Giovedì, 18 Luglio 2024
Attualità Trissino

«Inceneritori e Pfas? No al connubio mortifero»

La querelle nata attorno alla gestione dei fanghi contenenti i «temibili» derivati del fluoro, nonché i cascami del caso Miteni, sono stati al centro di un corteo «di cinquemila persone» organizzato a Mestre dalla rete ambientalista del Nordest

«No agli inceneritori che nel Veneziano bruceranno i temibili derivati del fluoro, i Pfas, prodotti a Trissino nell'Ovest vicentino e che hanno già ammorbato mezzo Veneto per via della maxi contaminazione causata dalla Miteni di Trissino». È stato questo uno degli slogan ricorrenti durante il corteo di ieri primo giugno a Mestre, che come riporta Veneziatoday.it, è stato organizzato dalla rete ecologista del Nordest.

QUESTIONE DI FONDO: DANNO «INSOSTENIBILE»
La manifestazione infatti ha preso di mira gli inceneritori che alcune multiutility hanno intenzione di realizzare di potenziare tra Padova e Venezia. A Venezia l'impianto più contestato è quello di Fusina. Comitati e residenti da tempo denunciano «l'insostenibile danno ambientale che deriverà da queste opere se dovessero andare tutte a regime». Per questo a più riprese chi protestava ribadito il concetto senza giri di parole: «Inceneritori e Pfas? No al connubio mortifero».

Durante il corteo ad ogni modo si è parlato spesso e volentieri di Pfas, che come è noto sono al centro del cosiddetto scandalo Miteni, l'industria chimica della valle dell'Agno oggi fallita accusata di aver inquinato Veronese, Vicentino e Padovano. Ed è in relazione all'impatto ambientale della stessa Miteni nonché delle imprese del polo chimico dell'Ovest vicentino, concerie incluse, che i manifestanti hanno messo nel mirino gli inceneritori. E non è la prima volta.

IL RUGGITO DI DONADEL ALLE TELECAMERE DI VICENZATODAY.IT
«L'obiettivo, il vero obiettivo, dei quegli impianti è quello di bruciare i fanghi dei depuratori civili. Ma poiché in questi ultimi ci finiscono i fanghi industriali, Pfas inclusi, si capisce bene quanto pericolosa siano questa traiettoria e questo mix di sostanze» ha tuonato (ripreso dalle telecamere di Vicenzatoday.it) Mattia Donadel: uno dei volti più noti della rete «No Inceneritori» del Veneto da anni attivo nella Riviera del Brenta. Che a microfono più volte ha sottolineato come ormai «la questione» Pfas e inceneritori sia ormai radicata in seno al dibattito pubblico. 

LE MULTIUTILITY E IL CICLO INTEGRATO DELL'ACQUA
Si tratta di parole durissime cui hanno fatto eco quelle di altri attivisti che durante il corteo hanno spiegato che «i primi a chiedere gli inceneritori nel veneziano ma non solo» sono i gestori (ossia le multiutility) del ciclo integrato dell'acqua «tra Padovano, Vicentino e Veronese» che sperano così «di usare questo escamotage per occultare il problema sparpagliando nell'ambiente queste sostanze nocive al posto di trattarle come si deve: facendo alla fine un grande favore alle imprese che scaricano i costi ambientali, sia in termini economici che di salute sulla collettività».

QUESTIONE PEDEMONTANA: BORDATE A PALAZZO FERRO FINI
In parole povere se gli enti pubblici come Comune di Venezia (capitanato dal sindaco Luigi Brugnaro) e Regione Veneto (capitanata dal governatore Luca Zaia) continueranno ad ammiccare a chi propone gli inceneritori «andremo a sbattere a trecento all'ora addosso ad un muro» ha detto Donadel ieri brandendo il microfono come una sorta di balestra dialettica: «Ci vorrebbero ubbidienti e silenti, ma noi siamo genere che non si arrende» ha precisato ulteriormente l'attivista mentre la folla applaudiva.

Fra i volti di spicco anche la consigliera regionale di Ev Cristina Guarda che alcuni giorni fa aveva puntato l'indice contro la copiosa «venuta d'acqua» che di recente aveva interessato una galleria della Superstrada pedemontana veneta - Spv a Castelgomberto nel Vicentino. Caso al quale l'esponente di Europa verde a palazzo Ferro Fini aveva dedicato anche una interrogazione in sede di consiglio regionale.

ACQUA IN GALLERIA? L'APPELLO DELLA SIS
In queste ore per vero si è registrato l'accorato appello di Claudio Dogliani,  presidente della società che per conto della Regione Veneto, la Sis-Spv, ha cercato di smorzare i toni della polemica. «Con tutte le piogge di questi giorni si è registrato un accumulo d'acqua che ha trovato sfogo fra due giunti di calcestruzzo... Una notevole quantità di acqua ha spinto su un punto debole di impermeabilizzazione... È stato un guasto prontamente riparato e nei prossimi giorni indagheremo meglio». Queste almeno erano le dichiarazioni del manager riportate dalla edizione vicentina del Corveneto di oggi in pagina 7.

Molto più scettico e caustico invece è il consigliere regionale veneto del Pd Andrea Zanoni che come Guarda siede fra i banchi della opposizione di centrosinistra. Il quale in una nota diramata ieri non le manda a dire: «È a dir poco inaudito quanto è accaduto nella galleria della Pedemontana dell'ovest vicentino con un'autentica cascata d'acqua dovuta ad infiltrazioni. Parliamo di un'opera nuovissima, che dovrebbe essere coibentata in maniera perfetta. E che invece si è rivelata un colabrodo peraltro pericoloso perché questi eventi portano a rovinare le armature della galleria, accelerandone il degrado. Sommato al fatto che questa infrastruttura, tra entrate ed uscite economiche, costerà ai cittadini veneti qualcosa come 220 milioni all'anno per i prossimi 39 anni, la realtà ci dice che la Pedemontana è un'opera che fa acqua in tutti i sensi. Presenterò un'interrogazione a risposta urgente circa le cause di quanto accaduto».

GUARDA UN FRAMMENTO DEL CORTEO DI IERI A MESTRE

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