Attualità

Covid-19, contagiata una operatrice sanitaria già vaccinata

Il caso si è verificato al Sant'Antonio, uno degli istituti più noti dell'Ovest vicentino, che peraltro è interessato da una polemica al vetriolo. La Cub infatti accusa i vertici, che respingono gli addebiti, di avere visitato in modo non conforme alla legge quei dipendenti, di cui dieci «per questo» ora sono senza stipendio, che chiedevano chiarimenti al medico aziendale prima di assumere il siero

La protesta del sindacato Cub sotto la sede dell'Ipab Sant'Antonio a Chiampo (foto, Marco Milioni)

Operatori idonei o meno ad assumere il vaccino? La valutazione medica effettuata dal  Sant'Antonio di Chiampo non è conforme alla legge. Lo conferma l'Ulss 8 berica e il sindacato Cub, che aveva chiesto lumi sulla vicenda, inviperito, scende in strada per protesta. Il sit-in è stato organizzato oggi 7 aprile a mezzodì proprio davanti alla struttura: e cade in un momento delicato perché proprio all'Ipab si è registrato il caso di una dipendente risultata positiva al Covid-19 dopo essersi regolarmente vaccinata. Frattanto i vertici dell'Istituto difendono la bontà del loro operato e parlano di protesta «poco comprensibile».

L'ANTEFATTO
Alcune settimane fa una decina di operatrici presso la casa di riposo Sant'Antonio (che a differenza di altre colleghe non dipendono direttamente dall'Ipab bensì dalla cooperativa In cammino di Faenza nel Ravennate), uno degli istituti più noti nella valle del Chiampo, avevano manifestato un certo scetticismo nei confronti del vaccino temendone, chi gli effetti avversi, chi una certa qual inefficacia. Le dipendenti ribelli erano state messe a riposo «per precauzione», racconta il sindacato Cub. Poi però quando è entrato in vigore il decreto legge che impone l'obbligo vaccinale per gli operatori sanitari «la situazione è precipitata» fa sapere Maria Teresa Turetta, segretario veneto del sindacato di base Cub che oggi poco dopo mezzogiorno capitanava il manipolo della protesta.

IL J'ACCUSE
«Dieci lavoratrici - del servizio appaltato da Ipab Chiampo - attacca Turetta - sono a casa da un mese senza retribuzione, sospese dal servizio a seguito di un certificato medico che ne ha decretato la non idoneità provvisoria alla mansione». Un certificato che però «secondo l'Ulss 8 berica - prosegue ancora la segretaria - vale sì e non come la carta assorbente. Di conseguenza, tutte le decisioni promanate a monte da quel documento non sono valide. Qui non si sta parlando di contrarietà al vaccino. Qui si sta parlando di tutela dei lavoratori e di rispetto delle norme».

E che questo sia l'orientamento dell'Ulss 8 lo conferma la documentazione agli atti dello Spisal, ossia del servizio sicurezza sui luoghi di lavoro (una emanazione speciale della stessa Ulss) di cui Vicenzatoday.it è entrata in possesso. La Cub, dopo aver visionato quelle carte è partita lancia in resta. «Il dipendente ha diritto ad una visita medica degna di questo nome, un semplice colloquio non è una visita medica».

Accuse ad alzo zero che non sono altro che il preambolo di «una guerra legale che la Cub combatterà daga in pugno a fianco dei suoi iscritti e dei suoi avvocati visto che di questa vergogna ora si occuperà la magistratura» rimarca la segretaria ai microfoni di Vicenzatoday.it mentre parla di allontanamento dal lavoro e di sospensione dallo stipendio «di madri di famiglia, di persone che percepiscono un reddito inverecondamente basso in forza di una legge abietta che consente l'appalto dei servizi sanitari ai privati». Poi un'altra stoccata? «Se il governo davvero vuole combattere l'emergenza coronavirus perché non annulla per decreto la norma mafiogena che consente i subappalti nella sanità? Gli enti pubblici debbono avere dipendenti pubblici per garantire un servizio e una dignità dei lavoratori degna di questo nome».

LE REPLICHE
La pensa in modo diametralmente opposto il presidente del Sant'Antonio Alessandro Tonin il quale ai microfoni di Vicenzatoday.it si dice allibito e parla di protesta «inopportuna e incomprensibile». Proprio in ragione di quanto accaduto in Italia ma anche a Chiampo il presidente spiega la scelta dei vertici dell'istituto di chiedere ad uno dei soggetti che fornisce alcuni servizi presso l'opera pia chiamasse di fornire «solo personale vaccinato» in primis a tutela degli «oltre cento ospiti della struttura» ma pure dei lavoratori stessi che ammontano pure ad un centinaio. Grazie ai vaccini, spiega ancora il Tonin gli ospiti sono ritornati ad una vita più serena giacché possono nuovamente godere «degli spazi comuni».

Non troppo diversamente la pensa Simone Andrenelli referente per il Consorzio blu - coop Il Cammino di una parte del servizio in gestione presso il Sant'Antonio. Rispondendo fieramente alle accuse quest'ultimo spiega che di «trattamenti scorretti o illeciti» nei confronti dei lavoratori non ne vuole sentire nemmeno parlare e che le scelte operate dalla coop relativamente alla scelta di sospendere alcune lavoratrici è stata dettata sulla scorta di quanto deciso «dal medico del lavoro».

OPERATTRICE CONTAGIATA
Ad ogni modo la giornata di oggi non è stata delle più facili per l'istituto anche perché oggi nel primo pomeriggio presso presso gli uffici dell'Ulss 8 nel capoluogo si era sparsa la voce secondo cui una delle operatrici della Ipab di Chiampo avesse contratto il coronavirus sebbene fosse stata regolarmente vaccinata con due dosi di siero Pfizer. Ed effettivamenbte nel pomeriggio è arrivata la conferma da parte dei vertici dell'istituto chiampese che però hanno specificato come la donna fosse già in isolamento cautelare e che spesso in casi del genere il virus quando colpisce una persona già vaccinata dispiega i sui effetti «in maniera assai meno invasiva e molto meno preoccupante».

LA DIFFIDA DELL'USB
E che il tema dell'obbligo vaccinale sia un tema caldo lo dimostra anche l'azione di un altro sindacato di base, ossia l'Usb. Quest'ultimo pur dicendosi positivamente colpito dal fatto che nel Belpaese la stragrande maggioranza degli operatori abbia deciso di vaccinarsi «per il Covid-19» si dice contrariato dai provvedimenti esagerati previsti nel decreto governativo. Un decreto che secondo il segretario veneto dell'Usb Germano Raniero, comunque prevede una serie di passaggi preliminari prima che i dipendenti i quali scelgono di non sottoporsi al siero possano essere lasciati a casa senza stipendio.

Per questo motivo ieri in una nota di una pagina lo stesso Raniero ha annunciato una serie di diffide nei confronti delle direzioni generali delle Ulss venete affinché le norme a tutela dei lavoratori siano comunque rispettate senza fughe in avanti. Ma a queste considerazioni di natura strettamente sindacale l'Usb ne aggiunge una di ordine più generale: «L'intervento coercitivo del governo su una categoria che ha aderito al 99% alla campagna vaccinale appare talmente spropositato da indurre a pensare che il fine non stia nella salvaguardia dei soggetti fragili, la maggior parte dei quali non ha peraltro ancora ricevuto il vaccino, l'ennesimo tentativo di distogliere l'attenzione» della opinione pubblica «da una campagna vaccinale e da una strategia di contrasto alla pandemia completamente fallimentari».

ASCOLTA L'INTERVISTA A MARIA TERESA TURETTA
ASCOLTA L'INTERVISTA A TONIN E AD ANDRENELLI

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Covid-19, contagiata una operatrice sanitaria già vaccinata

VicenzaToday è in caricamento