rotate-mobile
Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Attualità Lugo di Vicenza

«Falso e abuso in atti d'ufficio»: denunciato il dg dell'Ulss 7

Il direttore generale Bramezza è finito nel mirino della Cub la quale lo accusa di avere sospeso gli operatori sanitari non vaccinati «pur esentati dal medico». La novità è emersa durante un sit-in organizzato dal sindacato di base davanti all'ospedale di Vicenza per protestare contro la politica sanitaria veneta in materia di contenimento del coronavirus

Sono trentina o poco più le persone che oggi 3 novembre a mezzodì hanno protestato vibratamente nella città del Palladio davanti all'Ospedale San Bortolo contro le sospensioni degli operatori non vaccinati decise dalla direzione: decisioni simili vengono contestate anche anche in altre aziende territoriali. Più nel dettaglio la protesta organizzata dal sindacato Cub riguarda anche i disservizi causati dai carichi di lavoro generati sul personale residuo proprio dalle sospensioni dei non vaccinati.

All'evento hanno partecipato anche operatori di alcune Ulss esterne al circondario vicentino, operatori dell'Ulss 8 berica ed operatori dell'Ulss 7 Pedemontana (quella del comprensorio sceldense e bassanese). Quest'ultima è stata presa di mira da Maria Teresa Turetta, segretario veneto del sindacato Cub, la quale ha rivelato anche come l'Ulss 7 abbia deciso di sospendere i lavoratori «esenti dall'obbligo vaccinale per ragioni di ordine medico e non per semplice scelta». Si tratta di una decisione «inaudita» spiega Turetta che ha spinto il sindacato a denunciare penalmente «per falso e abuso d'ufficio» il direttore generale dell'Ulss 7 ossia il dottore Carlo Bramezza.

IL PRESIDIO
Durante il sit-in la Cub (come testimonia peraltro la video-sintesi dell'evento curata da Vicenzatoday.it) ha anche chiesto lumi alla giunta regionale nonché alla direttrice del settore prevenzione di palazzo Balbi ossia Francesca Russo. Lumi relativamente alle rivelazioni di Presa diretta e Vicenzatoday.it in relazione ad una drammatica riunione tenuta a Roma al Ministero della salute in data il 25 gennaio 2021. Durante quella riunione infatti il governo, anche su input delle regioni, diminuì la sorveglianza sanitaria rispetto ad un contagio da coronavirus che stava diventando pandemico. A quella riunione partecipò appunto la Russo. A quest'ultima oggi Turetta chiede di sapere che cosa ebbe a dire la dirigente in quel contesto. Ma soprattutto la sindacalista chiede di sapere quali input la dirigente ricevette da palazzo Balbi prima di partire alla volta della capitale.

FRONTE CALDO: LE BORDATE DI BIGON E ZANONI
Tuttavia il fronte sanitario rimane caldo. Anche perché da palazzo Ferro Fini proprio oggi è arrivata una bordata da parte di due consiglieri regionali della opposizione. Si parla dei democratici Anna Maria Bigon e Andrea Zanoni. I quali in una nota pubblicata oggi poco prima delle 13 hanno puntato l'indice contro la giunta regionale veneta capitanata dal leghista Luca Zaia. I due in una nota al vetriolo se la prendono col governatore perché il Veneto in piena emergenza pandemica avrebbe assunto pochissimi medici. Un aumento così poco significativo da collocare la Regione fra gli ultimi posti della graduatoria resa nota dai due esponenti del Pd.

Appena ottantacinque medici assunti «in piena emergenza pandemica»: soltanto «Valle d'Aosta, Molise e Basilicata hanno fatto peggio del Veneto, ma con una popolazione nettamente inferiore». Questo è il succo dell'addebito distillato dai due consiglieri. Finora la Regione, sostengono ancora i due, «ha sempre scaricato ogni responsabilità sul governo e sulla programmazione nazionale, oppure sugli stessi professionisti» indisponibili a rimanere al lavoro «nei reparti di trincea contro il virus, come dissero in passato alcuni alti funzionari dell'amministrazione regionale».

QUESTIONE DI NUMERI
I numeri però, questa è la contestazione, dicono altro. «Si poteva fare diversamente e sarebbe stato opportuno, visto che adesso gran parte di quel personale sarà stabilizzato» attaccano Bigon e Zanoni commentando la vicenda del «reclutamento temporaneo» di professionisti durante la fase emergenziale: «33mila, tra infermieri, medici e operatori sanitari, saranno assunti con la prossima manovra di bilancio». Motivo per cui, «le carenze organiche ci sono anche in Veneto e il ritorno alla normalità sarà molto lento, considerata l'enorme mole di prestazioni arretrate, oltre 400mila e la fuga di medici ospedalieri dalle strutture pubbliche, più alta della media nazionale. Nel 2022 - attaccano ancora i due con argomenti non troppo dissimili da quelli che avevano portato 12mila manifestanti. Protestare contro la gestione sanitaria dell'Alto vicentino - le Regioni avranno soldi in più indirizzati alla sanità: quei fondi devono essere destinati  in primis alla assunzione di personale e all'adeguamento delle retribuzioni; non solo per sfoltire le liste di attesa, ma anche per garantire un'assistenza territoriale di qualità e omogenea in tutto il Veneto». Ma come la pensa al riguardo l'assessore regionale alla sanità Manuela Lanzarin? Come la pensa al riguardo il direttore dell'Ulss 7 Bramezza? I due interpellati da chi scrive, almeno per il momento, non hanno espresso alcun commento.

GUARDA LA VIDEO-SINTESI DELLA MANIFESTAZIONE

In Evidenza

Potrebbe interessarti

«Falso e abuso in atti d'ufficio»: denunciato il dg dell'Ulss 7

VicenzaToday è in caricamento