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Il punto Covid in via dell'Industria ad Arzignano (foto Marco Milioni)

Il punto Covid in via dell'Industria ad Arzignano (foto Marco Milioni)

Coda per il tampone al punto Covid dell'Ovest vicentino

La fila, già terminata, si è verificata nella città del Grifo nel primo pomeriggio. Intanto i dipendenti dell'Ulss 8 criticano «il bavaglio imposto agli operatori» per la circolazione delle notizie «relative alle misure organizzative» interne

Durante il primissimo pomeriggio di oggi 24 ottobre presso il centro polifunzionale dell'Ulss 8 di Arzignano in via dell'Industria si è formata una lunga fila di persone in attesa di un tampone per testare una eventuale positività da coronavirus. La fila è stata notata da molti passanti mentre «alcune segnalazioni da parte della cittadinanza sono giunte anche agli uffici dell'amministrazione comunale» fa sapere Enrico Marcigaglia, vicesindaco nonché assessore alla sicurezza della città del Grifo.

«Chiaramente - fa sapere quest'ultimo - se l'Ulss 8 ci chiederà di presidiare il punto Covid in zona industriale perché eventuali attese si risolvano in maniera ordinata noi saremo a disposizione». Gli utenti peraltro parlano di un picco di presenze, che si è risolto normalmente dopo che l'attesa è stata regolarmente smaltita man mano che i tamponi venivano «prontamente effettuati dal personale».

Ad ogni modo dopo le notizie degli ultimi giorni che parlano di aumento sostenuto dei casi di positività al Covid-19 sia nel Veneto che nel resto del Paese la situazione in seno alle Ulss del territorio rimane tesa. E nel Vicentino un sintomo di questa inquietudine, che ha scatenato le ire di un pezzo del sindacato nonché di una parte del personale, «lo si riscontra» anche in una nota vergata il 16 ottobre dal direttore generale dell'Ulss 8 berica Giovanni Pavesi il quale «con la scusa di rammentare a tutti le ovvie prescrizioni sancite dalla legge preconizza una sorta di bavaglio a danno dei dipendenti dell'azienda stessa». Il testo del dirigente parla chiaro: «Ancora oggi nonostante le raccomandazioni impartite con l'allegata nota del 9 marzo 2020... questa direzione riceve segnalazioni in ordine al mancato rispetto dell'obbligo del segreto d'ufficio da parte di dipendenti che condividono attraverso i social media notizie su accessi e ricoveri... da parte di utenti affetti da Covid-19 o su decisioni interne relative alle misure organizzative che l'Ulss intende adottare per fronteggiare l'emergenza sanitaria».

Appresso c'è la frase che ha scatenato l'ira di molti dipendenti perché costituirebbe «la prova» della volontà di evitare che si conosca l'esatta portata della situazione «blandendo» l'idea «del bavaglio mediatico e della museruola» disciplinare: «... Si confida in un atteggiamento responsabile e rispettoso delle indicazioni aziendali... anche per evitare il diffondersi di ingiustificati allarmismi». Questo è quanto veniva intimato a metà mese. Poi negli ultimi giorni si è registrato «il boom dei contagi». Chi scrive ha chiesto al direttore generale di esplicitare il proprio punto di vista sia rispetto a quanto accaduto a Arzignano sia per quanto riguarda la nota del 16 ottobre. Da Pavesi però, almeno per il momento, non è giunto alcun commento.

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