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Martedì, 18 Giugno 2024
Attualità Trissino

I «temibili» Pfas? Sono presenti «in tutta Italia»: ma il 70% dei controlli avviene solo tra Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli

Sono queste le conclusioni cui è giunto uno studio di Greenpeace. Che spiega come in alcune Regioni del Meridione queste sostanze non siano nemmeno cercate mentre a livello nazionale la reale portata della contaminazione rimane «sconosciuta»

Una nuova inchiesta di Greenpeace Italia, basata su dati Ispra raccolti tra il 2019 e il 2022, dimostra che la contaminazione da Pfas è presente in tutte le Regioni italiane in cui sono state effettuate le indagini nei corpi idrici ossia fiumi, laghi e acque sotterranee. Lo rende noto la stessa Greenpeace in una nota diramata oggi 28 maggio.

Malgrado l'ampia diffusione di questo inquinamento, nella maggior parte del nostro Paese i controlli sono ancora pochi, frammentari o addirittura assenti, tanto che, si legge, la reale portata della contaminazione «è ancora sconosciuta». Secondo quanto riportato nel rapporto di Greenpeace Italia «La contaminazione da Pfas in Italia», queste sostanze sono state rinvenute in quasi 18mila campioni, pari al 17% delle analisi effettuate dagli enti preposti tra il 2019 e il 2022.

«I dati relativi alla presenza di Pfas in Italia confermano un'emergenza nazionale diffusa e fuori controllo, che interessa non solo le aree già note per questa contaminazione, ovvero alcune province del Veneto e la zona dell'Alessandrino in Piemonte, ma anche numerose altre aree del Paese», afferma Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna No Pfas della Ong Greenpeace Italia. Si tratta di un quadro «grave e per di più incompleto a causa della mancanza di uniformità nei controlli a livello nazionale e dell’inefficacia dei monitoraggi in numerose Regioni».

Secondo i dati Ispra analizzati da Greenpeace Italia, la percentuale di valori positivi ai PFAS varia da Regione a Regione, anche a seconda dell’accuratezza delle misurazioni effettuate dai diversi enti pubblici. In poche parole, più una Regione fa controlli e utilizza strumenti precisi e all'avanguardia, più è probabile che venga rilevata una positività da Pfas durante i monitoraggi. Basilicata (31%), Veneto (30%) e Liguria (30%) sono le Regioni con la più alta percentuale di analisi positive rispetto ai controlli effettuati tra il 2019 e il 2022. Anche altre sei Regioni (Lombardia, Toscana, Lazio, Umbria, Abruzzo, Campania) presentano un tasso di positività superiore al 10% nel periodo preso in considerazione.

Nonostante questa diffusa contaminazione, la disomogeneità nei controlli degli enti preposti che è stata ricostruita da Greenpeace Italia è sconcertante: quasi il 70% delle analisi nazionali è stato infatti eseguito in sole quattro Regioni del nord Italia (Veneto e Piemonte, interessate da casi storici e ben documentati, a cui si aggiungono Lombardia e Friuli-Venezia Giulia), mentre il restante 30% è distribuito nelle altre dodici Regioni interessate dalle verifiche, creando una sproporzione in termini numerici e di accuratezza. In quattro Regioni del sud Italia (Puglia, Sardegna, Molise e Calabria), dal 2017 al 2022 non risulta invece alcun controllo sulla presenza di Pfas nei corpi idrici. Oltre ad alcune aree del Veneto e dell’Alessandrino, i dati raccolti evidenziano criticità nel novarese, in Lombardia (province di Como, Lecco, Pavia e Monza Brianza), Lazio (Roma, zona Ponte Galeria e viterbese), Emilia Romagna e Abruzzo. 

«La situazione rappresentata dai dati Ispra è grave e la realtà potrebbe essere anche peggiore perché si tratta di dati parziali. Cosa aspetta il governo retto dal premier Giorgia Meloni a promuovere un provvedimento che limiti, a livello nazionale, l'uso e la produzione di queste pericolose sostanze, a tutela dell'ambiente e della salute di tutte e tutti noi?». Questa è la riflessione di Ungherese.

Ma che cosa sono i «temibili» Pfas e che cos'è l'Ispra? I Pfas sono una sterminata famiglia di composti industriali nocivi per gli esseri viventi e pericolosa per l'ambiente. La più grave contaminazione a livello europeo riferibile a queste sostanze viene addebitata alla Miteni di Trissino nell'Ovest vicentino (in foto un corteo di protesta contro la presenza dello stabilimento): l'inquinamento ha colpito tutto il Veneto centrale tra Veronese, Vicentino e Padovano. L'Ispra invece è l'«Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale» ed è un ente pubblico statale. In queste ore tra l'altro si registra un'altra novità sul caso Miteni. Come riporta Veronasera.it uno dei soci della stessa Miteni, oggi fallita, sarà costretto a partecipare alla maxi bonifica prevista dalla Regione Veneto. Il socio che in questo senso è stato obbligato da un pronunciamento del Tar è il colosso nipponico Mitsubishi. 

LEGGI IL RAPPORTO LA CONTAMINAZIONE DA PFAS IN ITALIA

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