Coronavirus: un reportage sulla morte in solitudine e la lotta degli angeli

Il fotografo vicentino Mauro Pozzer è entrato nel reparto Covid del San Bortolo. Nel video le immagini struggenti di chi ci sta lasciando e l'impegno immane dei sanitari

E’ un viaggio dentro il coronavirus, nel tunnel dei reparti Covid degli ospedali vicentini quello di Mauro Pozzer. Immagini in bianco a nero, tra sofferenza e gioia, come la vita degli ammalati e dei sanitari, perchè i colori nel mondo si sono spenti con l’arrivo del virus. Sono in tanti a vivere in prima persona il dramma di questa pandemia, oltre alle migliaia di malati, i familiari e il personale ospedaliero. 

Mauro Pozzer era un fotografo di matrimoni scintillanti, in location stupende dalla California ai Paesi Arabi. La perdita della moglie lo ha risucchiato nel buio del dolore, ha ritrovato la luce con un progetto fotografico dove mostra con grande sensibilità la malattia e la lotta per la salvezza che impregna l’aria di ogni corsia.

Come si può sentire nel video la voce di Mauro si fa spesso roca per l’emozione nel raccontare le scene drammatiche viste nel suo viaggio al termine della notte dove non si riesce più a respirare.

Videomaker: Dino Tognato

L'INFERNO

“Ogni volta per entrare nei reparti dovevo fare la stessa identica vestizione di tutti gli operatori. E’ una cosa impegnativa perché si è completamente bardati con delle tute sigillate e non si riesce a respirare. I reparti dove la morte si tocca da vicino sono la terapia intensiva e la geriatria, qui le persone sono agli ultimi istanti di vita. E il dolore è straziante. Mi ha colpito tantissimo poi entrare nel sotterraneo delle malattie infettive dove ho visto una stanza ripostiglio piena di sacchetti di plastica nera contenenti gli effetti personali dei pazienti. Gli oggetti dei morti Covid devono essere bruciati completamente.”

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GLI ANGELI

“Mi ha veramente sorpreso la grande forza, la carica, la determinazione del personale ospedaliero, sia medici, infermieri, operatori socio-sanitari, addetti alle pulizie. Stanno mettendocela tutta veramente, fanno sacrifici inimmaginabili, come non poter rientrare alla sera in famiglia, addirittura c'è chi dorme in macchina tra un turno e l'altro. Oppure ha ricavato una specie di camera da letto in garage per non avvicinarsi ai propri familiari per paura di poterli contagiare.

I degenti nella terapia intensiva sono inermi e completamente isolati, mi ha lacerato il cuore vedere le persone molto anziane, che non hanno dimestichezza con la tecnologia, che quando gli viene portato l'iPad per poter fare le videochiamate con i parenti a casa gli si illuminano gli occhi. Di fronte alla magia di vedere i loro cari sembrano dei bambini, allungano le mani come per toccarli cercano di baciare il tablet.  E’ l'unico modo di chi è in isolamento per poter avere un contatto umano con con le persone che amano.”

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IL LIBRO: NESSUNO SI SALVA DA SOLO

Questo reportage diventerà un archivio storico del momento epocale che stiamo vivendo. E’ mia intenzione far sì che questa foto non rimangano chiuse in un computer ma diventino un libro su una discesa all’inferno e la redenzione. Tutti indipendentemente da chi erano prima da quando c’è il virus sono diventati migliori, più empatici, più umani.

Ieri si è conclusa la prima fase del progetto #nessunosisalvadasolo. Due settimane molto intense oltre 6000 immagini in 6 ospedali vicentini. Quasi ogni giorno ho condiviso i reparti Covid con gli operatori sanitari raccontando i loro sacrifici per salvare le persone da questo maledetto virus, e come loro mi sono portato sul corpo e nell'anima tutti i segni delle protezioni come temporanee cicatrici.

"Cicatrici" che sul corpo alla sera spariscono, quelle nell'anima no. E non ti fanno dormire la notte, e le accumuli giorno dopo giorno.

Tanti stanno ancora lottando, tanti ne sono usciti pesti ma vivi, tanti non ce l'hanno fatta.

Giovedì prossimo rifarò il tampone per scongiurare il pericolo di aver contratto il contagio. Adesso sto bene e sono fiducioso che anche stavolta sarà negativo.

Nelle prossime settimane inizierò una nuova fase del progetto, sperando di riuscire a raccontare una storia nuova, diversa. Una storia di rinascita, di lento ritorno verso una normalità che tutti ci auguriamo arrivi presto."

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