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"La didattica a distanza non è scuola": gli studenti dell'Altovicentino si mobilitano

"Non può sostituire la parte più importante dell’educazione, il rapporto umano tra le persone che popolano l’universo scolastico", spiegano i ragazzi che venerdì sono scesi in piazza a rivendicare il diritto allo studio

Sono scesi in piazza come Coordinamento Studenti Medi Altovicentino, in concomitanza con le altre realtà studentesche del nordest ed il sindacato di base Cobas Scuola, per ribadire la loro posizione circa la didattica a distanza vissuta in questi mesi.

"Appare evidente come le modalità proposte per fronteggiare la crisi sanitaria che ha colpito l’Italia negli ultimi mesi presentino delle evidenti criticità e non possano costituire una soluzione definitiva per i milioni di giovani, insegnanti e personale ata che costituiscono il sistema scolastico - spiegano gli studenti - la didattica a distanza non può sostituire la parte più importante dell’educazione, il rapporto umano tra le persone che popolano l’universo scolastico".

"L’istruzione - continuano - non deve essere vista come mera nozionistica, deve essere soprattutto un’occasione di sviluppo e di crescita umana, non deve essere standardizzata, ma adattata alle esigenze e alle caratteristiche di ogni persona. Nella didattica a distanza tutto questo va perso, si perde l’importanza di poter comunicare, di poter essere considerati come persone e non come presenze in una classe virtuale, si perde l’occasione di crescere attraverso il confronto, attraverso il dibattito, con la didattica a distanza l’apprendimento diventa una sterile esperienza somma di lezioni frontali, le quali non lasciano assolutamente nulla a chi le vive, se non i concetti che vengono spiegati".

"La didattica a distanza penalizza inoltre tutte quelle persone che si trovano in una situazione di svantaggio - sottolineano - Tutti gli studenti che durante il loro percorso scolastico avevano bisogno di essere seguiti, per disabilità o per difficoltà nella lingua italiana, si sono ritrovati soli. Si sono ritrovati soli anche tutti quelli studenti che, provenendo da famiglie  con problemi economici, non potevano permettersi l’acquisto di un computer o non disponevano di una connessione ad internet abbastanza stabile da poter seguire le lezioni. Per non parlare di tutti i bambini delle scuole elementari i cui genitori sono stati richiamati al lavoro dopo la riapertura delle attività economiche. La scuola infatti non riveste solamente una funzione d’apprendimento, ma anche di un luogo sicuro dove i genitori possano lasciare i propri figli durante la giornata".

"Tutti questi avvenimenti, probabilmente passati in sordina nel dibattito nazionale, a conferma di come la sofferenza degli ultimi sia sempre più una sofferenza silenziosa e per cui nessuno è disposto a muovere il dito - dichiarano - appaiono come terrificanti spiragli di un futuro purtroppo non così distopico dell’istruzione, un futuro in cui l’istruzione non è più aperta a tutti, ma è appannaggio esclusivo di chi sta bene economicamente, un futuro in cui lo studio non è più un diritto inalienabile, ma un lusso".

"C’è bisogno di un’inversione di rotta - precisano - C’è bisogno di riportare la condizione del sistema scolastico al centro del dibattito politico. C’è bisogno di finanziamenti straordinari all’istruzione pubblica per permettere a tutte le centinaia di migliaia di persone che popolano ogni giorno la scuola di tornare a viverla in sicurezza. C’è bisogno di restaurare gli edifici scolastici, che ogni anno riempiono le pagine dei giornali con i loro crolli e le loro fatiscenze".

E ancora: "C’è bisogno di assicurare garanzie economiche per libri e trasporti per tutte quelle famiglie in difficoltà economica, destinate ad aumentare per via della crisi dovuta alla situazione che stiamo vivendo. C’è bisogno di fondi per effettuare tutte quelle operazioni che negli anni abbiamo sempre chiesto, e ora più che mai è necessario agire, per evitare che lo studio diventi un privilegio, per evitare che l’apprendimento diventi fonte di guadagno tramite la vendita dei nostri dati  per tutte le aziende che gestiscono i sistemi di telecomunicazione - concludono - Non dobbiamo tornare alla normalità, perché la normalità era il problema, bisogno di un’inversione per salvare la scuola, e ne abbiamo bisogno adesso".

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