Covid-Hotel, in Veneto 16 strutture per pazienti dimessi dagli ospedali

Nel Vicentino due a Vicenza e uno a Bassano. Avranno esclusivamente «funzione alberghiera», senza personale sanitario. Per ora, comunque, la richiesta di posti è bassa

Sono 16 i potenziali covid hotel individuati in Veneto, ovvero strutture ricettive che potrebbero essere utilizzate per ospitare persone positive al coronavirus dimesse dall'ospedale (quindi che non hanno più bisogno di cure) e che però non possono rientrare nella propria abitazione perché rischierebbero di contagiare i conviventi: ad esempio ad anziani che potrebbero contagiare il coniuge, o chi ha magari una famiglia numerosa e un appartamento piccolo che non consentirebbe un corretto isolamento. Le strutture, che saranno attivate solo in base alle esigenze delle singole Unità sanitarie, potranno accogliere persone che hanno vinto il Covid e che potrebbero tornare a casa, ma non hanno gli spazi idonei per terminare la convalescenza.

I covid hotel individuati sono: Villa Zelosi a Bassano del Grappa nella Ulss 7; Residence Hospital e Hotel de la Ville a Vicenza nella Ulss 8; Staycity aparthotels a Mestre nella Ulss 3, Hotel Lucciola e Residence Progresso a Jesolo nella Ulss 4; una nuova struttura a Domegge di Cadore e l'Hotel Europa Executive di Belluno nella Ulss 1; Villa Fiorita a Monastier nella Ulss 2; Hotel Europa Executive a Rovigo nella Ulss 5; Point Hotel a Conselve, Casa del Pellegrino a Padova, Hotel Terme Augustus a Montegrotto, nella Ulss 6; Ark Hotel a Verona, Hotel City a San Giovanni Lupatoto e Postumia a Villafranca nella Ulss 9.

Il Veneto ha presentato quindi una lista che copre tutte le 9 aziende sanitarie, considerato che il commissario nazionale per l'emergenza, Domenico Arcuri, aveva chiesto una struttura per provincia. Va ricordato che la nostra regione, come spiegato dall'assessore alla Sanità, Manuela Lanzarin, non è a rischio per quanto riguarda i posti disponibili nelle strutture ospedaliere. «Nel nostro caso l'hotel ha funzione solo alberghiera e serve ad ospitare persone che potrebbero tornare a casa (la malattia ha fatto il suo decorso ma potrebbero essere ancora positivi) ma non hanno gli spazi idonei; oppure ancora persone per determinate questioni, casi sociali o altre situazioni di comunità che non hanno spazi adeguati per fare l'isolamento in sicurezza. Quindi non hanno bisogno di assistenza sanitaria».

«Ne abbiamo più di una per provincia - ha detto Lanzarin - Ce ne veniva chiesta una per provincia, ora valuteremo assieme al commissario Arcuri». «In queste strutture - ha chiarito - non c'è necessità che ci sia personale sanitario. Può essere che periodicamente ci siano dei controlli da parte dell'Ulss. Per il vitto e l'alloggio ci si organizza a seconda delle strutture». «Ragioniamo con le Ulss - ha aggiunto - anche rispetto alla parte economica. Lo Stato prevede dei fondi anche per questo, troveremo delle modalità di ristoro, delle tariffe. A pagare sarà lo Stato e non i privati cittadini, né tantomeno le Ulss venete». Ad oggi - ha specificato - non ci sono molte richieste».

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