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Esplosioni alla Grolla, il caso finisce in tribunale

I residenti della contrada Tommasoni nel comprensorio di Spagnago puntano l'indice contro la gestione della cava: «terremoto continuo». Ora sarà la magistratura civile ad occuparsi di una vicenda nota da tempo e denunciata pure da Legambiente

La gestione della cava Grolla al confine tra Valdagno e Cornedo finisce in tribunale. Per i residenti della contrada Tomasoni, esplosioni, vibrazioni ed effetti sulle abitazioni a ridosso del sito estrattivo, hanno passato il segno. Lo spiega una nota diramata ieri 22 novembre dallo studio 3A di Mestre che «per il tramite dell'avvocato Franco Portento del foro di Padova» assiste il comitato degli abitanti del rione.

«TERREMOTO QUOTIDIANO»
Questi ultimi definiscono un «terremoto quotidiano» l'effetto delle lavorazioni e soprattutto degli scavi che caratterizzano la cava. I toni usati nella nota non lassciano adito ad interpretazioni: «L'esistenza del tranquillo quartiere è sconvolta da anni dalle lavorazioni di questa cava di marmo che incombe sugli abitanti e che si sta mangiando il monte Spagnago alle cui pendici sorge l'abitato, con ripetuti allarmi lanciati dai residenti anche per il rischio frane: in più occasioni si sono staccati e sono precipitati a valle grossi massi, con seri pericoli per le persone».

Appresso un'altra considerazione: «Di fatto oggi il colle si presenta come un vulcano artificiale: le pendici nascondono un enorme cratere, lo scavo, che ne ha svuotato le viscere e il cui fronte ne lambisce ormai la cresta. Il fronte estrattivo di fatto si trova in linea d'aria a un centinaio di metri dalle case più vicine. Ad aggravare i problemi si è aggiunto il cambio di tipologia di attività estrattiva intervenuto negli ultimi anni: non più blocchi di marmo ma graniglia. E per ridurre la pezzatura del materiale, in poltiglia, vengono fatte esplodere delle mine con una certa frequenza, due-tre serie a settimana, e ciascun ciclo può arrivare anche a una decina di esplosioni. La normale vita di questo nucleo abitato è scandita da queste deflagrazioni: fino a poco tempo fa c'era persino una sirena ad avvisare dell'inizio dei botti, come per gli allarmi delle fabbriche che trattano materiali pericolosi».

ONDE D'URTO E RESIDENTI TERRORIZZATI
Ma quali sono le conseguenze? Il risultato, si legge nella nota, «è un terremoto continuo, con onde d'urto, boati e rumori che terrorizzano gli abitanti» e soprattutto con vibrazioni e autentici movimenti tellurici «che causano ingenti danni alle case, dove si sono aperte ampie crepe, sia all'esterno che all'interno: sono lesionate quasi tutte, a riprova che le fenditure sono provocate inequivocabilmente da questo tipo di lavorazione, anche perché il terreno su cui sorgono è in roccia o in alluvioni addensate, non soggette ad assestamenti». E proprio per dare sostegno alla loro doglianza i residenti ieri hanno anche diffuso un video in cui si mostrano gli effetti delle esplosioni.

«SITUAZIONE INVIVIBILE»
I residenti spiegano di essere stanchi di questa situazione «invivibile», acuita dallo spargimento di polveri che si depositano ovunque rispetto alle quali non si sa di quale natura siano. Sempre più preoccupati «per i danni strutturali generati dalle fessurazioni delle pareti e persino dei pavimenti e, più in generale, per la stessa tenuta del monte, non essendo presente alcuna opera attiva preventiva di sostegno delle pareti più acclivi con conseguente elevato pericolo per l'incolumità pubblica» un nutrito gruppo di residenti si è affidato allo studio mestrino, una «law firm», secondo il gergo anglosassone specializzata nel risarcimento danni.

INTERVENGONO GLI AVVOCATI
Ed è il presidente della società in persona, si tratta di Ermes Trovò a spiegare che lo studio associato ha messo in campo «tecnici e periti, sollecitato e ottenuto un tavolo di confronto con la proprietà e le istituzioni preposte, in primis i comuni di Cornedo e Valdagno nonché la Provincia di Vicenza». Trovò fa sapere inoltre che i problemi che affliggono il quartiere «sono stati più volte denunciati all'opinione pubblica» (pure Legambiente aveva più volte sollevato il problema), anche se però, rimarca ancora Trovò, «ogni tentativo di raggiungere un accordo con Faba Marmi srl» il gestore della Cava, non è andato a buon fine. Ma quale è l'obiettivo dei residenti? Ottenere un adeguato ristoro dei danni lamentati «ma anche una modalità di lavoro più rispettosa degli abitanti».

GLI ENTI PUBBLICI NEL MIRINO
Ed è in questo contesto che sono entrate in gioco le carte bollate. Di qui la decisione, in collaborazione con l'avvocato Portento «di rompere gli indugi e di interessare l'autorità giudiziaria, forti del fatto che, secondo la giurisprudenza, l'accertamento dell'intensità e della intollerabilità delle attività che arrecano disturbo non può fondarsi solo su meri criteri di carattere matematico o statistico, o sul rigido rispetto dei limiti, ma deve tenere conto anche della situazione specifica, che nella fattispecie è quella di una tranquilla zona residenziale». In questo senso Portento cita un pronunciamento della Cassazione su una vicenda definita simile: «Il giudice di merito, tenuto conto in concreto della condizione dei luoghi... può ritenere che le immissioni superino il limite della normale tollerabilità nonostante il mancato superamento dei limiti massimi di inquinamento atmosferico fissati dalla normativa».

Si tratta di parole precise cui si aggiunge anche una tirata d'orecchi nei confronti degli enti pubblici a partire da Arpav, l'agenzia regionale per la protezione ambientale: «Fermo restando, comunque, che qui si è in presenza anche di attestazioni da parte di organi ufficiali di superamenti dei limiti di legge: nel corso degli anni infatti si sono succedute varie campagne di misurazione delle emissioni, sia sonore sia in forma di scuotimenti, provenienti dalla cava. In particolare, nell'aprile 2015 Arpav, nell'ambito dei rilievi effettuati in Contra' Gobbi Bassi, ha accertato il superamento del limite differenziale ma anche la sottostima del differenziale stesso in quanto si era preso come valore di fondo il rumore della cava».

Ora pertanto la palla passa a Borgo Berga: «Nel ricorso si chiede dunque al Tribunale di Vicenza... di nominare un consulente tecnico affinché... verifichi lo stato del luoghi e accerti natura, entità e la normale tollerabilità per le persone delle immissioni nelle abitazioni provenenti dalla Cava Grolla in ordine agli scuotimenti e alle vibrazioni ed esperisca un tentativo di conciliazione tra le parti». Tra i vari passaggi che il consulente del tribunale dovrà esperire c'è chiaramente anche l'accesso alla documentazione agli atti degli enti pubblici. Peraltro se carte alla mano, il consulente dovesse ravvisare anche profili di reato, sarebbe obbligato per legge ad informare anche la magistratura penale.

GUARDA IL VIDEO GIRATO DAI RESIDENTI

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