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Lunedì, 15 Agosto 2022
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Caso Asp Potenza: Stopazzolo si dimette

Dopo la deflagrazione dell'affaire delle doppie prebende il manager vicentino in forza all'azienda sanitaria del capoluogo lucano lascia l'incarico. Frattanto nel Veneto gli alti funzionari finiti nell'esposto del sindacato Cub hanno volontariamente deciso rinunciare, almeno temporaneamente, allo stipendio: mentre continuano a percepire la pensione

Con una decisione improvvisa il vicentino Giampaolo Stopazzolo, attuale direttore generale della azienda sanitaria di Potenza Asp ha lasciato il suo incarico. Le dimissioni sono state accettate ieri 24 maggio dalla giunta regionale della Basilicata che lo aveva chiamato pochi mesi prima. La novità, che stamani ha avuto molta eco sulla stampa locale, arriva dopo una querelle durata settimane e culminata con un duro j'accuse del sindacato Cub del Veneto che in una nota ufficiale oltre a puntare i riflettori su Stopazzolo (il 2 dicembre compie settant'anni) aveva chiesto lumi su altri top manager della sanità veneta i quali in qualche modo si trovavano in una condizione consimile ossia quella di percepire sia la pensione sia lo stipendio. Il che contravverrebbe il dettato della legge Madia che vieta il cumulo di stipendio e pensione e che obbliga il dirigente in quiescenza a beneficiare solo della stessa pensione: cosa che ovviamente vale solo per il comparto pubblico.

UN PASSO INDIETRO
E così sulla scorta di quanto accaduto in terra lucana anche alcuni dirigenti della sanità veneta che si trovano più o meno nelle condizioni di Stopazzolo hanno fatto un passo indietro decidendo di auto-sospendere il pagamento del proprio emolumento limitandosi alla pensione. A spiegare la cosa è il direttore generale della sanità veneta Luciano Flor che oggi ha diramato un breve dispaccio in cui lo stesso dirigente fa il punto della situazione. In quella nota per di più Flor spiega che per quanto concerne la sua posizione personale il funzionario, a differenza di quanto riportato in questi gironi sulla stampa, non è in pensione. Pertanto percepisce il solo stipendio da direttore generale dell'area sanitaria della Regione Veneto (dell'argomento parla anche Trevisotoday.it in un servizio pubblicato oggi pomeriggio).

LA PUNTUALIZZAZIONE DI FLOR
Ma quali sono più nel dettaglio le parole usate da Flor? «In merito al caso rilevato nella Regione Basilicata - si legge - dove a un direttore generale di Asl è stato contestato il fatto di essere andato in pensione e di percepire lo stipendio, considerato un parere pronunciato dal Consiglio di Stato, intendo precisare quanto segue. È stata conclusa una verifica formale da cui è emerso che quattro direttori generali, regolarmente nominati mentre erano in servizio, sono andati nel frattempo in quiescenza. Gli stessi direttori generali hanno anticipato un parere legale pro veritate concernente approfondimenti in merito alla loro posizione. In virtù di queste informazioni e della peculiarità del caso mi riservo un confronto con i ministeri competenti, rispetto alle cui risultanze si darà puntuale seguito. I direttori generali interessati hanno inoltre comunicato che, in attesa della verifica, si autosospendono dalla percezione dello stipendio. Preciso infine che il sottoscritto non è coinvolto personalmente dalla questione in esame in quanto non in quiescenza».

I top manager cui Flor fa riferimento sono il direttore dell'Azienda ospedaliera di Padova Giuseppe Dal Ben, il direttore dell'Ulss 2 Treviso Francesco Benazzi, il direttore dell'Ulss 3 Serenissima in Venezia Edgardo Contato, il direttore dell'Ulss 8 Berica di Vicenza Giuseppina Bonavina, il direttore della Fondazione Scuola di sanità pubblica di Padova Francesco Cobello. Si tratta dei nomi finiti in un esposto del sindacato Cub firmato dal segretario veneto Maria Teresa Turetta.

BORDATE SU PALAZZO BALBI E SUL DEMOCRATICO POSSAMAI
Ad ogni buon conto alla luce delle ultime novità è lo stesso sindacato Cub a ritornare sulla querelle. In una nota diramata stamani la segretaria Turetta spara ad alzo zero: «Giampaolo Stopazzolo, direttore generale  della azienda sanitaria potentina si è dimesso ieri dopo le polemiche che per settimane hanno interessato il cumulo di pensione e stipendio percepito dal manager pubblico di origini vicentine. Il nostro sindacato oltre a dare contezza della sua vicenda aveva concentrato la sua attenzione anche su altri dirigenti sanitari veneti la cui condotta non è stata troppo dissimile da quella di Stopazzolo. Ora, ferme restando le responsabilità pregresse e fermo restando il beau geste dello stesso Stopazzolo, auspichiamo che eguale chiarezza giunga dai manager pubblici veneti oggetto di un nostro recente esposto alla Guardia di Finanza e alle Procure del Veneto. Frattanto rimane imbarazzante il silenzio della giunta regionale veneta rispetto a questa vicenda. Un silenzio che non depone a favore dei principi di trasparenza e correttezza dell'azione politica e amministrativa. Altrettanto grave è il silenzio di Giacomo Possamai capogruppo del partito democratico in consiglio regionale: l'unica interrogazione in consiglio regionale, a questo proposito, è stata firmata dalla vice-presidente della commissione sanità, la veronese Anna Maria Bigon. Attendiamo fiduciosi l'intervento della magistratura».

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