Ospedale chiuso per Coronavirus, il bambino nasce al pronto soccorso grazie all'ostetrica

Aveva fretta di venire al mondo, Federico, ma mamma e papà dovevano fare 35 chilometri e non c'era più tempo. Così sono tornati ad Asiago, dove è stata chiusa la maternità, e tutto è andato bene grazie alla grande professionalità dell'infermiera

Il flagello del Coronavirus ha fatto anche piazza pulita di molti ospedali locali dove i reparti sono stati ridotti all'osso, scarnificati a causa di scelte dettate dall'emergenza e secondo un programma di gestione Regionale criticato da molti. Uno di questi è il nosocomio di Asiago, punto di riferimento per gli abitanti dell'Altopiano che da qualche tempo devono scendere dalla montagna e recarsi al San Bassiano di Bassano del Grappa se necessitano di ricoveri urgenti e/o interventi. Tra i reparti in cui sono stati messi i sigilli anche la maternità. E così, nella mattinata di martedì, una coppia è partita d'urgenza in auto alla volta della pianura. Il bambino aveva iniziato a scalciare e il parto era imminente. 

Mamma e papà, durante il tragitto, si sono però resi conto che non sarebbero mai arrivati in tempo al San Bassiano. Il piccolo aveva troppa fretta di nascere e il parto sarebbe sicuramente avvenuto per strada, in auto. E così hanno fatto marcia indietro e sono tornati ad Asiago, nell'unico reparto rimasto aperto dell'ospedale dell'Altopiano, il pronto soccorso. Ad attendere la partoriente c'era Monica Gios, infermiera e ostetrica la quale, con  grande determinazione e professionalità ha subito affrontato l'emergenza, provvedendo a far nascere il bambino da sola, senza ginecologo e pediatra. 

Tutto è andato per il meglio e il piccolo Federico, nel rispetto totale dei protocolli di sicurezza, è venuto al mondo e sta benissimo. Monica ha poi accompagnato la mamma e il neonato in ambulanza all'ospedale di Bassano per il ricovero come previsto dall'emergenza sanitaria. Un grande gesto e di sicuro una grande lezione "in trincea" che sottolinea ancora una volta la necessità di tenere aperti i piccoli ospedali locali, quelli lontani dai numeri, dalle statistiche e, è il caso di dirlo , dai dirigenti della sanità della Regione Veneto. 

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