Disagi dovuti alla cava Grolla: primo round ai residenti

La magistratura berica stabilisce che sarà un perito del giudice civile a misurare eventuali danni, patiti da chi vive in contrada Tomasoni, a causa della attività estrattiva: passa la linea del legale del comitato

Uno scorcio della cava Grolla tra Cornedo e Valdagno durante un brillamento (archivio comitato contrada Tomasoni)

Antonio Picardi, giudice civile del tribunale di Vicenza, ha stabilito che eventuali disagi provocati ai residenti della contrada Tomasoni dalla gestione della cava Grolla che si trova tra Cornedo Vicentino e Valdagno, andranno attentamente misurati. E così il primo round di quella che si preannuncia una lunga guerra legale tra le parti va agli abitanti del luogo, i quali, riunitisi in comitato, avevano chiamato in causa l'impresa nel novembre dello scorso anno. La novità è emersa oggi 30 maggio grazie ad una nota diramata dallo studio legale 3A di Mestre che assiste appunto i residenti.

IL PROLOGO
La questione è dibattuta da tempo. Chi abita nella contrada situata a scavalco tra il territorio comunale di Valdagno e quello di Cornedo Vicentino da anni lamenta una serie di disagi che sono stati attribuiti alla gestione del cantiere per la estrazione di marmo, gestione che è in capo alla Fama Marmi srl. «Onde d'urto, boati, rumori, fessurazioni nelle abitazioni», questi sono, alla grossa, i disagi lamentati nel tempo da coloro che vivono a ridosso della cava. Una serie di criticità erano state denunciate anche da Legambiente ma nel tempo nulla si era mosso. Un immobilismo da parte delle istituzioni che ha convinto chi vive in loco a chiedere l'assistenza dello studio mestrino che in tandem con l'avvocato Franco Portento del foto patavino aveva presentato una formale istanza al tribunale civile berico. Alla vicenda nel novembre dell'anno passato Vicenzatoday.it aveva dedicato un lungo approfondimento peraltro.

LA DECISIONE
E tant'è, stando alla nota dello studio legale si apprende infatti che il giudice ha incaricato «un esperto per verificare se vibrazioni e rumori prodotti dall'attività estrattiva ledano il diritto al quieto vivere». Il che viene definito da coloro che hanno promosso l'iniziativa in sede civile come «un primo successo per tutto il quartiere».

IL CAHIER DE DOLÉANCES
Ma quali sono i motivi precisi per cui i residenti hanno deciso di ricorrere alla magistratura? Chi abita in quella frazione spiega che da anni il quieto vivere è sconvolto da anni «dalle lavorazioni di questa cava di marmo che incombe sugli abitanti» e che si sta «mangiando il monte Spagnago, alle cui pendici sorge l'abitato». Una situazione considerata non più sostenibile pure a fronte dei «ripetuti allarmi lanciati dai residenti anche per il rischio frane». In più occasioni infatti si sarebbero staccati precipitando a valle grossi massi, con pericoli per le persone. Oggi il colle - si legge ancora nella nota - si presenta come» una sorta di vulcano artificiale. Le pendici del quale «nascondono un enorme cratere, lo scavo, che ne ha svuotato» le viscere e il cui fronte ne lambisce la cresta. «Il fronte estrattivo - si legge ancora - si trova in linea d'aria a un centinaio di metri dalle case più vicine».

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Poi un altro addebito: «Ad aggravare i problemi, il cambio di tipologia di attività estrattiva degli ultimi anni: non più blocchi di marmo ma graniglia. E per ridurre la pezzatura del materiale in poltiglia vengono fatte esplodere mine con una certa frequenza, due-tre serie a settimana, e ciascun ciclo può arrivare a una decina di esplosioni. La normale vita di questo nucleo abitato è scandita da queste deflagrazioni: fino a poco tempo fa c'era persino una sirena ad avvisare dell'inizio dei botti», come avviene «per gli allarmi delle fabbriche pericolose».

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