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Coronavirus, tamponi rapidi dai medici di base: Veneto capofila, pronta l'ordinanza

Il governatore Luca Zaia annuncia l'entrata in vigore di un provvedimento che porterà il medico di famiglia a diventare ufficiale di sanità pubblica. Lo screening sarà gratuito

Sono 29.179 di attualmente positivi in Veneto, + 2.697 rispetto a venerdì; 18.007 sono invece le persone in isolamento. Sui positivi di oggi, il 98% è asintomatico. Per quanto riguarda la situazione negli ospedali sono 908 i ricoverati in area non critica e 127 in Terapia intensiva. Numeri che portano il Veneto ad entrare in fascia 3. I decessi salgono a 2.401 morti, 4.750 sono invece i dimessi. "Oltre il 70% dei positivi ha meno di 65 anni - spiega Zaia - le fasce meno interessate sono quelle alte e molto basse di età".

BOLLETTINO VENETO 31 OTTOBRE ORE 8

Numeri che portano il governatore del Veneto ad una riflessione: "C'è una sorta di carico in ospedale che però non ha un'impennata. Speriamo che questa avventura non duri molto". L'invito ai veneti è: "Fate una vita normale, restringete le frequentazioni e fate attenzione alle rimpatriate. Io spero che dolcetto e scherzetto che questa sera, non funzioni".

Tra le novità introdotte da Zaia sul territorio regionale: "Il medico di base diventa ufficiale di sanità pubblica, faranno i tamponi rapidi ai loro assistiti che presenteranno sintomatologi". Il tutto sarà normato da un'ordinanza rivolta ai 3.250 medici di base ed oltre 500 pediatri: "Chi si esime da questo sarà sanzionato", sottolinea il governatore del Veneto.

Lo screening sarà totalmente gratuito per il paziente e al medico saranno corrisposti 18 euro per tampone svolto in ambulatorio.

Sui ricoveri ospedalieri è intervenuto il dottor Paolo Rosi, direttore della Uoc Centrale operativa Suem 118 del Veneto: "Noi stiamo occupando il 14% delle Terapie intensive - ha dichiarato - L'andamento è costante. Lo 0,04 % dei positivi va in Terapia intensiva, uno ogni 225 positivi".

Per quanto riguarda invece l'età dei paziente in Terapia intensiva: "Il 30% è sotto i 50 anni, un altro va dai 50 e 60 anni, un altro 30% ha un'età tra i 70-80, mentre gli ultraottantenni sono una percentuale molto bassa". Numeri in contro tendenza rispetto a marzo, i pazienti oggi sono  più giovani rispetto della prima ondata, la degenza è più breve: "perchè si capisce di più il virus e questo consente di orientarsi meglio nella terapia", sottolinea Rosi e c'è una riduzione della mortalità.

L'altra faccia della medaglia è relativa alle criticità che la sanità veneta si trova ad affrontare ovvero alla carenza del personale: nello specifico mancano pneumologi, infermieri e rianimatori.

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