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A Cosenza la settima vita del gatto

Alle porte 90’ minuti di spareggio di quelli da ricordare per sempre

Chiamatela l’alba del gran giorno. Oppure il dentro/fuori. O anche la madre di tutte le partite. L’enfasi è quasi d’obbligo per il Cosenza-Vicenza di questa sera. Saranno circa 600 i tifosi biancorossi tanto fedeli ai colori da sobbarcarsi non solo la fatica ma anche la spesa di una trasferta così lunga. D’altra parte non si può non considerare l’ultimo atto dei play out come la quintessenza della stagione del Lane: più che deludente per 4/5 del percorso ed esaltante solo nelle ultime gare, capaci di trasformare quello che ormai era il sogno di pochi (pochissimi) in ipotesi concreta.

Ieri pomeriggio, prima di andare a prendere l’aereo per la Calabria, mister Baldini, regista del fantastico colpo di coda della squadra, ha espresso chiaramente le sue idee circa lo svolgimento della gara. “Se qualcuno dei miei è convinto di poter gestire il risultato – ha detto a muso duro – lo faccio accomodare subito in panchina.” E questo è già rivelatore della strategia che ha in testa. Corsa, applicazione, attenzione e nervi saldi. Perché il “Gigi Marulla” sarà una specie di inferno, mettiamolo in conto. Una bolgia di quasi ventimila spettatori tutti impegnati, con il calore tipico del Sud, a spingere i rossoblù verso la vittoria con un’onda di tifo incessante.

C’è poi un altro particolare emerso dalle parole del tecnico biancorosso che mi sembra meritevole di commento. All’andata al Menti, c’è stato un giocatore in particolare che ha messo in crisi lo scacchiere del Lane. E ha un nome e cognome. Giuseppe Caso, trequartista di scuola gigliata, di proprietà del Genoa e in transito quest’anno proprio al Cosenza. Sfruttando la sua velocità e le doti nell’uno contro uno, ce lo siamo ritrovati spesso incuneato tra le linee a mettere in crisi una difesa berica che non brilla certo in agilità. Stavolta Baldini non può permettersi una scheggia impazzita di tal genere e nelle dichiarazioni della vigilia traspare l’intenzione di adottare le opportune contromisure.

Difficile pensare ad una marcatura ad uomo, in uno scacchiere biancorosso abituato a marcare a zona. Più facile organizzare un raddoppio di marcatura in caso di necessità, magari affidato a Bikel, che tra i centrocampisti del Vicenza appare quello più versato all’interdizione. I padroni di casa, che rispetto al match dell’andata recupereranno almeno 2/3 elementi chiave, non hanno alternative: qualsiasi risultato diverso dalla vittoria li condannerà al Purgatorio della C (non fidatevi dei guai della Reggina, che alla fine non cambieranno l’esito del campo). Sarà mors tua, vita mea… Secondo la mia opinione sarà decisiva la prima frazione di gioco.

Se il Lane riuscirà a segnare un gol o almeno chiudere il tempo in parità, diventerà poi più difficile per i calabresi, man mano che la necessità di vincere porterà ad un Fort Apache con larghi spazi aperti per il contropiede del Lane. L’importante è non andare sotto immediatamente e chiudere i primi 45’ con un passivo letale. Negli undici di partenza, prevedo che l’allenatore rinuncerà a Da Cruz, affidandosi piuttosto al redivivo Dalmonte. Il canovaccio della partita si dipanerà a centrocampo e i berici non possono permettersi di lasciare troppo agli avversari il pallino del gioco. Il resto sono solo chiacchiere e il Lane è chiamato a suggellare con i fatti il mezzo miracolo che ha già compiuto. Occhi di tigre, garretti d’acciaio, e cuore impavido. E tra poche ore, come direbbe Massimo Decimo Meridio, detto l’Ispanico: “Scatenate l’inferno”! Sarà bene che i padroni di casa (sfavoriti dai bookmakers ma favoriti nei fatti dall’ambiente) non facciano lo sbaglio di considerare la Nobile come una vittima sacrificale.

Il gatto ha sette vite, ricordatelo. E non le ha consumate tutte in questo disgraziatissimo campionato… Inizio alle ore 20.30.

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