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Il Veneto torna in area gialla: l'ordinanza del ministro Speranza

Il ministero della Salute "libera" quasi tutta l'Italia. Anche Lombardia, Piemonte, Lazio e le altre regioni che sembravano dover rimanere in arancione. Nessun territorio è in zona rossa

Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, sulla base dei dati e delle indicazioni della Cabina di Regia, firmerà in giornata nuove ordinanze che andranno in vigore a partire da domenica 31 gennaio. Sono in area arancione le Regioni Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria e la Provincia Autonoma di Bolzano. Tutte le altre Regioni e Province Autonome sono in area gialla.

L'ordinanza di Speranza: Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria, Bolzano in zona arancione, il resto d'Italia in zona gialla (anche la Lombardia)

Nessuna regione in zona rossa: scendono in arancione Sicilia e Provincia di Bolzano. Mentre molte regioni passano da arancione a giallo, comprese Lombardia e Lazio, di cui si è discusso in questi giorni. Con loro "guadagnano" un colore migliore anche Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Fvg, Liguria, Marche e Piemonte. Secondo la nuova ripartizione che verrà ufficializzata con l'ordinanza sono in:

  • zona gialla: Lombardia, Piemonte, Lazio, Veneto, Campania, Basilicata, Molise, Provincia autonoma di Trento, Toscana, Abruzzo, Calabria, Emilia-Romagna, Valle d'Aosta, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Marche;
  • zona arancione: Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria, Provincia Autonoma di Bolzano; 
  • zona rossa: nessuna regione

Le indiscrezioni uscite nei giorni scorsi descrivevano una situazione completamente diversa nelle regioni a causa di un'interpretazione del Dpcm uscita proprio dal ministero della Salute secondo la quale non essendo trascorso il quattordicesimo giorno dall'entrata in vigore delle norme restrittive, di molte regioni (dieci) che aspiravano al giallo soltanto Calabria, Emilia-Romagna e Veneto sarebbero passati all'area con minori restrizioni. Ma una decisione non era stata ancora presa e intanto molti presidenti di Regione avevano minacciato ricorsi al Tar. Alla fine il report #37 dell'Istituto Superiore di Sanità ha certificato il passaggio o la permanenza di tutti gli enti locali in aree di relativa sicurezza (nessuna regione si trovava a rischio alto) e allo Speranza ha deciso di anticipare i contenuti dell'ordinanza. In Italia si registra "un decremento del tasso di incidenza dei casi, anche se è una decrescita lenta, tranne che a Bolzano. Vediamo un leggero aumento dei casi asintomatici o paucisintomatici e questo tiene conto del fatto che l'uso più ampio dei test antigenici consente di individuare asintomatici. L'Rt è in calo, e questo è sicuramente positivo", ha spiegato il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, al punto stampa sull'analisi dei dati della Cabina di Regia. Anche per la mortalita', ha sottolineato, "c'è una decrescita, abbastanza lenta". 

Il report 37 con il monitoraggio delle regioni del 29 gennaio in Pdf

L'epidemiologo Gianni Rezza alla conferenza stampa del ministero della Salute ha detto: "La situazione è migliorata. Incidenza e Rt in lieve calo ci dicono che la tendenza in questo momento è positiva. Ma l'incidenza è tuttavia ancora elevata e resto alto il numero dei morti. Quindi le misure prese hanno funzionato anche se si fatica ad abbattere molto l'incidenza di nuovi casi, in un quadro in cui il virus in Ue circola molto e ci sono varie varianti". 

Cosa dice il Report #37 del monitoraggio dell'Iss e del ministero

Il monitoraggio dell'Iss e del ministero della Salute nel Report #37 dice che "La situazione complessiva, sia in termini di incidenza che di impatto sui servizi assistenziali, mostra lievi segnali di miglioramento, nonostante una fase prolungata ed estesa di interventi di mitigazione in gran parte del territorio. Questo si realizza in un contesto europeo caratterizzato in diversi paesi da epidemie in rapido peggioramento in particolare spinte dall’emergenza di nuove varianti virali a più elevata trasmissibilità e già identificate nel nostro paese. L’epidemia resta pertanto in una fase delicata ed un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane è possibile, qualora non venissero garantite rigorose misure di mitigazione sia a livello nazionale che regionale. Si conferma pertanto la necessità di mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone". Queste le conclusioni del report:

  • nella settimana in valutazione (18/1/-24/01/2021), si osserva una lieve diminuzione della incidenza nel Paese (136,50 per 100.000 abitanti vs. 152,85). La diminuzione dell’incidenza è avvenuta nonostante l’estensione dal 15 gennaio della definizione di caso ai test antigenici rapidi come definito dalla circolare dell’8 gennaio 2021;
  • nel periodo 30 dicembre 2020 – 12 gennaio 2021, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,84 (range 0,75– 0,98), in diminuzione rispetto alla settimana precedente e con il limite superiore del range sotto l’uno.
  • complessivamente, una sola Regione ha una classificazione di rischio alto secondo il DM del 30 Aprile 2020 (vs quattro la settimana precedente), dieci hanno un rischio moderato (di cui una ad alto rischio di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e dieci con rischio basso.; resta, comunque, elevato l’impatto sui servizi assistenziali nella maggior parte delle Regioni/PPAA;
  • l’epidemia resta in una fase delicata ed un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane è possibile, qualora non venissero garantite rigorose misure di mitigazione sia a livello nazionale che regionale. L’attuale quadro a livello nazionale sottende infatti forti variazioni inter-regionali con alcune regioni dove il numero assoluto dei ricoverati in area critica ed il relativo impatto, uniti all’elevata incidenza impongono comunque incisive misure restrittive;
  • si conferma pertanto la necessità di mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone. È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile. Si ricorda che è obbligatorio adottare comportamenti individuali rigorosi e rispettare le misure igienico-sanitarie predisposte relative a distanziamento e uso corretto delle mascherine. Si ribadisce la necessità di rispettare le misure raccomandate dalle autorità sanitarie compresi i provvedimenti quarantenari dei contatti stretti dei casi accertati e di isolamento dei casi stessi;
  • Si invitano le Regioni/PPAA a realizzare una continua analisi del rischio a livello sub-regionale. É necessario mantenere e/o rafforzare le misure di mitigazione in base al livello di rischio identificato come indicato nel documento “Prevenzione e risposta a COVID-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale” trasmesso con Circolare del Ministero della Salute del 12/10/2020 Prot. 32732. 

L'ordinanza che ha portato in zona arancione Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Umbria e Valle d'Aosta è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 16 gennaio scorso ed è in vigore dal 17. Sardegna e Lombardia erano invece in zona arancione dal 23 gennaio, ma, come sappiamo, in virtù della famosa "correzione" dell'indice di contagio Rt dopo la collocazione in zona rossa per errore  la circolare (disponibile sul sito del ministero) si basava sulla rivalutazione "ora per allora" dei dati del report n. 35 del 15 gennaio.

fonte: Today

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