Coronavirus, fase 2: i criteri per monitorare l'epidemia

Firmato dal ministro della Salute il decreto. Come faranno gli esperti da lunedì in poi a monitorare l'andamento dell'epidemia e capire se il coronavirus riprenderà forza in Italia? Sono stati messi nero su bianco non uno ma venti criteri

Foto Ansa

Come funzionerà il monitoraggio del rischio sanitario per l'evoluzione della situazione epidemiologica? Detto in altri termini, come faranno gli esperti da lunedì in poi a monitorare l'andamento dell'epidemia e capire se il coronavirus riprenderà forza in Italia? Sono stati messi nero su bianco non uno ma venti criteri. Firmato dal ministro della Salute, Roberto Speranza, il decreto ministeriale: "In assenza di un vaccino o di un trattamento farmacologico efficace, e a causa del livello di immunità della popolazione ancora basso, può verificarsi una rapida ripresa di trasmissione sostenuta nella comunità", si legge nell'allegato che contiene i criteri di monitoraggio previste dal decreto.

"Tutto questo, come anche suggerito dagli organismi internazionali, presuppone l’implementazione e il rafforzamento di un solido sistema di accertamento diagnostico, monitoraggio e sorveglianza della circolazione di Sars-CoV-2, dei casi confermati e dei loro contatti al fine di intercettare tempestivamente eventuali focolai di trasmissione del virus, del progressivo impatto sui servizi sanitari". Allo stato attuale dell’epidemia, "il consolidamento di una nuova fase, caratterizzata da iniziative di allentamento del lockdown e dalla loro progressiva estensione, può aver luogo solo ove sia assicurato uno stretto monitoraggio dell’andamento della trasmissione del virus sul territorio nazionale".

"Altri presupposti sono, per assicurare l’identificazione e gestione dei contatti, il monitoraggio dei quarantenati, una adeguata e tempestiva esecuzione dei tamponi per l’accertamento diagnostico dei casi, il raccordo tra assistenza primaria e quella in regime di ricovero, nonché la costante e tempestiva alimentazione dei flussi informativi necessari, da realizzarsi attraverso l’inserimento dei dati nei sistemi informativi routinari o realizzati ad hoc per l’emergenza in corso". Per gli scopi di monitoraggio, e per classificare tempestivamente il livello di rischio in modo da poter valutare la necessità di modulazioni nelle attività di risposta all’epidemia, "sono stati disegnati alcuni indicatori con valori di soglia e di allerta che dovranno essere monitorati, attraverso sistemi di sorveglianza coordinati a livello nazionale, al fine di ottenere dati aggregati nazionali, regionali e locali".

Coronavirus, come sarà valutato il rischio sanitario nella fase 2

Il monitoraggio nei prossimi mesi comprenderà indicatori di processo sulla capacità di accertamento diagnostico, indagine e gestione dei contatti e indicatori di risultato relativi a stabilità di trasmissione e alla tenuta dei servizi sanitari. "La fase di transizione dell’epidemia di Covid-19 si propone di proteggere la popolazione, con particolare attenzione per le fasce di popolazione vulnerabile, e di mantenere un numero di casi di infezione limitato e comunque entro valori che li rendano gestibili da parte dei servizi sanitari del Paese", precisa il testo.

I criteri da valutare sono "il mantenimento di un numero di nuovi casi di infezione da Sars-Cov-2 stabile ovvero un aumento limitato nel numero di casi nel tempo e nello spazio, che possa essere indagato in modo adeguato e contenibile con misure di controllo locali". E inoltre "il mantenimento o riduzione del numero di casi di trasmissione in strutture che ospitano popolazioni vulnerabili (cluster in ospedali, Rsa, altre strutture assistenziali, case di riposo ecc.) e assenza di segnali di sovraccarico dei servizi sanitari". Le soglie definite negli indicatori proposti sono mirate a monitorare il mantenimento di questi criteri.

Sono inoltre identificati "valori di allerta - si legge nel testo - che devono portare a una valutazione del rischio congiuntamente nazionale e delle Regioni interessate, per decidere se le condizioni siano tali da richiedere una revisione delle misure adottate/da adottare ed eventualmente anche della fase di gestione dell’epidemia". Una "classificazione di rischio moderato/alto/molto alto porterà ad una rivalutazione e validazione congiunta con la Regione interessata che porterà a integrare le informazioni da considerare con eventuali ulteriori valutazioni svolte dalla stessa sulla base di indicatori di processo e risultato calcolati per i propri servizi".

Tutte le settimane classificazione aggiornata del rischio per ogni Regione

Se la situazione peggiorerà, verranno intraprese immediatamente tutte le azioni necessarie. Qualora si confermi un rischio "alto/molto alto, ovvero un rischio moderato ma non gestibile con le misure di contenimento in atto, si procederà ad una rivalutazione delle stesse di concerto con la Regione interessata". La classificazione aggiornata del rischio per ciascuna Regione "deve avvenire almeno settimanalmente". Il ministero della Salute, tramite apposita cabina di regia, che coinvolgerà le Regioni, province autonome e l’Iss, raccoglie le informazioni necessarie per la classificazione del rischio e realizza una classificazione settimanale. Infine, "la ricerca e la gestione dei contatti, per essere condotta in modo efficace, deve prevedere un adeguato numero di risorse umane".

Infine, per garantire in modo ottimale questa attività essenziale dovrebbero essere messe a disposizione nelle diverse articolazioni locali "non meno di 1 persona ogni 10.000 abitanti includendo le attività di indagine epidemiologica, il tracciamento dei contatti, il monitoraggio dei quarantenati, l’esecuzione dei tamponi, preferibilmente da eseguirsi in strutture centralizzate (drive in o simili), il raccordo con l’assistenza primaria, il tempestivo inserimento dei dati nei diversi sistemi informativi".

da today.it

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