Stoccata di Crisanti: «Il piano della Regione? Prima dei tamponi a Vo' non esisteva»

«Se non fossimo stati fermati l’11 febbraio avremmo intercettato i cinesi infettati e la storia della pandemia sarebbe stata molto diversa», ha dichiarato a Primus Inter Pares su Tv7Triveneta

Il professor Andrea Crisanti è stato ospite della trasmissione Primus Inter Pares trasmessa su Tv7 Triveneta. Una lunga intervista condotta da Giorgio Borile in cui si è ripercorsa tutta la vicenda della diffusione della pandemia in Veneto.

«Il successo del Veneto è stato quello di tantissime persone. Però non mi si può smentire se affermo che se non ci avessero fermati dal fare i tamponi a coloro che tornavano dalla Cina, azione concordata con l’Università, la storia sarebbe stata certamente diversa. Il caso dell’aereo di ritorno dal Bangladesh di questi giorni conferma che quel principio era giusto, avevamo ragione. Il tampone come presidio attivo era una intuizione giusta. Se non fossimo stati fermati l’11 febbraio avremmo intercettato i cinesi infettati e la storia della pandemia in Regione sarebbe stata molto diversa». Alla domanda del perché è stato fermato risponde secco: «Non era previsto dalle direttive». 

La polemica esplosa rispetto a un piano che secondo Zaia esisteva e secondo Crisanti no, è ancora tema di dibattito e Borile non risparmia le domande: «Il piano della Regione Veneto cambia dopo la raccolta dei risultati dei tamponi a Vo’ il 17 marzo con la delibera della Regione. Prima di quella data non c’era l’idea di utilizzare i tamponi come sorveglianza attiva. Il 21 febbraio Zaia autorizza i tamponi a Vo’, decisione che ha preso sull’onda dell’emergenza, senza comprenderne le esigenze scientifiche. Il 6 marzo scopriamo che gli asintomatici sono infettivi. Così nasce il modello Veneto, nessuno lo potrà smentire».

Alla domanda del perché Zaia abbia voluto sminuire la sua figura a un certo punto, il professor Crisanti risponde così: «Penso che ogni politico poi vuole incassare il merito, che ha avuto perché mi ha dato retta, ma non capisco perché ha voluto a un certo punto ridimensionare il mio ruolo».

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