Coronavirus, il rientro a scuola è un punto di domanda: due ipotesi per la maturità

Maturità 2020, tutti gli studenti saranno ammessi: "Ma non significa tutti promossi" dice il ministro Azzolina. Tanti dubbi invece su quanto sia realistica l'ipotesi di tornare in classe il mese prossimo: non ci sarà alcuno scatto in avanti, la data limite sarebbe il 18 maggio

Quando si tornerà a scuola? "Non è il ministro dell'Istruzione che può stabilire quando il virus abbia termine o meno, io ho il compito di tutelare gli studenti e di garantire alle famiglie che fino a che non ci sarà la sicurezza per tutto il nostro personale scolastico e per gli studenti di poter rimettere piede in classe non si tornerà in classe". Lo ha detto domenica sera il ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina a 'Che Tempo che fa'.

"Per la terza media, se non si torna a scuola, gli studenti presenteranno un elaborato e saranno scrutinati con lo scrutinio finale" ha detto il ministro dell'Istruzione, per poi affrontare il tema più spinoso, quello dell'esame di maturità 2020. Il piano sembra essere chiaro, almeno per quel che riguarda l'ammissione: "Gli studenti sono ammessi agli esami di maturità" anche se ci sono insufficienze ma "essere ammessi non significa essere promossi" ha detto Azzolina. "Sono due le ipotesi in campo per la maturità", ha aggiunto il ministro. "Se si torna a scuola entro il 18 maggio, ci sarà una prova nazionale di italiano gestita dal Miur mentre la seconda prova sarà preparata dalla commissione interna. Dobbiamo garantire prove attinenti agli apprendimenti. Se non si tornasse a scuola, ci sarà un'unica prova orale".

Nessuna decisione all'orizzonte sulla riapertura delle scuole: su questo "ascolterò le autorità sanitarie, non ho competenze mediche", ha detto Azzolina. La data considerata limite è in ogni caso quella del 18 maggio, oltre alla quale è davvero difficile pensare si possa andare. Se per il 18 maggio non si torna sui banchi, se ne riparla dopo l'estate. La didattica a distanza potrebbe essere riproposta anche l'anno prossimo in caso di emergenza? Certo è che garantire il distanziamento sociale all'interno degli edifici scolastici è un'impresa ai limiti dell'impossibile. A precisa domanda Azzolina risponde: "Questo è uno dei tanti scenari a cui noi stiamo pensando, mi permette di ricordare uno dei tanto problemi atavici come le classi pollaio. Io insieme a tutto lo staff e ai sottosegretari lavoreremo a tutti gli scenari possibili. Domani (oggi, ndr) in Consiglio dei ministri discuteremo insieme di un decreto che farà riferimento anche a questi aspetti e la maggioranza di governo si prepara e prepara la fine di questo anno scolastico" e "si inizierà a pensare all'inizio dell'anno prossimo" ha detto il ministro dell'Istruzione.

Il virologo Roberto Burioni, presente nello studio televisivo, è parso molto dubbioso (per usare un eufemismo), sul fatto che a maggio ci saranno le condizioni di sicurezza per tornare a scuola, ma ha ribadito che a decidere dovrà essere la politica. Azzolina ha spiegato come non ci sarà alcuno scatto in avanti, non verrà presa alcune decisione avventata: "Io ho il compito di tutelare gli studenti e di garantire alle famiglie che fino a quando non ci sarà la sicurezza per tutto il nostro personale scolastico e per gli studenti di poter rimettere piede in classe non torneranno in classe. Il mio compito è pensare diversi scenari”. Il tempo ora stringe, e nelle prossime settimane sarà presa la decisione definitiva. Il ministro ha precisato più volte che “nessun rischio” verrà fatto correre agli studenti. Va ricordato che al momento tutte le misure di contenimento sono confermate fino al 13 aprile. 

Guardiamo ai numeri per capire quanto sia difficile, in base alla situazione odierna, ipotizzare il ritorno a scuola tra un mese: il rientro a scuola metterebbe in moto quasi 8 milioni di studenti, 800mila docenti e circa 200mila Ata, vale a dire ausiliari, tecnici e amministrativi. Nove milioni di persone in strada, sui bus, sulla metro e nelle aule scolastiche. Le classi sono formate da 25 alunni di media, nella maggior parte dei casi seduti su banchi da due. "Anche nel caso in cui ci fossero aule libere negli edifici scolastici, non potremmo certo dividere le classi perché, in quel caso, avremmo bisogno di un maggior numero di docenti. Anche per la maturità andrebbe rivista l'organizzazione, partendo proprio dal problema degli spazi" ha detto l'associazione nazionale dei presidi qualche giorno fa. 

Intanto le associazioni di categoria degli istituti cattolici sostengono che le rette delle scuole private e paritarie "vanno regolarmente e indiscutibilmente pagate". Sulla questione si è generato un po' di caos a seguito della chiusura delle scuole decisa dal Governo. Le rette nelle 12.500 scuole cattoliche italiane impegnate in questo periodo "a garantire una 'differita' didattica online per un totale di 1.000.000 di bambini" vanno pagate "per non impoverire la difficile funzione scolastica e frenare l'educazione", sostengono l'Associazione Gestori Istituti Dipendenti dall'Autorità Ecclesiastica (Agidae) e Fidae. "Gli insegnanti - spiegano - sono concentrati a portare a termine l'anno scolastico secondo le direttive del Miur per far conseguire agli alunni e studenti i regolari titoli scolastici".

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fonte: Today

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