Umanità reclusa e mancanza di dispositivi in carcere: la denuncia della Camera penale

Arrestati che non hanno potuto assistere in video collegamento all'udienza di convalida del loro arresto piuttosto che avvocati che si sono visti rigettare una richiesta di domiciliari. Sono queste le situazioni che vengono segnalate dal Consiglio direttivo

Il carcere, forse più di ogni altro luogo, segna la misura con la quale uno Stato autenticamente democratico mette alla prova sé stesso, i propri limiti, la propria tenuta. Sono di questi giorni due notizie che riguardano il carcere di Vicenza segnalate dalla Camera penale berica.

"La prima - spiega in una nota il consiglio direttivo –  riguarda due avvocati, entrambi iscritti all’Unione delle Camere Penali Italiane che, dopo aver presentato un’istanza di detenzione domiciliare per un loro assistito (rigettata da parte del Tribunale di Sorveglianza), si sono rivolti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo; quest’ultima ha deciso di chiedere direttamente al Governo nazionale quali siano le condizioni del carcere di Vicenza e le condizioni del richiedente, nonché quali misure di sicurezza siano state assunte dalle autorità competenti per proteggere il richiedente e gli altri detenuti dal rischio di contrarre il Covid-19".

"La seconda - continuano -  è relativa all'arresto di due persone, condotte poi alla Casa circondariale di Vicenza, in attesa della celebrazione dell’udienza di convalida. Udienza che, in ragione di misure urgenti adottate a seguito dell’emergenza Covid-19, gli indagati non soltanto non hanno potuto partecipare fisicamente e personalmente, ma neppure in video- collegamento dalla stanza appositamente creata presso il carcere, perché non vi erano in dotazione sufficienti dispositivi di protezioni ad accompagnarli in sicurezza". 

"Se queste sono le condizioni in cui facciamo vivere l’umanità reclusa - chiosano - allora viene davvero spontaneo chiedersi se il nostro Paese sia ancora in grado di garantire a tutti un grado minimo – ancorché ridotto, oggi, data l’emergenza – di tutele.  Non possiamo neppure pensare che un detenuto non possa partecipare (neppure in video- collegamento!) ad un’udienza che riguarda la sua libertà personale, facendosi vedere e vedendo in faccia il giudice che deciderà della sua vicenda, sol perché non vi sono dispositivi di protezione sufficienti ad accompagnarlo da una stanza ad un’altra". 

"Proprio per questo – ed a maggior ragione – attendiamo con grande trepidazione le risposte che il Governo fornirà alla Corte Europea sulla prima vicenda. Il carcere  - sottolineano - non può e non dev’essere considerato come una sorta di “terra di nessuno”: anche oltrepassata la sua porta dev’essere garantito, con ogni misura necessaria e possibile, il diritto alla salute dei detenuti e di tutto il personale che vi opera. Così come ad ogni arrestato dev’essere garantito di poter partecipare a un’udienza, pur con le limitazioni che risultano strettamente necessarie per ragioni di tutela sanitaria". 

"Se il problema è (anche) la mancanza di dispositivi di protezione in carcere - concludono - occorre intervenire immediatamente e senza ritardo fornendo mascherine e ogni altro presidio necessario a tutelare la salute del personale e dei detenuti".

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