Spv, «Troppe somiglianze negli incidenti fra Vicentino e Trevigiano»

Duro j'accuse del Covepa contro la Pedemontana veneta dopo «il recente crollo» nel Montebellunese: «via ai sequestri nella Marca e altre indagini sulla direzione dei lavori»

Crollo del ponte canale Spv tra Trevignano e Montebelluna

«Nella notte tra il 15 e il 16 agosto, lungo il tracciato della Superstrada pedemontana veneta, nel comune di Trevignano al confine con Montebelluna in provincia di Treviso... un rovescio temporalesco ha provocato il crollo del ponte canale che attraversa la trincea tra case Pellizzari e Caberlotto... per comprendere la gravità dell'evento basti pensare che se la superstrada fosse stata in esercizio lì sotto ci sarebbero potuti essere dei mezzi circolanti il che avrebbe potuto cagionare un numero considerevole di vittime». Non usa mezzi termini il Covepa, uno dei gruppi che da anni si batte contro la Spv meglio nota come Superstrada pedemontana veneta in una nota diramata oggi pomeriggio.

Il documento, firmato dai portavoce del coordinamento Covepa, ovvero la marosticense Matilde Cortese, l'altivolese Elvio Gatto nonché il trissinese Massimo Follesa, si riferisce appunto all'episodio capitato un paio di gironi orsono di cui ha già parlato diffusamente ieri Trevisotoday.it. «È bastata la pioggia della notte di ferragosto, non particolarmente violenta, rispetto alle medie di questi ultimi periodi - si legge - per far crollare la parte appoggiata al bordo della trincea nord di un ponte canale con tutto il primo tratto della sua trave prefabbricata. Questo ha causato una serie di smottamenti ben visibili, su un fronte di circa un migiaio metri lungo la sponda della trincea, con conseguente allagamento del fondo».

IL PARALLELISMO
Il dispaccio tuttavia fa un parallelismo con un episodio simile occorso nel Vicentino qualche settimana fa: «Un evento simile, ma di minore portata, lo avevamo registrato anche nel canale di deviazione che la Sis, ovvero il concessionario che ha l'onere di realizzare e gestire l'opera, aveva realizzato per il torrente Chiavone a Breganze, dove l'acqua aveva scalzato il fondo di massi e cemento scavando sotto agli argini». Il Covepa sul suo blog ha sostanziato con dovizia di dettaglio il suo punto di vista realizzando anche una breve carrellata di immagini pubblicata su Youtube.

DUBBI SUL CONCESSIONARIO
Parole precise che sono sufficienti per mettere sulla graticola il Consorzio Sis proprio in relazione alla porzione del cantiere che interessa la provincia berica: «Non possiamo non richiamare i dubbi sulla direzione dei lavori che avevamo sollevato con un esposto alla Guardia di Finanza nel 2017... che riguardava proprio le competenze dell'ingegnere Adriano Turso direttore dei lavori della Spv», professionista al centro delle recenti indagini «sui crolli di un tunnel nel Vicentino. Questi fatti - aggiunge il portavoce - sollevano maggiori dubbi sull'esecuzione dell'opera e sui materiali emersi dalle intercettazioni che hanno portato al sequestro del cantiere del tunnel Malo-Castelgomberto, perché è evidente che le uniche ipotesi in questo momento non possono che riguardare la leggerezza della posa in opera dei manufatti per convogliare la roggia interessata dall'intersezione con il tracciato della superstrada e la realizzazione dei materiali e degli elementi prefabbricati. Questo fatto ci costringe a ricordare che vanno verificate le costruzioni prefabbricate e i materiali impiegati».

«MATRICE COMUNE, SÌ AI SEQUESTRI»
Di seguito viene messa nero su bianco una richiesta precisa che interessa tutto il tracciato della Spv, nota anche come Montecchio Maggiore Spresiano, un'opera che interessa sia la Marca trevigiana che il Vicentino, tanto che Follesa in queste ore parla di «matrice comune» negli incidenti capitati nelle due province: «Ricordiamo infatti che se la morte avvenuta nell'aprile del 2016 dell'escavatorista Sebastiano La Ganga nella galleria di Malo, ha portato ad accendere una luce investigativa sulle modalità esecutive del tunnel più grande della Spv, una seconda luce va accesa sulle costruzioni prefabbricate in particolare nell'area di Mason vicentino, dove ha trovato la morte un secondo operaio. Si tratta di Gianfranco Caracciolo di Cosenza, un 37enne caduto da un nastro trasportatore della centrale prefabbricati della Sis il 24 gennaio scorso. Quella è la principale area di costruzione di prefabbricati della Spv... fa molto pensare - si legge ancora - vedere lo sbriciolarsi del manufatto come evidenziato dalle foto in nostro possesso. Questo disastro annunciato coinvolge direttamente tutta la catena costruttiva della Sis, su cui la procura di Treviso deve aprire una inchiesta, in collaborazione con quella di Vicenza». E ancora: «Occorre mettere sotto sequestro i cantieri interessati, sempre nel Trevigiano, tra la provinciale 68 e la Statale 348 Feltrina indagando sulla qualità del cemento e sulla modalità costruttiva adottata dal consorzio Sis e dal suo braccio operativo ovvero la Spv spa».

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