Antibiotico-resistenze: “Troppi casi ed elevati costi, che fare?"

Monitoraggi e controlli già a livello regionale, potrebbero essere la risposta, utilizzando un approccio integrato e condiviso ospedale/territorio”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di VicenzaToday

L’Italia, con oltre 200mila infezioni e 10mila morti è tra i paesi Europei che presenta il maggior numero di casi e di morti attribuibili ad infezioni sostenute da batteri antibiotico-resistenti con un impatto economico pari a circa 320 milioni di euro e che si attesterà attorno ai 2 miliardi nel 2050 in assenza di specifici interventi di Sanità Pubblica 

Valorizzare l’innovazione con la definizione di criteri ad hoc per gli antibiotici e implementare attività di Antimicrobial stewardship, promuovendo appropriatezza terapeutica sia a livello ospedaliero che territoriale. Questo l’obiettivo dell’incontro ‘BIG ASL E BIG HOSPITAL QUALI OBIETTIVI CONDIVISI E QUALI CRITICITÀ ORGANIZZATIVE?’ organizzato da MOTORE SANITA’ e realizzato grazie al contributo incondizionato di MSD, alla presenza di Istituzioni e professionisti del mondo della Sanità italiana.

In Italia, la proporzione di infezioni resistenti agli antibiotici è cresciuta da 17% nel 2005 a 30% nel 2015 e potrà raggiungere il 32% nel 2030. Sarebbe quindi indispensabile, per ovviare alla crescita del fenomeno delle antibiotico-resistenze, operare soluzioni non solo a livello nazionale, bensì partire a livello regionale e locale con monitoraggi e controlli secondo un approccio integrato e condiviso ospedale territorio.

“Per combattere l’antibiotico-resistenza bisogna formare professionisti sanitari sul percorso da tracciare in modo che le Regioni parlino la stessa lingua e si riesca così a raccogliere dati omogenei sul territorio. C’è la necessità di avere sistemi informativi integrati tra diversi professionisti sanitari. Definire indicatori comuni, per rendere effettiva l’implementazione dei protocolli, anche pochi e precisi, ma su questi avviare il monitoraggio.

Decidere percorsi strutturati ospedale/territorio e associarli ad indicatori prescelti, introducendo modelli organizzativi innovativi che abbattano i silos, attraverso una gestione multidisciplinare del processo. Ma è allo stesso tempo importante prevedere l’utilizzo della telemedicina per poter offrire consulenza infettivologica a distanza.

E da ultimo, ma non meno importante, immaginare momenti di incontro periodico, per discutere dei risultati, alla presenza di infettivologi, al fine di lavorare in sinergia con i diversi professionisti e operatori sanitari coinvolti”, ha spiegato Luciano Flor, Direttore Generale AOU Padova.

Torna su
Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...
VicenzaToday è in caricamento