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Coronavirus, il Veneto torna in zona bianca

Calano ancora i tassi di occupazione nei reparti Covid degli ospedali del Veneto e da lunedì scatterà il cambio di colore. È uno degli ultimi passaggi di fascia, molte regole cambieranno a partire dal 1° aprile

Alla luce dei dati della cabina di regia, Campania, Lombardia, Veneto e Provincia autonoma di Bolzano passano in area bianca. Lo ha reso noto ieri il ministero della Salute. Il Friuli Venezia Giulia passa in area gialla. Si tratta di uno degli ultimi passaggi di fascia. Con lo scadere dello stato di emergenza - il premier Draghi ha annunciato come noto che non sarà più rinnovato - la distinzione per colori delle regioni sparirà. Ma non sarà l'unico effetto. Da aprile infatti per svolgere determinate attività non sarà più necessario il super green pass e nelle scuole sarà abolita la quarantena da contatto, così come l'obbligo di Ffp2 in aula.

Come previsto un paio di settimane fa, il Veneto a partire da lunedì 28 febbraio farà il suo ritorno ufficiale in zona bianca. La regione vede scendere al 12% il tasso di occupazione negli ospedali in area medica, così come si è calati al 5,3% per le terapie intensive. Si è in entrambi i casi al di sotto delle soglie per la zona gialla, ovvero rispettivamente il 15% ed il 10%. Essendo la seconda settimana di fila con dati da zona bianca scatterà ufficialmente il cambio di colore.

Nel report relativo al monitoraggio nazionale si legge: «L’epidemia conferma un trend in decrescita nell’incidenza, nella trasmissibilità ed anche nel numero dei ricoveri. È comunque necessario continuare con il rigoroso rispetto delle misure comportamentali individuali e collettive raccomandate, ed in particolare distanziamento interpersonale, uso della mascherina, aereazione dei locali, igiene delle mani, riducendo le occasioni di contatto e ponendo particolare attenzione alle situazioni di assembramento».

Lo stesso report del ministero infine chiarisce: «L’elevata copertura vaccinale, in tutte le fasce di età, anche quella 5-11 anni, il completamento dei cicli di vaccinazione ed il mantenimento di una elevata risposta immunitaria attraverso la dose di richiamo, con particolare riguardo alle categorie indicate dalle disposizioni ministeriali, rappresentano strumenti necessari a mitigare l’impatto soprattutto clinico dell’epidemia».

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