corale e doloroso”: sono parole del  presidente Zaia, contenute nel messaggio che scrisse per il 25 aprile 2020: pensa quindi che le posizioni politiche del suo assessore sia compatibili con questo messaggio? Perché delle due, l’una: o il presidente Zaia crede sinceramente in quello che ha scritto, e quindi tocca a lui rimuovere dal suo incarico l’assessore Donazzan, oppure avalla il suo assessore, dimostrando di non essere persona che crede nelle proprie parole».

L'assessore all'istruzione ha affidato a Facebook la sua replica, anche alla luce di un commento su di lei titolato "Qualcuno abbiamo dimenticato di appenderlo". «Eccoli i benpensanti della sinistra italiana: ora mi vogliono ‘appesa’, anzi peggio. Da un profilo falso, ovviamente: mica hanno il coraggio di farlo con il loro, col rischio di dover rispondere delle loro azioni - si legge nel post di risposta di Donazzan - Ed ora? Qualcuno - magari qualche Consigliere regionale d’opposizione che in queste ore sta chiedendo le mie dimissioni - solidarizzerà per quanto accaduto, o diranno solamente che me la sono cercata? Siamo alle solite: in Italia il politicamente corretto, l’accettabile, viaggia in un’unica direzione»

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