La fede ai tempi del Coronavirus: dalle messe in streaming al delirio di onnipotenza

Sono cambiate molte cose da quando ci siamo trovati a lottare per sopravvivere contro un nemico che con grande rapidità si è preso la nostra quotidianità. E' cambiato l'approccio alle cose e anche alla preghiera, tanto per chi professava quanto per chi rifiutava di credere in Dio

don Federico Fabris (foto: Facebook)

L'ultima celebrazione in chiesa risale al 23 febbraio scorso poi, tutto è cambiato. Dal Veneto l'allarme che quello che stava accadendo in un Paese geograficamente lontanissimo come la Cina, stava prendendo forma anche nel nostro territorio. La prima vittima di Coronavirus a Vo', un paese di per sè "anonimo", ma che nel breve periodo si è visto puntare addosso i riflettori del mondo intero.

I casi di contagio hanno iniziato ad aumentare giorno dopo giorno e hanno varcato i confini di un paesino che si è visto bloccare ogni via di fuga. Con grande rapidità, prendeva forma una pandemia che ha stretto in una morsa il Paese intero.

Una realtà a tratti surreale che forse ha portato l'uomo a riflettere e fermarsi. "Forse per la prima volta l'uomo non si è più sentito così onnipotente come pensava di essere - racconta don Federico Fabris, parrocco di Mure e Laverda - forse l'essere inermi di fronte al dilagare di un'emergenza così pericolosa ci ha permesso di fermarci e riflettere che da soli non ce la possiamo fare. Emblematica è stata l'immagine che ci è arrivata da Papa Francesco quando, in una San Pietro deserta, ha pregato con i fedeli collegati da tutto il mondo, ricordando che solo uniti potremo venir fuori da questo momento difficile".

Don Federico Fabris (conosciuto anche come Iron Priest sacerdote d'acciaio), nativo di Roana, dal 2017 è il riferimento dei fedeli nelle parrocchie di Mure e Laverda, nel Vicentino. In un momento così difficile ha dovuto cambiare anche il suo approccio con i parrocchiani. Dacchè il governo centrale e la Regione, per far fronte all'emergenza, hanno iniziato a mettere in atto una serie di misure restrittive per evitare situazioni che potessero diventare terreno fertile per il contagio da Covid-19, si è trovato a parlare con la propria comunità attraverso i social, attraverso le app, era l'unico modo per far arrivare loro la parola di DIo.

"Ho iniziato per gradi - racconta don Federico - prima con un paio di fogli appesi in bacheca, all'esterno della chiesa, poi con il consueto bollettino parrocchiale e alla fine con il supporto dela tecnologia. Il bene comune era ed è più importante per cui non abbiamo dovuto rinunciare alle messe bensì, senza poter darci appuntamento in chiesa, sono arrivato direttamente nelle case dei miei parrocchiani attraverso il video. Ho attivato un canale Youtube e lì ho iniziato a caricare le messe in streaming piuttosto che spunti di riflessione su quanto stiamo vivendo". 

Uno strumento che sembra essere più consono ai giovani, avezzi con la tecnologia, e invece sono gli adulti e anziani i maggiori fruitori. Ebbene sì, loro, fino a ieri lontani dai social, oggi chiedono supporto per ascoltare le messe e se qualcosa non va, chiamano il don per comunicargli che l'audio era troppo basso o per dargli altri accorgimenti.

Indubbiamente è cambiato il modo di salutare le anime che in questo periodo stanno lasciando la vita terrena: "Da quando è iniziato ho benedetto quattro persone - continua don Federico - non è stato possibile fare il funerale in chiesa, è vero, ma la benedizione non è mancata così come la liturgia della parola in cimitero, l'incensazione, l'aspersione della bara. Gesti condivisi con una stretta cerchia di persone, però i passaggi fondamentali ci sono stati. Non solo, penso che, una volta che tutto questo sarà finito, noi preti anzichè pensare a dar vita ad incontri dovremo forse dedicare del tempo in più a chi ha perso un proprio caro e come uomini, dovremo forse iniziare a parlare di più della morte per preparaci al saluto".

Ma come cambierà l'approccio alla fede alla fine di tutto questo? "E' questa una domanda che mi sono posto anch'io come religioso - spiga don Federico - mi sono chiesto se sarò ancora in grado di essere parroco io. Il dopo è difficile da pensare ma credo che chi prima aveva una fede importante forse la approfondirà maggiormente, chi era scettico si metterà forse in discussione e forse chi non credeva prima continuerà a pensarla così".

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Ci stiamo avvicinando ad uno dei momenti clou per chi crede in Dio, ovvero la Resurrezione di Cristo, ecco che don Federico ha voluto lanciare un messaggio ai fedeli: "La parola Pasqua - spiega - significa di per sè passaggio e penso che possiamo pensare a questo periodo storico proprio come ad un momento di passaggio. Nel vangelo di domenica racconta delle donne che vanno al sepolcro e lo trovano vuoto. Possiamo paragonare il sepolcro al virus contro il quale stiamo lottando. Quelle donne erano cariche di angoscia, di paura, così come lo siamo noi ora. Dovremo forse interrogarci su questo e vivere alla stessa maniera".

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