Dipendenze, 12 anni l'età della prima volta: cronici in aumento

Presentato il nuovo piano regionale per le dipendenze 2020-22, che la Giunta regionale del Veneto, su proposta dell’assessore alla sanità e al sociale Manuela Lanzarin, ha finanziato con 4 milioni di euro

Sempre più giovani, sempre più inclini all’alcol e allo sballo, senza alcun timore a sperimentare e mescolare nuove e vecchie sostanze per ‘divertirsi’ o sentirsi forti e sfidare il rischio. Anche in Veneto il fenomeno delle dipendenze sta cambiando volto e si fa sempre più sfaccettato. È’ questo lo scenario di riferimento del nuovo piano regionale per le dipendenze 2020-22, che la Giunta regionale del Veneto, su proposta dell’assessore alla sanità e al sociale Manuela Lanzarin, ha finanziato con 4 milioni di euro.

I NUMERI DEL FENOMENO

Lo scorso anno i Serd (i 38 servizi regionali per le dipendenze del sistema socio-sanitario veneto) hanno preso in cura 10.051 persone, il 15% in più rispetto all’anno precedente. Secondo i dati ufficiali della Relazione al Parlamento sull’uso di sostanze, a fare ingresso nel circuito delle comunità terapeutiche sono stati in 1260, il 4,3 per cento in più rispetto all’anno precedente.

Ma il fenomeno della diffusione di sostanze stupefacenti e delle dipendenze ha nella realtà ben altri numeri: il 25,6 per cento degli studenti italiani dichiara di aver utilizzato almeno una sostanza, l’1 per cento degli under 19 (pari a circa 24 mila giovani) dice di consumare abitualmente eroina, uno su 4 dei consumatori abituali di cannabis ha cominciato prima dei 16 anni.

E ancora: l’età del primo contatto con l’alcool è scesa a 12 anni e l’Italia risulta essere il paese in Europa dove si comincia  a bere prima e dove il binge-drinking (cioè il bere per il bere, a qualunque ora e senza limiti) è diventato una ‘epidemia culturale’ (parole del farmacologo Silvio Garattini). Il fumo, che risulta in  calo tra gli adulti, è invece in aumento invece tra i giovani. Che non disdegnano di provare nuove e vecchie sostanze, anche insieme: cocaina e ketamina, cannabis ed eroina ‘fumata’, ma anche psicofarmaci e farmaci oppioidi utilizzati per la terapia del dolore.

IL PIANO REGIONALE

«Il  fenomeno delle dipendenze è in continuo mutamento – spiega Lanzarin – e il sistema di prevenzione, cura e trattamento deve attrezzarsi per rispondere a nuovi bisogni, oltre che a farsi carico dei cronici, dei cosiddetti ‘lungo-assistiti’. La peculiarità del Veneto è la forte integrazione tra pubblico e privato, tra i 38 servizi sociosanitari, ai quali spettano diagnosi e cura, e i 30 enti ausiliari (tra comunità terapeutiche e servizi privati con oltre un centinaio di sedi), le 3 comunità pubbliche, i 60 enti del terzo settore e i 600 gruppi di mutuo auto-aiuto, che sono essenziali per il trattamento residenziale e semiresidenziale, nonchè per progetti di prevenzione e percorsi di riabilitazione».

Il piano prevede un doppio canale: finanzia con 3,5 milioni di euro le iniziative e i progetti territoriali che le 9 Ulss presenteranno, preferibilmente in partnership con privato-sociale ed enti locali, sotto la regìa regionale. Nel contempo, il piano riserva 500 mila euro per progetti trasversali di respiro regionale, come la formazione degli operatori, la raccolta dati, la costituzione di un portale unico, l’avvio di uno sportello regionale telematico di consulenza e di primo orientamento.

«Con il nuovo piano, costruito con l’apporto di tutti i soggetti pubblici e privati che si occupano di dipendenze – conclude l’assessore - la Regione intende promuovere e sostenere nuovi progetti e nuovi approcci, in modo omogeno nel territorio regionale. Tre le attenzioni principali del piano: a) i giovanissimi, per i quali servono interventi di prevenzione strutturati e ‘su misura’ ma anche nuovi percorsi terapeutici, più flessibili, e nuove tipologie di strutture valide anche per chi ha sviluppato disturbi psichiatrici o dipendenze comportamentali da web o videogioco; b) le famiglie, sempre più fragili e che hanno bisogno di supporti educativi sul fronte della genitorialità; c) i ‘lungoassistiti’, cioè i tossicodipendenti di vecchia data, che richiedono sempre più interventi psicosociali per non scivolare nella marginalità»

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