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La sede di Svt a Vicenza (foto Marco Milioni)

La sede di Svt a Vicenza (foto Marco Milioni)

L'ombra «del contagio» su Svt: è scontro coi lavoratori

I dipendenti temono che una parte della impennata dei positivi al Covid-19 abbia viaggiato sui mezzi della spa pubblica. Ugl e Usb proclamano lo stato di agitazione: «l'azienda non investe in prevenzione», l'allarme, «inascoltato, era stato lanciato da noi a settembre»

Il propagarsi a ritmi serrati del coronavirus preoccupa i lavoratori di Svt i quali temono che una parte del contagio che in queste settimane nella provincia berica è tornato a schizzare verso l'alto sia passato proprio attraverso i mezzi della società del trasporto pubblico che appartiene al Comune di Vicenza e alla Provincia di Vicenza. L'incontro in tema di contromisure che durante la mattinata di oggi 30 ottobre avrebbe dovuto portare una schiarita «è stato assolutamente insoddisfacente» tuona massimo D'Angelo, responsabile per la provincia berica del sindacato Usb trasporti. La situazione è così tesa che lo stesso sindacato assieme ad un'altra sigla di peso, l'Ugl, ha deciso di proclamare lo stato di agitazione: il quale altro non è che l'anticamera dello sciopero.

TRA VETRI «LURIDI» E VETTURE PULITE «CON UNA PEZZA BAGNATA»
Ma perché in viale Milano l'aria si taglia col coltello? «Impossibilità di verificare che i bus durante gli orari di punta «ospitino più dell'80% della capienza come chiesto dal governo per contenere la diffusione» del Sars-cov-2. Impossibilità di verificare che «ciascun passeggero indossi la mascherina». Sanificazione dei mezzi «carente o inesistente portata a vanti sì e no «con una pezza bagnata e pulizia radicale dei pullman clamorosamente «sospesa», vetri «luridi e posti guida indecenti». Questi sono gli addebiti mossi dalla Usb.

I BUS DI SECONDA MANO E LA STRETTA INTERNA «DELL'ULTIM'ORA»
E poi bus comprati usati che arrancano col pericolo «per utenti e lavoratori» che aleggia sullo sfondo. È questa «una parte cahier de doléances» che l'Usb da settimane squaderna sul tavolo del confronto con l'azienda. «Adesso la situazione è al limite, si sta oltrepassando il punto di non ritorno, ma noi questi problemi li avevamo segnalati nel tempo, tuttavia Svt non è stata all'altezza e i risultati si vedono tanto che ultimamente l'azienda ha cominciato a correre ai ripari sulla scorta del drammatico incedere degli eventi». Il riferimento è ai «dodici dipendenti positivi, tra autisti e amministrativi», al focolaio «rinvenuto nel deposito di Schio che si è provveduto a sanificare a spron battuto, alla mensa e ai distributori automatici chiusi con i conducenti che se debbono mangiare un panino o bere un caffè si trovano per strada a patto che l'orario permetta loro di trovare qualche esercizio aperto». Si tratta di parole che pesano come pietre e che il sindacato ha messo nero su bianco su un dossier di quattordici pagine in cui «il primo alert lanciato ad Svt - spiega D'Angelo - risale al 15 settembre». Il dirigente sindacale si dice poi rammaricato anche per una battaglia in solitudine «da cassandre inascoltate» condotta giustapposto da Ugl e Usb senza che altre sigle «importanti» come le confederali Cgil, Cisl e Uil facciano sentire la loro voce nel modo dovuto.

L'EMOLUMENTO AL DIRETTORE GENERALE
Poi c'è l'amarezza da parte dei lavoratori che a fronte dei sacrifici chiesti loro in questi mesi debbono fare «comunque i conti con il super-stipendio» che il direttore generale Umberto Rovini ha portato casa nel 2019: «120mila euro di retribuzione base, 54mila di premio di risultato nonché 23mila euro di importi e benefit per un totale di quasi 200mila euro». Rispetto ai quali parallelamente viaggiano, tra le tante consulenze esterne (queste le lamentele che circolano a mezza bocca tra i dipendenti), i quasi 28mila euro per il giornalista Federico Murzio per un incarico «ad affidamento diretto» quale «addetto stampa».

IL J'ACCUSE DI CAINERI
Non meno preoccupata è la Ugl che con il segretario provinciale Paolo Caineri attacca ad alzo zero: «Ugl e Usb hanno deciso di indire lo stato di agitazione poiché l'azienda non investe realmente nella prevenzione del rischio di contagio, ha disatteso di rivisitare una clausola di salvaguardia che prevede di rivedere le condizioni economiche degli ultimi assunti, si trattiene l'aggio ricevuto dal governo del ristoro della mancata vendita di titoli a bordo, carenza di personale, turni disagiati e troppo abbondantemente non programmati»: parole che in qualche modo ricalcano la preoccupazione espressa dallo stesso Caineri già nel marzo di quest'anno.

PROLOGO STUDENTESCO
Ma se si parla di «cassandre inascoltate» gli studenti non sono «da meno». Il 6 di ottobre per motivazioni non troppo distanti da quelle addotte dal sindacato avevano scioperato facendo molto rumore in provincia e poi non più tardi del 19 ottobre avevano messo nero su bianco le loro lamentele indirizzandole al Comune di Vicenza, alla Provincia di Vicenza, alla Regione Veneto e per ultimo ma non da ultimo anche ad Svt. Un appello accorato nel quale si parlava di «sovraffollamento dei mezzi di trasporto... causato in primo luogo dal loro insufficiente dispiegamento... che mette a rischio la salute di noi studenti e delle nostre famiglie». Adesso che «i bus sono semivuoti», anche perché sono davvero tante «le scuole che preferiscono la didattica a distanza - rimarcano i ragazzi - possiamo toccare con mano l'altra faccia della medaglia del medesimo problema».

LA SOCIETÀ
Tuttavia come la pensa al riguardo il vertice aziendale? Chi scrive ha chiesto un commento proprio al direttore generale Rovini, dal quale però, almeno per il momento, non è giunto alcun riscontro. Ad ogni buon conto il confronto seguirà i canali previsti dalla legge. Se sindacati e direzione non troveranno la quadra il contenzioso si sposterà in prefettura.

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