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L'ospedale di Santorso

L'ospedale di Santorso

Coronavirus, l'appello di medici e infermieri: «Non reggeremo a lungo in queste condizioni»

Il disagio di 362 operatori sanitari dell’Ulss 7 in una lettera al direttore generale: «Servono risorse, siamo preoccupati»

Con una lettera sottoscritta da 362 dipendenti dell'Ulss 7 Pedemontana, la maggior parte dei quali lavorano nell'ospedale hub-covid di Santorso, medici e infermieri esprimono la preoccupazione e la fatica del momento che stanno vivendo  a causa dell'emergenza Covid-19. La seconda ondata della pandemia qui è stata più dura della precedente. C’è un elevato numero di contagi sul territorio e un maggior numero di pazienti ricoverati sia nelle unità di terapia intensiva che nelle aree di degenza Covid, nelle quali sono presenti anche i posti letto di terapia semi intensiva. Ma manca il personale e le risorse. 

«All'ospedale di Santorso in questa seconda ondata, sono state mantenute attive anche altre attività di cura, che seppur in maniera limitata, garantiscono una risposta ai bisogni dei cittadini del nostro distretto. Tutto questo, pur essendo da noi pienamente compreso e condiviso, comporta un carico di lavoro elevato - si legge nella missiva indirizzata al Direttore Generale dell'Ulss 7 Pedemontana Bortolo Simoni e a Franco Balzi, presidente Comitato sindaci distretto Alto vicentino - come dipendenti ci aspettavamo che durante il periodo estivo venissero fatti un piano di assunzioni ed una pianificazione delle attività, tali da consentire la gestione della nuova ondata prevista per l'autunno con una certa programmazione, non in continua emergenza come accaduto in primavera».

Gli operatori segnalano che solo da novembre è iniziata ad arrivare una quota di personale, neo assunto e con la necessità di essere formato ed affiancato per raggiungere l'autonomia nella gestione delle attività, in modo particolare all'interno dei reparti Covid. Nel frattempo parecchi operatori si sono ammalati e continuano ad ammalarsi e questo mantiene il sistema in continua ed elevata sofferenza, pregiudicando a volte una dignitosa assistenza ai malati. «La situazione è trasversale a tutte le categorie professionali e a tutti gli ambiti del Distetto 2 - continuano i firmatari della lettera - vogliamo esprimere la fatica del personale che opera nei reparti Covid e nelle terapie intensive sottoposto a turni estenuanti e di tutto il restante personale ospedaliero che deve garantire le altre attività, dei tecnici di laboratorio e radiologia che garantiscono oltre a tutte le indagini ordinarie, i risultati dei tamponi e delle prestazioni radiologiche Covid correlate».

La situazione non è delle migliori nemmeno nelle strutture territoriali impegnate nel supporto ai medici di medicina generale, nella gestione degli ambulatori specialistici e dell'assistenza domiciliare al fine di evitare il più possibile gli accessi in ospedale delle persone fragili con patologie croniche Anche il Dipartimento di Prevenzione che segue il contact tracing, ha la responsabilità dei punti tampone e cerca di mantenere le normali attività di screening, è in estrema sofferenza.

«Le strutture territoriali che si occupano degli aspetti socio-assistenziali come i centri diurni per disabili, i centri di salute mentale, i consultori familiari e l’assistenza scolastica, hanno dovuto riorganizzare tutte le loro attività al fine di ridurre i rischi di contagio tra gli utenti - sottolineano medici e infermieri - Abbiamo la sensazione che le attività di programmazione e di pianificazione non sempre siano coerenti con l'attuazione, ci sentiamo poco ascoltati nelle proposte operative quotidiane da mettere in atto, con informazioni discontinue e frammentarie che spesso non ci fanno capire quale sia la strategia aziendale da seguire».

Tutti gli operatori sanitari che lavorano nel distretto 2 dell'Alto Vicentino si dichiarano orgogliosi dell'ospedale di Santorso della rete dei servizi presenti sul territorio, implementati nel corso degli anni anche con il loro contributo, ma auspicano di essere più informati e coinvolti sulla programmazione immediata e futura da parte della dirigenza. E soprattutto chiedono di   poter lavorare con dignità, in sicurezza e con le giuste risorse, per garantire qualità e sicurezza ai cittadini.

«Ci chiediamo se riusciremo a reggere a lungo questa situazione con le risorse attualmente disponibili, visto che l'inverno è appena iniziato e il personale è già provato. Ascoltiamo i cittadini con cui ogni giorno siamo a contatto sul lavoro, comprendiamo il loro disagio e siamo noi stessi, per la gran parte, cittadini ed utenti di questo territorio. Siamo preoccupati del fatto che la questione sanitaria abbia creato divisioni tra gruppi di sindaci del distretto 2. Come operatori della salute riteniamo che il comunicato emesso da una parte dei sindaci rispecchi in pieno la situazione che stiamo vivendo. Siamo grati dell'apprezzamento e del sostegno che hanno espresso nei nostri confronti e chiediamo loro di vigilare nel timore che la tenuta dell'intero sistema possa andare fuori controllo», aggiungono, concludendo: «Crea amarezza sentire qualche politico e qualche nostro dirigente affermare che l'ospedale e il territorio sarebbero in sofferenza perché alcuni sindaci ed alcuni dipendenti parlano male dei servizi offerti, creando un effetto alone negativo.Abbiamo creduto nei progetti di assistenza ospedaliera e territoriale realizzati ed in parte ancora da sviluppare, operando ciascuno nel proprio ambito di competenza con impegno e responsabilità vicino alle persone malate e fragili, in un’ottica di sanità pubblica a servizio del cittadino».

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