È bufera sull'app Immuni non attiva in Veneto: la Regione respinge le polemiche

«È tuttora in corso un confronto con le altre Regioni e con il Ministero della Salute per definire un protocollo operativo - spiegano i tecnici regionali - risulta che allo stato attuale molte Regioni tra cui il Veneto, pronte per l’attivazione che comunque avverrà nel più breve tempo possibile, stanno attendendo la definizione del citato protocollo».

Immuni non è attiva in Veneto. L'app, anche se scarica non serve infatti al suo scopo. Perché sia efficace, manca, secondo la Regione Veneto, un protocollo e poi "la Regione sarà pronta per l'attivazione". A dirlo la Direzione Prevenzione della Regione Veneto, in relazione alle polemiche emerse sull’attivazione delle procedure dell’App nazionale sul Covid-19.

«Sto per presentare un’interrogazione al Presidente Zaia in Consiglio regionale del Veneto per una richiesta di chiarimenti circa la mancata attivazione dell’app Immuni che ha generato a sua volta un vuoto di tutela nei confronti dei cittadini veneti», aveva in mattinata fatto sapere la vicentina Cristina Guarda, consigliera regionale di Europa Verde, proseguendo: «La mancanza di governance univoca, coordinamento stretto e fattiva collaborazione tra Stato e Regioni è insostenibile in questo momento di emergenza sanitaria». 

«Nelle scorse settimane, sono moltissime le persone che, in Veneto come in tutta Italia, hanno scaricato l’app Immuni, sulla scia della nuova ondata di contagi da Covid-19 e delle richieste di responsabilità personale rivolte agli italiani dal Premier Conte e dalla sua maggioranza. Di fronte a una richiesta di questo tipo, non possiamo che giudicare irresponsabile la scelta di non attivare l’app in una delle regioni più gravemente colpite dal virus. Nessuno, in questo momento di particolare fragilità dell’economia come del sistema sanitario, può permettersi il lusso di una tale iniezione di sfiducia nei confronti delle istituzioni: va posto immediatamente rimedio, – conclude Guarda – con atti concreti e un coordinamento più stringente tra Stato e Regioni»

Sulla questione, è intervenuta in serata la Regione comunicando che entro pochi giorni, i Servizi di Igiene Pubblica dovranno comunicare ai sistemi informatici di Azienda Zero i riferimenti relativi alle segnalazioni dell’app Immuni. «L’indicazione è contenuta in una comunicazione inviata dalla Direzione regionale Prevenzione ai servizi competenti. La Regione Veneto, come varie altre Regioni italiane con le quali è in corso un costante coordinamento, è attiva sul tema fin dall’inizio, con una fitta serie di contatti, anche epistolari formali, con le parti interessate, a cominciare dal Ministero della Salute», specifica la Direzione Prevenzione. 

«L’App Immuni – premettono i tecnici regionali -  non fornisce informazioni relative al soggetto positivo con cui si è venuti a contatto, al luogo del contatto o alle caratteristiche del contatto (contatto protetto, utilizzo di mascherine, presenza di una barriera protettiva tra i due soggetti, luogo all’aperto o al chiuso, etc.). Inoltre, in considerazione delle attuali norme di prevenzione vigenti e diffuse in tutto il contesto comunitario ed in particolare con riferimento all’obbligo di utilizzo della mascherina in tutti i luoghi all’aperto e al chiuso, l’eventuale contatto registrato dall’App Immuni non si configura in senso assoluto come contatto stretto. Pertanto, non essendo possibile per l’operatore del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica valutare il livello di rischio di tale contatto, già nel mese di giugno, con nota della Direzione Prevenzione, Sicurezza Alimentare, Veterinaria nel ruolo di Coordinamento Interregionale Area Prevenzione e Sanità Pubblica veniva proposto al Ministero della Salute un possibile protocollo applicativo per uniformare le procedure di tutte le Regioni».

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«Per tali ragioni, al fine di evitare di sottoporre a quarantena preventiva un soggetto individuato dall’App Immuni senza possibile valutazione del profilo di rischio, è tuttora in corso un confronto con le altre Regioni e con il Ministero della Salute per definire un protocollo operativo condiviso relativo alla gestione di un soggetto identificato come possibile contatto dall’App Immuni. Inoltre, risulta che allo stato attuale molte Regioni tra cui il Veneto, pronte per l’attivazione che comunque avverrà nel più breve tempo possibile, stanno attendendo la definizione del citato protocollo. Si precisa comunque che, pur potendo costituire uno strumento aggiuntivo per i Servizi di Igiene e Sanità Pubblica nell’identificazione di eventuali contatti, App Immuni non può in alcun modo sostituire le attività di rintraccio dei contatti e di valutazione del rischio puntualmente garantite fin dall’inizio dell’epidemia – spiega la Direzione Prevenzione -  Le attività puntuali e tempestive di contact tracing avviate in seguito all’identificazione di ogni soggetto risultato positivo a SARS-CoV-2costituiscono un elemento cardine della strategia di sanità pubblica messa in atto dalla Regione del Veneto per contrastare la diffusione virale fin dalle prime fasi dell’epidemia. Tali attività, garantite dagli operatori sanitari del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica consentono di individuare ed intercettare tutti i possibili contatti, valutando per ognuno di essi il livello di rischio e definendo le più opportune strategie di contenimento da attuare (test di screening, quarantena, sorveglianza sanitaria, etc.)».

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