Coronavirus, il bilancio di una settimana di paura:«Ma la vera peste si chiama crisi e recessione»

Dopo le misure drastiche, la messa in moto della macchina sanitaria regionale e la grande diffusione a mezzo stampa dell'emergenza, ora il Governo di Zaia invita a non creare allarmismo. E si comincia a parlare del dopo-virus

Il cartello affisso all'esterno di un negozio in centro

Oltre 6 mila tamponi eseguiti in Veneto, 116 i casi positivi al test e confermati  (in gran parte asintomatici), 27 ricoverati di cui 8 in terapia intensiva, due morti e 2 contagiati già dimessi.  Questi ad oggi i numeri dell’epidemia in Veneto che sinora ha interessato in prevalenza soggetti in età anziana, spesso affetti già da altre patologie.  Solo un minore, una bambina di otto anni a Limena, risulta positivo al test, peraltro senza manifestare sintomi clinici. E se dopo la grande paura la Regione ora cerca di smorzare la psicosi, un'altro spettro preoccupa il Veneto. Quello della crisi e della recessione. 

«Il coronavirus non è la peste bubbonica di manzoniana memoria. Non è nemmeno ebola. Arrivo a dire che non mi sembra nemmeno parente di Sars, Aviaria o Spagnola. Ma il punto è che se andiamo avanti così la peste arriverà nei bar, nei negozi, negli alberghi, nei ristoranti. E avrà un nome e un cognome: crisi e recessione». L’assessore allo sviluppo economico della Regione del Veneto interviene sulla vicenda coronavirus in particolare per quanto riguarda le ripercussioni sul mondo delle imprese e dell’economia, e punta il dito verso l’Europa. «Sono sempre più sconcertato sull’assordante silenzio dell’Unione europea – sottolinea - la crisi sanitaria c’è e va affrontata con razionalità ma se non riprenderemo presto la vita di tutti i giorni sarà difficilissimo dover affrontare un’emergenza economica che riguarderà tutti i settori produttivi. Ma non ho sentito di piani di emergenza per iniettare risorse nel sistema produttivo, o decreti d’urgenza per salvaguardare le nostre imprese». 

I NUMERI DELL'EMERGENZA

Tornando all'aspetto sanitario, si  sta decidendo in queste ore se reiterare l’ordinanza regionale per il coronavirus, ed eventualmente in quali termini. Ma anche in caso di revoca dell’ordinanza, le scuole di Vo’ Euganeo (oggetto del Dpcm ministeriale) e di Limena (dove si è registrato un caso positivo al virus), nel Padovano, rimarrebbero chiuse. Il plesso di Limena interessa circa 180 bambini.

Per l'emergenza Covid 19 sono stati disposti ad oggi 145 i posti letto nei reparti per malattie infettive della Regione e acquisti in massa di materiale sanitario (tamponi, mascherine, gel, camici, calzari, guanti) per consentire ai sanitari di far fronte al maggior fabbisogno per almeno tre mesi. Si è provveduto all’assunzione immediata 215 figure professionali della sanità che verranno distribuiti alle diverse ULSS: 100 infermieri professionali, 80 operatori sociosanitari, 20 assistenti sanitari, 10 tecnici, 5 autisti, mettendo nuove forze in campo per far fronte all’emergenza, figure assunte a tempo indeterminato e quindi saranno in forza anche dopo emergenza. Il bilancio è stato fatto questa mattina dall'assesore alla sanità che ha dichiarato: «Quanto all’impegno economico della Regione, tutte queste  spese aggiuntive per test, materiale sanitario, ordinativi aggiuntivi e rinforzo personale, destinato in particolare ai presidi ospedalieri di Padova e Treviso, entrano nella contabilità separata, che presenteremo al Governo. C'è l'impegno dell’esecutivo nazionale a rifondere alcune spese, anche se al momento non siamo a conoscenza di alcun provvedimento».

LE PROCEDURE PER I CONTATTI DI CASI CONFERMATI

Per aiutare la chiarezza della conoscenza delle situazioni legate al coronavirus da parte della popolazione, gli esperti della Regione Veneto hanno approntato uno schema (flow-chart), basato sulle precisazioni inviate dal Ministero della Salute con la circolare del 25 febbraio, che spiega quando va eseguito il tampone nei soggetti contatto di caso confermato. Eccone una sintesi:

  • Se il contatto stretto è asintomatico, viene posto in isolamento domiciliare fiduciario senza l’esecuzione del test con tampone.

  • Se il soggetto, durante il periodo dei 14 giorni di durata dell’isolamento, dovesse manifestare una sintomatologia, lieve o grave che sia, viene immediatamente preso in carico dal servizio sanitario regionale.

  • Nel caso in cui la sintomatologia sia lieve, viene garantita la valutazione da parte del proprio medico curante e l’effettuazione del tampone.

  •  Se la sintomatologia invece è grave, interviene il 118 e il paziente viene trasferito al reparto di malattie infettive dell’ospedale di riferimento e viene effettuato il tampone. 

  • Se il tampone risulta positivo, si prosegue con quanto previsto per il caso confermato.

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