Processo Miteni, «la Cgil sarà parte civile»

Il segretario provinciale conferma l'impegno assunto settimane fa. Ed è critico coi comuni di Trissino e Montecchio Maggiore che hanno deciso di non partecipare al procedimento per il noto caso di contaminazione da derivati del fluoro che potrebbe iniziare a fine mese

da sinistra a destra Ezzelini Storti, Zanni e Righetti (foto Marco Milioni)

La Cgil vicentina si costituirà parte civile nel processo Miteni che a breve dovrebbe iniziare nella città del Palladio. L'annuncio è arrivato per bocca del segretario generale berico Giampaolo Zanni oggi 11 ottobre a mezzodì durante un briefing nella sede del sindacato provinciale in via Vaccari.

Ad ogni modo la Cgil non sarà sola perché altre associazioni come Medicina democratica, Isde, Greenpeace hanno già annunciato di volere prendere parte ad un processo «che viene già da ora considerato uno dei più importanti nel Paese per reati di natura ambientale». Infatti la contaminazione da derivati del fluoro (i temibili Pfas) che le autorità contestano alla fabbrica finita al centro del contendere, la Miteni di Trissino, «ha interessato tutto il Veneto centrale» per una platea potenziale di oltre 300mila residenti.

REATI AMBIENTALI
«La nostra presenza al processo che dovrebbe cominciare a fine mese a Borgo Berga è un passaggio dal significato preciso. In questo caso la Cgil non difenderà esclusivamente i lavoratori eventualmente coinvolti - fa sapere Zanni - perché per questo aspetto ci sono altri filoni d'inchiesta tuttora in atto». Uno riguarda le condotte successive al 2013 nell'ambito del quale la procura berica sta valutando gli aspetti legati alla produzione di Pfas di seconda generazione noti come GenX e C604. Poi c'è un altro filone che riguarda eventuali responsabilità in ambito di mancato controllo, filone che potrebbe riguardare alcune articolazioni della Regione Veneto come Arpav o Spisal, spiega lo stesso Zanni. Il quale precisa che da questo punto di vista per capire come stiano davvero le cose si dovrà attendere «la conclusione di queste indagini che ribadisco ancora una volta hanno molto più a che fare con i danni sicuramente patiti dai lavoratori che ricordiamocelo sono le persone al mondo che patiscono tra le più alte concentrazioni di Pfas nel sangue».

IL SINDACATO E LA TUTELA DELL'ECOSISTEMA
I motivi che hanno spinto la Cgil ad addentrarsi in questa vicenda processuale (le ipotesi di reato sono avvelenamento delle acque di superficie ed avvelenamento delle acque ad uso potabile o alimentare) li ha spiegati più nel dettaglio Giuliano Ezzelini Storti, segretario provinciale di Filctem, la sigla che in seno alla Cgil rappresenta, tra gli altri, i lavoratori del comparto chimico, conciario e della plastigomma. «Nello statuto di categoria nonché in quello della confederazione anche la tutela del contesto ecologico viene menzionata esplicitamente» fa sapere lo stesso Storti che oggi era presente al briefing assieme a Zanni e a Paolo Righetti, membro della segreteria generale veneta di Cgil. Detto in altre parole la Cgil sarà nel processo come parte civile proprio perché il suo statuto la equipara a tutti gli effetti anche ad una associazione di difesa ambientale.

La decisione di procedere in questa direzione (di cui si ventilava già da settimane per vero, tanto che quella di oggi è una conferma in questo senso) è stata presa comunque in seno alla segreteria regionale del sindacato proprio perché la contaminazione non è un affare solo vicentino, «ma riguarda pure le province di Verona, Padova e Rovigo, per cui - rimarca Righetti - siamo di fronte a un vero e proprio caso veneto che la Cgil affronterà con il massimo impegno delle sue articolazioni vicentine e appunto venete».

IL J'ACCUSE
Epperò durante l'incontro i tre non hanno lesinato diverse critiche. La prima riguarda i comuni di Trissino e Montecchio Maggiore in provincia di Vicenza. «Dalle informazioni in nostro possesso le giunte di queste due municipalità che pure ricadono in toto nel territorio contaminato hanno ben pensato di non costituirsi parte civile al processo. Si tratta di un errore di portata inaudita» attacca Zanni.

Che poi spiega di essere rimasto molto colpito dal silenzio della giunta regionale veneta quando a fine settembre i media hanno lungamente parlato dello studio firmato da Paolo Girardi ed Enzo Merler pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica Enviromental reaserch. Uno studio che in qualche modo dimostra che la presenza dei Pfas «nel siero sanguigno dei lavoratori della Miteni avrebbe aumentato il fattore di mortalità relativamente al cancro al fegato e relativamente alle neoplasie maligne del tessuto linfatico ed ematopoietico, ovvero il tessuto in cui avviene la produzione di alcuni elementi base del sangue». La questione di fondo è che uno studio dal risultato tanto clamoroso, almeno sul piano mediatico, «sia stato messo de facto in secondo piano» dall'esecutivo capitanato dal leghista Luca Zaia sebbene lo studio stesso «sia stato finanziato proprio da palazzo Balbi». L'ultima critica riguarda ancora Montecchio e Trissino. «Facciamo fatica a capire come mai questi due comuni non insistano presso la Regione Veneto affinché siano inclusi nella cosiddetta zona rossa di contaminazione in modo che la popolazione possa essere studiata in futuro con dovizia di dettaglio». Si tratta di studi peraltro che sia per quanto riguarda i lavoratori sia le popolazioni delle zone esposte a giudizio della Cgil dovrebbero ricevere da palazzo Balbi ben altro impulso e ben altri finanziamenti.
  
SCIOPERO DEI LEGALI, UDIENZA IN FORSE
Sul tappeto poi rimane la questione del calendario. L'inchiesta Miteni dovrebbe sfociare a processo il giorno 21 ottobre. È quello il giorno in cui si dovrebbe sapere se la decina di indagati messi nel mirino dalla procura della repubblica di Vicenza finirà o meno alla sbarra. Il condizionale però è d'obbligo non solo per ragioni interne al procedimento giudiziario. Proprio il 21 infatti è in programma uno sciopero nazionale degli avvocati penalisti che protestano contro la riforma della giustizia, motivo per cui l'udienza potrebbe slittare. «Ad ogni modo - sottolinea Zanni - i nostri avvocati dello studio Moro di Padova ci hanno spiegato che quella data è comunque importante perché è proprio quel giorno e in quella sede che materialmente presenteremo la richiesta di costituirci quale parte civile nel processo».

I TIMORI PER LA BONIFICA
Frattanto sullo sfondo rimane la partita occupazione e quella relativa al futuro della Miteni che nel frattempo è fallita. «Ci sono - fa sapere Zanni - ben trentacinque lavoratori in cassa integrazione a zero ore che tra poco termineranno anche il periodo di garanzia previsto da questo istituto. La bonifica del sito però è ben al di là da venire. La fabbrica è stata svuotata di ogni sostanza chimica però gli impianti sono ancora lì».

Il segretario non lo dice esplicitamente ma il timore è che con la scusa del fallimento una eventuale impresa subentrante, pur a fronte di una eventuale restrizione delle lavorazioni, possa beneficiare del licenziamento che si materializzerebbe per i lavoratori e possa beneficiare che l'onere della bonifica sia stato scaricato sulla società fallita. Il che potrebbe essere il preludio di una attività industriale che ricomincia con una cura dimagrante fatta di teste tagliate e senza che la partita ambientale sia risolta o in termini di bonifiche o in termini di indennizzi. Si tratta di una eventualità che sindacati e gruppi ambientalisti vedono come fumo negli occhi e che in passato aveva scatenato l'indignazione di una parte dell'opinione pubblica. Ed è proprio per questo motivo, anche se non è il solo, che domenica 20 ottobre a Venezia una serie di comitati sfileranno in corteo per chiedere alla Regione risposte e qualche certezza giustappunto in tema di bonifiche e sicurezza ambientale. La Cgil, precisa Zanni, sarà presente al corteo.

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