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Caso Becciu, Sindoca marca a uomo Parolin

Il coordinatore del team legale di Cecilia Marogna, uno degli imputati più noti del cosiddetto affaire Chelsea, professa la estraneità della sua assistita e accende un riflettore sulla Segreteria di Stato vaticana retta dal cardinale vicentino

Il segretario di Stato vaticano, il cardinale schiavonense Pietro Parolin, potrebbe presto divenire l'uomo chiave per comprendere più nel dettaglio i contorni ancora tutti da chiarire del cosiddetto Chelseagate, lo scandalo finanziario relativo ad una controversa compravendita  immobiliare del noto quartiere londinese, il quale ha coinvolto un pezzo del più importante dicastero in seno alle mura leonine. Tra gli imputati eccellenti di una inchiesta condotta dalla magistratura vaticana c'è il cardinale Giovanni Angelo Becciu: tuttavia le clamorose novità di ieri 6 ottobre potrebbero letteralmente incartare un processo di cui gli accusati hanno chiesto la nullità.

I COLPEVOLISTI
Quando durante i mesi passati l'indagine deflagrò sui media la grande stampa diede molto spazio alle accuse a Becciu nonché a quelle indirizzate alla sua collaboratrice Cecilia Marogna. Già dalle prime fasi però alcuni legali, a partire da quelli della Marogna spiegarono a più riprese come quest'ultima, a loro modo di vedere, fu tirata in mezzo all'inchiesta per ragioni mediatiche, professando al contempo la estraneità della stessa ad ogni addebito. E ancora, a più riprese il collegio difensivo della Marogna (costituito dagli avvocati Giuseppe Di Sera e Fiorino Ruggio, nonché dal procuratore patavino della cagliaritana Marogna ossia Riccardo Sindoca) mise immediatamente nero su bianco una anomalia. Che alla grossa suonava così. Come è possibile che i filmati degli interrogatori di monsignor Alberto Perlasca, la principale fonte dell'accusa, non siamo mai stati resi disponibili alle difese per una contro-verifica? Ossia come si può accertare che quanto sia contenuto nelle sintesi dattiloscritte corrisponda davvero a quanto verbalizzato? Ed è possibile che ai verbali siano evaporati o fatti evaporare dettagli di interesse per la difesa?

L'ACCUSA SCHERMA LE PROVE
La decisione di non rendere disponibili i file audio-video alle difese era stata giustificata dai promotori di giustizia vaticani (il promotore di giustizia è l'equivalente del pubblico ministero in Italia ossia il magistrato che coltiva la pubblica accusa) con una non bene identificata necessità di tutelare la privacy di Perlasca e quella dei soggetti da lui menzionati. Una fattispecie del genere potrebbe chiaramente ledere in modo irrimediabile il diritto della difesa, argomentano le stesse difese (perché in astratto e in generale una accusa non circostanziata e non verificata può anche essere imprecisa o falsa). Ma soprattutto perché l'ufficio del promotore di giustizia chiama in causa un istituto, quello della tutela della privacy, il quale oltre a non poter essere invocato nel caso di accuse mosse sul piano penale, soprattutto nei codici vaticani nemmeno esiste, almeno nella sua formulazione così come è stata presentata?

SPARTIACQUE AMERICANO
Questi dubbi di portata ciclopica tranne in alcuni casi non avevano trovato cittadinanza sulla grande stampa italiana. Poi però è successo qualcosa. Il 4 ottobre Nicole Winfiled, uno dei più apprezzati vaticanisti anglosassoni, per l'Associated press ha firmato un lungo approfondimento. Nel quale la stessa Winfeild incasella tutta una lunga serie di anomalie già lamentate soprattutto dal team difensivo della Marogna, della quale i legali in queste ore continuano  professare l'innocenza. Ad ogni modo l'articolo della americana Ap ha costituito una sorta di spartiacque perché poco appresso il presidente del tribunale vaticano Giuseppe Pignatone ha ordinato ai magistrati dell'accusa di rendere disponibili quegli audio-visivi perché non esistono ragioni per mantenere alcun segreto. Il disvelamento è ora atteso a settimane. Contestualmente la pubblica accusa, in modo abbastanza clamoroso, ha chiesto di far ripartire da zero il processo, nella speranza, sostengono i ben informati in Vaticano, che le accuse di Perlasca vengano espunte dal processo, sterilizzando quindi la necessità di produrre i filmati.

CONTENUTO SCOTTANTE? TRA DUBBI E INTERROGATIVI
Ma che cosa ci potrebbe essere in quei file? Perlasca quali altissimi prelati potrebbe aver menzionato a sostegno delle sue accuse? E se così fosse vero questi potrebbero a loro volta essere chiamati a rendere conto delle loro accuse? Potrebbe verificarsi il caso che qualche soggetto che in passato aveva puntato l'indice su coloro che poi sarebbero divenuti indagati, dovrebbe essere chiamato a sua volta a fornire spiegazioni più o meno imbarazzanti se non compromettenti?

L'AFFONDO DEL COMMENDATORE
La domanda non è peregrina perché proprio Sindoca su Vicenzatoday.it il giorno 8 luglio sottolineò un concetto di non poco conto: «In merito alla vicenda... mi riesce difficile accettare che il numero uno della Segreteria di Stato... il cardinal Parolin... si dia come totalmente estraneo ad ogni fatto, in ordine a quanto si vuole imputare, al solo Becciu». Poi un'altra riflessione intinta nel curaro: «Quando vi è una inchiesta che riguarda la Segreteria di Stato, la Gendarmeria vaticana dovrebbe notiziare il segretario di Stato. E per tanto mi riesce difficile pensare che nulla potesse sapere chi, per certi versi, ma solo a posteriori dello scandalo pubblico», il riferimento è all'acquisto dell'immobile londinese al centro dello scandalo milionario, «avrebbe asserito trattarsi di una trattativa opaca. Diversamente si spieghi - attaccò Sindoca all'epoca - che cosa abbia fatto motu proprio» il cardinal Parolin «di fattivo in merito per dissentire ai tempi e non oggi». Tanto che in queste ore Sindoca sulla sua pagina Facebook ha distillato parecchi post che rendono plasticamente la delicatezza della situazione.

Il commendatore Sindoca infatti, continuando a dare l'impressione che la marcatura a uomo su Parolin si mantenga incessante come quella di Claudio Gentile su Diego Maradona ai Mondiali dell'82, infatti si rallegra perché le sue previsioni sulla inconsistenza delle argomentazioni di chi negava l'accesso ai file con la testimonianza di Perlasca si sono rivelate fondate. Ma soprattutto scrive Sindoca «ora attenderemo finalmente di poter vedere le registrazioni degli interrogatori del super-teste monsignor Perlasca. Ovviamente, appureremo che siano integrali». Parole durissime dalle quali traspare la certezza che l'assistita Marogna non abbia violato le leggi.

ELETTRICITÀ NEI CORRIDOI CHE CONTANO
Il fatto poi che la difesa della Marogna in qualche modo preconizzi che possa sussistere un rischio di un taglia e cuci nei filmati ha immediatamente fatto breccia nei corridoi che contano, politici in primis, non solo vaticani ma pure della Capitale, soprattutto quando la riflessione di Sindoca, che per inciso ha un passato da componente dei servizi segreti della Nato, è stata riportata dall'Agenzia AdnKronos non più tardi di ieri.

PIGNATONE E IL PONTEFICE
Ed è proprio in questa chiave che va letto l'ordine perentorio di Pignatone. Il quale, si bisbiglia a mezza bocca tra le mure leonine, difficilmente prenderebbe una decisione di tale portata, senza un gradimento, almeno morale, da parte di papa Francesco I. E pare non essere un caso che dopo il servizio della Winfiled e dopo la decisione di Pignatone, l'approccio «colpevolista» delle più importanti testate della carta stampata italiana si sia affievolito. Il che potrebbe lasciare presagire (il condizionale è d'obbligo) che l'affaire Chelsea possa essere non un semplice procedimento giudiziario, bensì il riflesso appena percettibile, di uno scontro titanico tra fazioni in seno alla Santa sede: uno scontro probabilmente in corso da prima della elezione di Bergoglio.

INFORMAZIONI CONFIDENZIALI
Uno scontro in cui il più fidato entourage del papa potrebbe aver deciso, magari perché messo di recente «a parte di alcune informazioni confidenziali», di affondare definitivamente il colpo nei confronti di un gruppo considerato non più meritevole di fiducia. Così stando le cose non è da escludere che le difese dopo aver puntato così in alto nella gerarchia della Segreteria di Stato, oggi capitanata da monsignor Parolin, prenderanno atto di un esito abbastanza frequente nella storia dello Stivale. Quello per cui la ricerca della verità potrebbe essere messa in qualche modo in ghiacciaia perché troppo delicato e troppo alto in rango è l'intreccio (fuori e dentro il Vaticano) messo a nudo nel caso fosse acceso un potente faro su ogni singolo aspetto dell'affaire Chelsea.

L'ENIGMA
In questo caso solo i mesi a venire potranno diradare, se sarà possibile, la coltre che incombe su un caso pieno di bizzarrie giuridiche. Un caso in cui Parolin, la personalità che più avrebbe dovuto gridare contro i danni economici e d'immagine arrecati alla Segreteria di Stato dalle malversazioni addebitate agli imputati, è rimasto pressoché in silenzio. Rimane da capre che se questo silenzio rimarrà tale in futuro. Il monsignore vicentino infatti in qualche occasione aveva per vero fatto capire che non si sarebbe tirato indietro se fosse stato chiamato a testimoniare. Poi il processo è diventato una maionese impazzita dall'esito, almeno per i profani, imprevedibile.

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