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Sabato, 4 Dicembre 2021
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Centenario della morte di Santa Bertilla, la suora vicentina

Nata a Brendola da famiglia poverissima si prodigò tutta la vita per i bisognosi come infermiera

Ha un quartiere e una scuola con il suo nome, una chiesa a lei dedicata, il culto di Santa Bertilla è molto sentito a Vicenza. La santa si festeggia oggi 20 ottobre, a cento anni dalla sua morte, una celebrazione eucaristica aprirà l’anno giubilare a Vicenza, nella cappella che custodisce le reliquie della santa.

La parrocchia di Santa Bertilla

Dopo la guerra la zona ovest di Vicenza cominciò ad essere edificata attorno alle fabbriche che esistevano già nel territorio (Zambon, Montecatini, Gresele-Valbruna, Beltrame). Nel 1955 la parrocchia dei Carmini ottenne in affitto (temporaneo) un terreno su cui fu edificata una piccola chiesa dedicata a S. Maria Immacolata e S. Pio X. Continuando la crescita di case e nuovi abitanti nel 1960 la chiesa fu elevata a Rettoria ed ebbe un sacerdote stabile (don Angelo Pasqualetto). Quando papa Giovanni XXIII canonizzò la vicentina Maria Bertilla Boscardin  (11 maggio 1961), la Diocesi di Vicenza pensò di dedicare la nuova parrocchia a questa santa vicentina.

La storia di Santa Bertilla

Santa Maria Bertilla nacque a Brendola nella frazione di Goia il 6 Ottobre 1888 da una famiglia contadina molto povera e analfabeta. Il suo nome di battesimo è Anna Francesca, anche se da tutti in paese era chiamata Annetta, la sua infanzia non fu molto facile, per colpa di quel padre che in preda al vino e alla gelosia, copriva la moglie di rimproveri, per poi sfociare in urla e botte.

Per superare questi terribili momenti Anna imparò dalla madre a rifugiarsi nella vicina chiesa di San Michele, percorrendo l’antica via dei carri. Vi andava ogni mattina , prestissimo, prima di andare a lavorare nei campi con gli zoccoletti sotto il braccio per non sciuparli.  A dodici anni grazie al parroco che tanto le voleva bene, entrò a far parte dell’associazione “Figlie di Maria” e a soli quindici anni decise di consacrarsi a Dio entrando nell’ordine delle suore Maestre di Santa Dorotea Figlie dei Santissimi Cuori di Vicenza. Al momento della professione religiosa prese il nome di Maria Bertilla.
Nella sua vita esperimentò la profonda bellezza e verità di parole come “obbedienza”, “povertà”, “umiltà”, “silenzio”, “premura”. E le fu congeniale scegliere il posto meno ambito, il lavoro più faticoso, il servizio generoso e privo di lamento. “Faccio io, diceva così spesso, per compiti che nessun altro desiderava, faccio io. Tocca a me”.

Venne destinata all’ospedale di Treviso e qui trovò ad a attenderla una superiora efficiente e sbrigativa che le diede un’occhiata, la giudicò subito e la spedì nella cucina delle suore, come sguattera, senza nessuna possibilità di contatto con medici o malati. Restò per un anno intero, senza interruzioni, tra i fornelli, le pentole e l’acquaio.

D’altra parte, in noviziato, ella aveva scritto questa preghiera nel suo quadernetto di appunti spirituali: “Gesù mio, ti scongiuro per le tue sante piaghe di farmi mille volte morire piuttosto che permettere che io compia una sola azione per essere veduta!”.

A vent’anni, Bertilla iniziò la sua missione di infermiera. Il reparto era quello dei bambini contagiosi, quasi tutti malati di difterite, da sottoporsi a tracheotomia o intubazione, bisognosi di assistenza quasi continua: una distrazione poteva costare la vita di un bambino. Oltre tutto si viveva in regime quasi continuo di urgenza, senza orari, senza contatti con l’esterno, nemmeno per la messa quotidiana.
Nel 1915 scoppiò la grande guerra; quando il Piave divenne la linea più avanzata, il pericolo fu immediato e costante, ogni volta che i bombardamenti martellavano la città e tutti si precipitavano nei rifugi, di restare accanto ai letti dei malati intrasportabili a pregare e a distribuire bicchierini di marsala a quelli che svenivano dallo spavento.

“È la santità, semplice, quotidiana e accessibile a tutti, il messaggio più bello che Bertilla ci rivolge anche oggi”: suor Maria Teresa Peña, superiora generale delle Suore Maestre di S. Dorotea Figlie dei Sacri Cuori, scrive così parlando di santa Maria Bertilla Boscardin, in una lettera aperta nella quale annuncia l’apertura del centenario della morte della giovane suora infermiera. Suor Maria Teresa ha incontrato, per condividere il programma del centenario, i vescovi di Treviso, Michele Tomasi, e di Vicenza, Beniamino Pizziol, i pastori delle diocesi dove Bertilla è nata, è vissuta ed è morta cento anni fa. “Bertilla non si sentiva per nulla speciale. "Si sentiva parte della comune umanità segnata dalla fragilità. Lei, tessitrice di relazioni semplici in famiglia, in comunità, in corsia ci dice che la santità è possibile a tutti, che l’Amore è possibile a tutti”, sottolinea suor Maria Teresa.

Sono numerose le iniziative programmate durante quest’anno, a Vicenza, che culmineranno con il pellegrinaggio delle reliquie di santa Bertilla a Brendola e a Treviso, dal 15 al 26 ottobre 2022. “Sarà l’evento culminante di un anno che desideriamo ricco di grazia per la Chiesa e per i suoi pastori, per le famiglie e le comunità, soprattutto per quanti in questo tempo tribolato e complesso, si uniscono per costruire un futuro abitato dalla speranza”.

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