Giovedì, 21 Ottobre 2021
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«Mia madre sbattuta in ospizio con l'inganno»

È la denuncia shock dell'ex consigliere comunale berico Equizi. La quale spiega come le sia «impedito» di vedere l'anziana. E mentre viene lanciato un monito al tribunale che ha nominato una amministratrice di sostegno, la ex leghista, che sta preparando un esposto in sede penale, parla di «una Vicenza sempre più meschina e sulfurea»

L'ex consigliera comunale vicentina Franca Equizi (un tempo con la Lega poi abbandonata per i numerosi dissidi su territorio e ambiente a partire dal caso Ederle bis) oggi 3 ottobre ha pubblicato sui social media un commento di poche righe che sta già animando un acceso dibattito. Si parla della madre della stessa Equizi «sbattuta in ospizio con l'inganno, contro la sua volonta?». La cosa  ha lasciato interdetti parecchi internauti peraltro. L'ex consigliera intervistata da Vicenzatoday.it ha spiegato le ragioni del suo sfogo dicendosi pronta ad agire in sede penale. 

Senta Equizi lei stamani sulla sua pagina Facebook ha pubblicato un duro sfogo contro certe decisioni definite incomprensibili, sfogo che parrebbe indirizzato alla giustizia civile. Ma a che cosa si riferisce esattamente? Parla di una vicenda personale o di temi generali? 
«Di entrambi. Diciamo che la cosa è scaturita da una vicenda che mi ha toccato di persona». 

Sarebbe a dire? 
«Di recente, senza essere stata informata peraltro, ho appreso che mia madre che pur molto anziana e pur ipovedente, ma che con la testa ci sta benissimo, è stata sbattuta in uno ospizio contro la sua volontà e senza che io fossi informata». 

Ma mi scusi, come diamine è potuta capitare una cosa del genere? 
«Me lo domando pure io». 

Non può essere più precisa? 
«Allora, il 19 agosto mi è stato riferito che su iniziativa di uno dei miei fratelli è stato informato il Tribunale di Vicenza circa la necessità di nominare un amministratore di sostegno per mia madre: in parte per le sue condizioni di salute, in parte perché nel suo appartamento mia madre vivrebbe in condizioni disagiate, senza acqua corrente, senza riscaldamento e senza gas: e per di più dimenticata dalla sottoscritta». 

Ed è vero? 
«Sono tutte balle. Si tratta di suggestioni create ad arte da mio fratello per fini inconfessabili. Per giorni e giorni nemmeno mi era stata comunicata la casa di riposo in cui è ospite la mamma. Per saperlo ho dovuto fare intervenire il mio legale di fiducia, l'avvocato Giorgio Destro del foro di Padova, il quale è riuscito intanto a farsi dire che la mamma è ospitata presso un ospizio della città, ovvero l'Ipab Salvi-Trento. Ma c'è un ma». 

Quale ma? 
«Con mille scuse mi viene detto che non è possibile per me vedere mia madre: de facto mi viene impedito di vederla. Si tratta di una cosa abietta. E dico abietta perché mia madre da sempre ha manifestato la volontà di passare il tempo che le rimane nella sua casa, nella casa in cui abita da anni: un appartamento di oltre centoventi metri quadri, di cinque stanze, dotato di ogni comfort, altro che stupidaggini sostenute anche dalla amministratrice di sostegno da poco nominata a Borgo Berga». 

Sì ma se la situazione è tanto grave lei si sarà rivolta alla giustizia. Oppure no? 
«Certo che sì. Infatti il mio legale ha già inviato al Tribunale civile di Vicenza una formale richiesta di annullamento della procedura di amministrazione di sostegno».

Ma l'amministratrice di sostegno non si è comportata bene? 
«Che cosa? E me lo chiede? Per carità cristiana non entro in certi dettagli. Faccio solo presente che un giorno, col mio avvocato al mio fianco, questa signora mi ha detto, ridendomi in faccia, che mia madre sarebbe stata trasferita in un'altra casa di cura e che lì sarebbe rimasta definitivamente».

E come giudica lei la cosa?
«Questo è un comportamento incomprensibile oltre che disumano. E mi meraviglio che il presidente del tribunale, il dottore Alberto Rizzo, non sorvegli adeguatamente situazioni di questo tipo. Ecco la considerazione di ordine generale: la supervisione dei dirigenti della pubblica amministrazione, che dovrebbe essere sempre puntuale». 

Sbaglio o lei non ha intenzione di fermarsi? 
«Lei non sbaglia. Qui a Vicenza in tanti mi conoscono. In tanti hanno conosciuto le mie battaglie quando ero consigliera comunale a palazzo Trissino. Tutti, a partire dai miei fratelli, dovrebbero sapere che io non mi fermo mai e che sono una che prende sempre il toro per le corna facendo nomi e cognomi». 

Muoverà altri passi? 
«Sicuramente sì. Assieme al mio avvocato stiamo già lavorando ad un esposto in sede penale. Questa storia gonfia di viltà non può rimanere nelle segrete di una Vicenza sempre più meschina e sulfurea».

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