Emissioni in aria della concia: denuncia in procura

La segnalazione giunge a Borgo Berga ad opera del comitato zermeghedese «Diritto di respirare». Frattanto parla anche l'assessore provinciale all'ecologia: «Situazione inammissibile. Si tratta di un problema antico»

Uno scorcio del tribunale di Vicenza in zona Borgo Berga durante una manifestazione ambientalista (repertorio, foto Marco Milioni)

Il caso dei valori fuori scala dell'acido solfidrico nel distretto Agno-Chiampo finisce in procura: pochi giorni fa infatti il comitato «Diritto di respirare» ha depositato una dettagliata denuncia mentre ieri primo giugno sull'argomento è intervenuto pure Matteo Macilotti, assessore all'ecologia della provincia di Vicenza, il quale parla di «problema antico».

CARTE A BORGO BERGA
Sul finire del mese di maggio il comitato zermeghedese «Diritto di respirare» ha portato un malloppo di carte alla procura della repubblica di Vicenza: si tratta principalmente di documentazione di natura ambientale in possesso delle amministrazioni pubbliche. Le ha disposte in buon ordine e in una dettagliata denuncia contro ignoti ha messo nero su bianco alcuni punti fermi. Tra i quali quello per cui «la situazione riguardo all'idrogeno solforato», uno dei tanti nomi dell'acido solfidrico, che è dannoso per la salute, «nell'area del comune di Zermeghedo e limitrofi, in particolare di Montebello è preoccupante» quanto meno «dal 2015 come evidenziato da Arpav» nei suoi rapporti.

Nella denuncia depositata presso gli uffici giudziari di Borgo Berga si aggiunge poi che in base alla norma vigente i sindaci sono «autorità sanitaria locale» autorizzati per legge ad emettere eventuali ordinanze, che per inciso possono comportare anche la chiusura di una fabbrica. Si legge poi che per legge gli stessi sindaci sono obbligati «ad informare la cittadinanza» sui pericoli di calamità prevedendo anche «l'allontanamento della popolazione delle aree a rischio» cosa prevista giustappunto dall'artcolo 1 del decreto legge 180 del 1998. E c'è di più, ancora nella denuncia è espressamente indicato che da anni i comuni di «Zermeghedo, Montorso e Montebello» nonché «tutti gli enti responsabili della qualità dell'aria» ricevono frequenti segnalazioni da parte della cittadinanza relativamente alla presenza «di odori molesti» generati da alcune concerie locali: il che causa «disagio» dovuto «alle esalazioni nocive» nonché preoccupazione «per la salute pubblica in generale».

Si tratta di parole precise in forza delle quali si chiede alla magistratura di perseguire «tutte le persone ritenute responsabili» sia di un eventuale nocumento all'ecosistema nonché alla salute, sia di eventuali condotte omissive. Per di più la denuncia contiene già uno spunto investigativo di per sé definito allorquando l'estensore chiede che siano ascoltate come «persone informate sui fatti» il direttore di Arpav Vicenza Alessandro Bizzotto nonché Massimo Pasqualotto quale responsabile del servizio «Igiene e sanità pubblica» dell'Ulss 8 berica.

QUESTIONE DI FASCICOLI
Ora occorrerà capire come la procura della repubblica intenda procedere dopo la denuncia. Il codice di procedura penale infatti obbliga il magistrato a mettere in campo le verifiche del caso, archiviando ove non sussistessero reati o identificando uno o più indagati. Bisognerà poi capire se la denuncia presentata dal comitato sarà considerata un unicum. O se invece verrà incorporata in altri fascicoli giacché da tempo a Borgo Berga si vocifera di una serie di circostanziate segnalazioni al magistrato giunte proprio dall'Arpav. I reati ravvisabili, in astratto, possono essere di natura diversa: da quelli ambientali a quelli relativi alla salute, fino a quelli omissivi tipici del pubblico ufficiale che pur informato di una determinata criticità non pone in essere tutti i rimedi necessari atti a contenere una determinata emergenza, comprese eventuali ordinanze di chiusura delle fabbriche.

PALAZZO NIEVO
Frattanto da palazzo Nievo, sede della amministrazione provinciale, prende la parola l'assessore all'ambiente Macilotti. Il quale in un lungo intervento pubblicato sulla sua bacheca Facebook spiega come quello dell'acido solfidrico sia una querelle annosa. «Il problema dell'idrogeno solforato nella vallata del Chiampo è un problema antico. Tanto che a partire dal 2004, la Provincia di Vicenza con i Comuni della Valle del Chiampo hanno fondato l'Agenzia Giada, un'agenzia che tra i suoi compiti ha l'obbiettivo di monitorare la matrici ambientali della Valle del Chiampo, in particolare l'aria».

Macilotti, che è anche il primo cittadino di Chiampo, spiega che se si analizza la questione da un punto di vista storico si può notare come i numeri «dal 2005 a oggi... ci dicono che la presenza dell'idrogeno solforato nei comuni di Chiampo, Arzignano e Montorso è scesa drasticamente. Ciò soprattutto a seguito della copertura delle vasche di depurazione e all'istallazione di sistemi di aspirazione e abbattimento dell'idrogeno solforato, da parte della società Acque del Chiampo presso l'impianto di Arzignano. Occorre precisare che il sistema generale di depurazione di Acque del Chiampo prevede che tutti i reflui giungano al depuratore di Arzignano senza attività di pre-trattamento a piè di fabbrica da parte delle singole aziende, tale sistema concentra dunque quasi totalmente al depuratore il rischio di produzione di idrogeno solforato. La copertura delle vasche, l'aspirazione e l'abbattimento hanno risolto in gran parte il problema».

Macilotti nella sua disamina mette a confronto il comprensorio arzignanese, in cui l'abbattimento dell'acido solfidrico è affidato a Acque del Chiampo e che risulterebbe affrontato con una punta di efficacia maggiore (la cosa la si intuisce se si leggono in filigrana le parole di Macilotti) rispetto a quanto accade invece nel comprensorio di Montebello in cui la gestione di grossa parte dei reflui è affidata ad un altro polo pubblico ossia Medio Chiampo.

«Per comprendere il problema - si legge - occorre premettere che il metodo depurativo del depuratore della società Medio Chiampo è diverso dalla società Acque del Chiampo. Esso prevede un pre-trattamento a piè di fabbrica da parte delle singole ditte che effettuano attività di calcinaio e concia. E proprio tale fase di pre-trattamento può comportare la formazione di idrogeno solforato. Per affrontare la questione la Provincia e il Comune di Zermeghedo hanno obbligato le ditte che effettuano attività di calcinaio e concia a coprire la vasche e a installare sistemi di captazione dell'idrogeno solforato. Ciò ha anche comportato la sospensione, da parte della Provincia, dell'attività di una ditta, che non aveva provveduto nel tempo prescritto a installare detti sistemi. Inoltre, la società Medio Chiampo, in questi mesi, ha provveduto al rifacimento dei chiusini stradali e dell'impianto di sollevamento, anch'essi possibile fonte di produzione di idrogeno solforato». In questo contesto per gli sforamenti registrati da Arpav oltre le soglie guida, Macilotti punta l'indice contro le imprese responsabili parlando di «situazione inammissibile». 

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Ad ogni modo ora la partita si complica soprattutto dopo la presa di posizione del consigliere regionale leoniceno Cristina Guarda che a palazzo Balbi, come per l'affaire Miteni, chiede uno screening sanitario sui residenti del distretto della concia e delle altre imprese chimiche dell'Ovest vicentino. Preoccupazioni che in qualche modo sono state fatte proprie anche dalla giunta municipale di Arzignano.

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