Giovedì, 21 Ottobre 2021
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Bonifica lumaca alla Miteni: esposto in procura

Palazzo Nievo contesta a Mitsubishi, ex socio della spa trissisnese, di non sedersi ai tavoli tecnici per il risanamento ambientale: ora dovrà indagare la magistratura

La Provincia di Vicenza ha depositato in Procura un esposto contro la Mitsubishi Corporation di Tokyo. I fatti contestati riguardano l'inquinamento ambientale del sito Miteni a Trissino. Lo rende noto il referato all'ambiente di palazzo Nievo con una nota diramata nel pomeriggio di oggi 4 ottobre. Già nel 2019, si legge, la Provincia aveva individuato Mitsubishi Corporation, uno degli ex soci di Miteni, tra i responsabili della potenziale contaminazione del sito, unitamente ad altri soggetti tra cui «International chemical investors Italia 3 Holding Srl» meglio nota come Ici3. Appresso, scrive ancora palazzo Nievo Mitsubishi era stata «diffidata a proseguire con le attività di bonifica del sito qualora le stesse si interrompessero, in modo da garantire la continuità delle azioni».

TAVOLI DISERTATI
Il Gruppo Ici3 ha dato seguito alla diffida della Provincia, provvedendo alle attività di messa in sicurezza di emergenza del sito e continuando ad attuare il progetto approvato. «Nessuna risposta invece è pervenuta da Mitsubishi, né alla diffida né alla richiesta di individuare - si legge - un domicilio legale in Italia» per esigenze di celerità dell'azione amministrativa. «Mitsubishi non si è neppure mai presentata alle conferenze di servizi, ai tavoli tecnici e agli incontri indetti dagli enti pubblici vicentini. Di qui l'esposto alla Procura della Repubblica di Vicenza». Questo il j'accuse che arriva da contrà Gazzolle, ente presideuto dall'avvocato Francesco Rucco, che per inciso è anche il sindaco della città palladiana.

OBBIETTIVO PRIMARIO
I cui vertici in questo momento hanno come obiettivo quello di «richiamare Mitsubishi Corporation alle proprie responsabilità, tenuto anche conto che la società ha adeguate capacità tecniche ed economiche, anche in prospettiva delle attività da eseguire in relazione alle matrici suoli e sottosuoli all'esito della approvazione dell'analisi di rischio». L'esposto indirizzato a Borgo Berga quindi costituisce «una tutela... per la Provincia quale ente preposto al controllo della bonifica, ma anche e soprattutto per il territorio, perché è necessario che l'intervento di bonifica venga portato avanti e concluso, per questioni ambientali e di sicurezza».

QUESTIONE COMPLESSA
La questione è infatti complessa. La trissinese Miteni, la cui proprietà prima del fallimento negli anni è cambiata, è rimasta invischiata in uno dei più recenti scandali ambientali italiani sfociata in un maxi processo penale appena iniziato. Si tratta di una contaminazione da derivati del fluoro («i temutissimi Pfas») che avrebbe interessato i suoli e le acque di tutto il Veneto centrale. Il programma di bonifica però, come succede spesso in casi del genere rimane in alto mare anche perché presenta ostacoli che per alcuni scienziati come il geologo Dario Zampieri dell'Unversità di Padova (in foto) sono difficilmente sormontabili. Ad ogni buon conto la segnalazione inviata da Palazzo Nievo a Borgo Berga tra l'altro potrebbe avere una conseguenza di non poco conto.

LA PREGHIERA «CIFRATA»
A metà estate il neo-procuratore berico Lino Giorgio Bruno, spiegò in audizione alla Commissione ecomafie che era stato archiviato su richiesta dei suoi predecessori un primo procedimento penale (il 1707/2019) nei confronti di quei soggetti pubblici (si parlò di soggetti riferibili alla  Regione Veneto) messi al centro della attenzione degli inquirenti per avere tenuto in passato una condotta omissiva nell'ambito dei controlli sulla Miteni, condotta che in qualche modo sarebbe stata tra i fattori dell'aggravamento della situazione ambientale, rispetto ad una Miteni che ebbe poi «il tempo di fallire», uan debacle su cui è in corso un altro procedimento per vero che potrebbe intersecarsi con quello che si potrebbe aprire a Borgo Berga. In quella occasione comunque il tono e lo sguardo del procuratore non sfuggirono ai parlamentari più attenti che interpretarono quella uscita come una sorta di «preghiera cifrata», affinché qualcuno «riattivasse» la procura chiamandola a vagliare non solo eventuali magagne in capo ai privati ma pure a qualche ufficio collegato all'ente regionale. Non è da escludere che l'esposto cucinato in contrà Gazzolle possa costituire un assist proprio in questo senso.

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