Domenica, 16 Maggio 2021
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Spv, il caso del «carteggio fantasma» finisce in prefettura

I residenti della frazione di Cereda, preoccupati dagli scavi, chiedono al Comune il tracciato dell'opera nella zona di via Palazzina. Sulle prime non c'è traccia della pratica che però viene scovata «da una persona amica»: è bufera sul primo cittadino e sugli uffici

Una veduta del Comune di Cornedo Vicentino (repertorio Vicenzatoday.it, foto Marco Milioni)

Dopo il caso Zaupa sul passaggio della Superstrada pedemontana veneta per Cornedo potrebbe tornare la burrasca. I residenti del comitato Palazzina infatti puntano il dito contro l'amministrazione che non avrebbe fornito ai residenti le carte relative all'attraversamento dell'arteria, meglio nota come Spv, una zona di contrade nella frazione di Cereda. Inizialmente gli uffici avrebbero negato l'esistenza di quelle carte, poi saltate fuori «grazie ad una mano amica». E così in una missiva indirizzata oggi 17 dicembre al primo cittadino l'avvocato dei residenti «un esposto che ad horas finirà dritto in prefettura».

CANTIERI E TIMORI
Giorgio Destro è il legale padovano che tutela appunto i residenti delle contrade che lungo la provinciale Priabonese sono interessate al cantiere della costruenda Spv. Più nel dettaglio il progetto prevede un passaggio a diversi metri di profondità nelle vicinanze delle abitazioni. La cosa preoccupa chi abita in quei luoghi anche perché recentemente a pochi centinaia di metri da lì, in zona Cracchi, la Regione è stata obbligata ad acquistare la casa della famiglia Zaupa. Rischiava di essere gravemente lesionata dagli scavi (con tutto ciò che ne consegue in termini di incolumità degli occupanti) e così sia il concedente dell'opera (ovvero la Regione Veneto) sia il concessionario (la italo-spagnola Sis) per evitare grane hanno deciso di sborsare non pochi quattrini per indennizzare i proprietari e acquistare da loro il sia l'edificio sia i terreni. La querelle, andata in scena tra 2019 e 2020, fece molto clamore perché il Comune di Cornedo, questo il j'accuse dei proprietari, non solo non informò gli stessi del passaggio dello scavo del tunnel sotto quei terreni, ma per di più negò in qualche modo che vi fossero dei rischi, cosa che fu smentita da una perizia di parte.

LA STORIA SI RIPETE
Ora pochi passi dalla contrada Cracchi per certi versi la storia si ripete. Ma stavolta i residenti, più scafati per quanto accaduto in passato ai loro concittadini, in Comune a chiedere le carte ci vanno con l'avvocato Destro: che nel frattempo a metà settembre è divenuto il legale del comitato dei residenti della zona Palazzina. Il 28 di ottobre il professionista patavino, invia in municipio una raccomandata elettronica in cui chiede le carte sulla Spv in possesso dello stesso Comune: più precisamente chiede quelle carte che riguardano la realizzazione del tunnel che dovrebbe prendere corpo sottoterra e «più meno sotto quegli edifici».

LA CONVOCAZIONE
I residenti assistiti dallo stesso Destro, così si legge nella segnalazione, vengono pertanto convocati in Comune il 9 dicembre. Il responsabile dell'area tecnica (si tratta dell'architetto Giampaolo Tonegato) in quella circostanza non c'è. A fare le sue veci c'è una funzionaria. Ai residenti di via Palazzina viene consegnato «un faldone dalla mole notevole» spiega Destro ai taccuini di Vicenzatoday.it; tuttavia la documentazione che indichi con chiarezza la direzione degli scavi in quella porzione di territorio municipale manca perché le carte si riferiscono «ad un'altra zona». Pochi minuti dopo Destro sempre nella casa comunale incontra il sindaco Francesco Lanaro e gli fa presente il caso della documentazione mancante. Quest'ultimo, racconta ancora Destro, si sarebbe giustificato affermando come in municipio «i tracciati» dell'opera relativi alla zona di via Palazzina non sarebbero mai «pervenuti».

IL COLPO DI SCENA
Passano i giorni e «una persona amica», si legge ancora nella segnalazione, sarebbe comunque entrata in possesso dei documenti richiesti: i quali qualche giorno dopo la visita dei residenti in comune, «come per magia» si trovavano «regolarmente nella pratica» già richiesta dai cittadini. Ora il «carteggio fantasma» è finito nelle mani dell'avvocato Destro che commenta così: «Si tratta di un fatto grave, che ci addolora molto. Il Comune per legge era tenuto ad avere quei documenti e a consegnarceli. Ma al di là dell'aspetto legale che ci obbliga ad informare la prefettura, ci rattrista anche la vicenda in sé: è una questione di rispetto, di buona educazione verso i cittadini. Mi auguro di cuore che il sindaco e gli uffici siano in grado di dare una spiegazione» conclude il legale padovano.

DALL'AMMINISTRAZIONE NESSUNA RISPOSTA
Ma come la pensa al riguardo l'architetto Tonegato? E come la pensa al riguardo il sindaco Lanaro che peraltro di mestiere fa l'avvocato? Chi scrive ha contattato i due chiedendo loro lumi e ragguagli. Tuttavia, almeno per il momento, dai due non è giunta alcuna risposta. Sul piano generale peraltro in questi casi solitamente, ove emergano, ci sono due tipi di responsabilità. La prima è politica ed è in capo alla giunta. La seconda, per effetto della legge Bassanini, è legale-amministrativa ed in questo caso le conseguenze, anche di tipo penale, ricadono sui funzionari.

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