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Infortuni e diritti: il lavoro sulla graticola

Mentre i sindacati di base contestano un licenziamento in una conceria dell'Ovest vicentino, uno di questi la Cub, organizza una serata per parlare di una morte bianca avvenuta a Tezze sul Brenta

Un sit-in organizzato ieri 19 maggio a mezzodì dai sindacati di base Cub ed Usb sotto la conceria Spac di Arzignano (immortalato dalle telecamere di Vicenzatoday.it), accusata di aver licenziato ingiustamente un operaio. Una serata di approfondimento, organizzata ieri alle ore 18,oo nella sede provinciale della Cub berica, dedicata al caso di Andrea Soligo, il giovane della provincia di Treviso deceduto in una ditta di Tezze sul Brenta morto dopo essere scivolato da una scala mentre stava sostituendo un neon. Si tratta di due percorsi diversi che hanno come denominatore comune la qualità della vita sui luoghi di lavoro. Vita che in molti casi o viene resa difficile o addirittura spezzata nel caso delle morti bianche.

IL PICCHETTO
Ad ogni modo ieri mattina si sono trovati in una ventina (una dozzina erano invece gli uomini delle forze dell'ordine che in modo discreto hanno monitorato il presidio) tra attivisti e supporter sindacali per un picchetto durato una mezz'oretta coordinato dal segretario veneto di Usb Claudio Germano Raniero e dalla sua parigrado della Cub Maria Teresa Turetta. «Siamo convinti del fatto - ha detto ieri quest'ultima - che licenziare Leonardo Barban solo per una svista durante la produzione sia un atteggiamento inconcepibile». Tant'è che i sindacati durante il sit-in hanno adombrato il dubbio che il licenziamento sia stato concepito quando Barban (che peraltro è un attivista No Tav e che fa parte di quel movimento d'opinione che non condivide l'invio di armi italiane nello scenario bellico ucraino), nell'ambito della contestazione disciplinare avviata dal datore di lavoro abbia deciso di fasi assistere dal suo sindacato ossia dalla Cub. Per questo gli attivisti delle sigle di base ieri in via Sesta strada a Arzignano hanno più volte ripetuto lo slogan «toccatene uno rispondiamo tutti». Uno slogan che proviene dalle lotte sindacali degli anni Settanta e che viene invocato quando i manifestanti fanno appello al proprio spirito di classe.

IL SIMPOSIO
Di tenore diverso invece è stato il simposio organizzato ieri sera nella sede provinciale della Cub in via dei Mille a Vicenza. In quel frangente Turetta, davanti ad una ventina di uditori, ha moderato un incontro cui hanno partecipato come relatori Marco Festa (perito bolzanino della famiglia Soligo), Fabio Capraro avvocato e Marco Bonazzi avvocati del foro trevigiano quali legali della famiglia Soligo. Con loro c'era, Raffaele Bortoliero, commercialista bassanese nonché perito del tribunale di Vicenza noto in terra veneta come autore di «Non si può morire di lavoro», un volume di denuncia civica contro le morti bianche nel quale la storia di Andrea Soligo occupa un posto di rilievo.

LA BORDATA
«Siamo stupefatti per come la procura di Vicenza - hanno detto a più riprese Bonazzi e Capraro abbia deciso di archiviare l'inchiesta per la morte del giovane Andrea che lascia una moglie e due figli piccoli». Parole che durante il suo intervento hanno strappato gli applausi dell'uditorio: anche se non è mancata qualche lacrima da parte dei familiari della vittima tra cui la moglie, la mamma il babbo e il fratello. Durante la serata sono stati snocciolati parecchi dati relativi agli infortuni ed è emerso un coro di condanna unanime nei confronti della condotta di molti imprenditori che per questioni di profitto mettono la sicurezza in secondo piano. Questa considerazione è stata il leitmotiv della serata anche per quanto riguarda gli interventi da parte del pubblico. Dai quali è emerso un dato pressoché univoco. Non ci sono solo le eventuali défaillance della magistratura o la politica seguita da moltissime società a rendere incandescente il tema degli infortuni sul lavoro. «È proprio il sistema nel suo complesso allorché è portato ad obbedire alle sole logiche di mercato ad essere fomite di tanti drammi» ha precisato a margine dell'evento Turetta cercando di sintetizzare i numerosi interventi registrati durante la serata.

IL RACCONTO DEL PERITO
Una serata durante la quale (Vicenzatoday.it ha realizzato una video-sintesi dell'evento) il pubblico è rimasto col fiato sospeso non solo durante il j'accuse distillato dai due legali ma anche durante la ricostruzione operata dallo Spisal vicentino per dare una lettura «ben ponderata» delle circostanze che hanno portato alla morte del 25enne della Marca, che una volta salito su una scala con chi avrebbe dovuto sorreggerla andato via non si sa per quale motivo è rovinato a terra ferendosi mortalmente anche perché la scala stessa era «priva di sistemi di ancoraggio e priva dei piedini di sicurezza»: questo il racconto del dottor del dottor Festa che non si è capacitato di come la procura berica abbia potuto chiedere l'archiviazione del caso «pur a fronte dei puntualissimi elementi raccolti dallo Spisal, ovvero il servizio anti-infortuni dell'Ulss». Una archiviazione che a Bonazzi e Capraro non è andata giù. I due infatti non solo hanno in animo di chiedere la riapertura del caso, ma hanno fatto presente come durante le ultime settimane la vedova Giorgia Gatto abbia informato il governo con una lettera di doglianza indirizzata al premier Giorgia Meloni in persona. «Ora che l'esecutivo è al corrente - questa la voce che a più riprese s'è rincorsa a margine della serata, non si capisce perché non ci sia una presa di posizione degna di questo nome da parte del Guardasigilli Carlo Nordio».

GUARDA LA SINTESI DELLA SERATA ORGANIZZATA DALLA CUB
GUARDA LA SINTESI DEL PRESIDIO ORGANIZZATO DAVANTI ALLA SPAC

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