Venerdì, 12 Luglio 2024
Attualità Bassano del Grappa

Diga sul Vanoi? Pericolo «Vajont» per le comunità a valle

Mentre il «Consorzio di bonifica Brenta» prova a rimettere in piedi il progetto, che secondo gli estimatori dovrebbe ottimizzare il regime fluviale tra Bassanese, Vicentino e Padovano, la rete ambientalista torna a sparare a palle incatenate su un'opera indigesta anche alla giunta della Provincia autonoma di Trento

«A poco meno di un anno di distanza ci troviamo nuovamente a parlare della Valle del Vanoi e del vetusto progetto di diga che già da inizio del Novecento aleggia minaccioso su questo luogo, l'ultima valle in cui scorre libero un torrente, poiché attorno ad essa il restante territorio è già stato oggetto di opere che hanno ovviamente stravolto l'assetto idrografico e paesaggistico». Comincia così una nota di fuoco diramata ieri 9 luglio dall'associazione ambientalista bassanese Aria. Una nota che giunge dopo la decisione, assunta alcuni giorni fa dal «Consorzio di bonifica Brenta» (con sede a Cittadella nel Padovano, in foto) di riavviare l'iter (tanto riportano alcuni media della città del Concilio) per la realizzazione di un maxi bacino per la ottimizzazione del fiume al confine tra Veneto e Trentino. L'opera, contestata alla morte dalla rete ecologista per il suo impatto sull'habitat e per le incertezze sui costi, è invece ben vista da una parte della politica veneta secondo la quale costituirebbe giro di boa per migliorare il regime delle acque nel Bassanese, nell'Est vicentino e nell'Ovest padovano.

«SBARRAMENTO ALTO 116 METRI»
«Il progetto in questione - scrive la portavoce Manuela Mocellin - pare preveda uno sbarramento alto 116 metri, a cavallo tra Veneto e Trentino, anche se l'invaso insisterebbe quasi interamente in territorio trentino. Si tratta dell'ultima valle priva di interventi irreversibili: l'ultimo torrente libero». Ancora, nella «Carta di sintesi della pericolosità» il territorio è classificato «a livello 4», cioè «il massimolivello di pericolosità».

Il che, si legge ancora nella nota, è dovuto dalla peculiarità dei versanti su cui si costruirebbe la diga, i quali presentano cavità importanti a fianco del torrente, cavità ricche di sabbia e materiale cedevole. Il che è suffragato da uno studio «degli anni '60» realizzato da un pool di ingegneri e geologi proprio per testare la fattibilità della diga. «Basterebbe già questo - spiega la portavoce - a far tornare alla mente il disastro avvenuto nella valle del Vajont, ferita ancora pulsante della storia italiana, nominata anche dal geologo Alfonso Tollardo, il quale durante un incontro pubblico di poco tempo fa ha ammesso che ci sono le condizioni per porre in pericolo le comunità a valle della diga». Parole dure che si concludono con un perentorio invito al Consorzio Brenta a inserire sul proprio sito web, in maniera chiara e leggibile gli estremi del progetto nonché il dettaglio del dibattito pubblico preliminare al progetto: si tratta di peraltro di obblighi previsti per legge.

L'ATTACCO DI EUROPA VERDE
Sullo stesso tema alcuni giorni fa è intervenuta la consigliera regionale veneta Cristina Guarda (Europa verde, di fresca elezione all'Europarlamento peraltro). Quest'ultima infatti il 4 luglio con un breve comunicato aveva sparato a zero sul progetto: «La diga del Vanoi non serve a trattenere l'acqua, ma è semplicemente un grande spartiacque tra progetti dannosi e il buon senso. Apprendiamo a mezzo stampa che il progetto ha ripreso il suo iter, nonostante l'esistenza di alternative trenta volte meno costose per stoccare acqua per gli agricoltori dell'area del Brenta, con la ricarica di falda controllata, e nonostante siano molti gli amministratori locali e i cittadini, compreso uno dei luminari della geologia italiana il professore Luigi D'Alpaos, opporsi al progetto». Al tutto secondo guarda vanno aggiunte le palesate contraddizioni all'interno della maggioranza in seno al Consiglio Regionale del Veneto: il bacino infatti pur progettato dal Consorzio è un'opera in capo proprio alla Regione Veneto.

LO SCENARIO
L'ultima questione poi riguarda il via libera dei Comuni interessati: i quali sia in Trentino che nel Veneto ossia nel Bellunese sono sfavorevoli. Poi c'è la contrarietà della Provincia autonoma di Trento capitanata dal governatore Maurizio Fugatti, leghista come il suo omologo veneto Luca Zaia. La cui giunta da tempo guarda con ostentato scetticismo alla proposta giunta da Cittadella e da Venezia. E il no della Provincia autonoma è vincolante e non superabile: per una serie di ragioni giuridiche e politiche. Ora la palla passa proprio all'esecutivo di piazza Dante. Presso l'assise provinciale intanto il consigliere Alessio Manica (milita nelle fila del Pd che siede tra i banchi della opposizione) preannuncia le barricate, anche con azioni giudiziarie ad hoc. Frattanto rimane ancora una decina di giorni per coloro che sono interessati a far pervenire al Consorzio le osservazioni previste per legge.

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