"Nonnina" piazza le trappole per nutrie e annega gli animali che finiscono in gabbia

Drammatica scoperta da parte delle Guardie zoofile dell'Enpa di Vicenza

Tutto è iniziato con la sparizione di alcuni gatti a Vicenza. Le prime segnalazioni sono arrivate a fine maggio. I proprietari, preoccupati per la scomparsa dei propri gatti, si sono rivolti alle guardie zoofile Enpa. "In particolare - spiega la sezione Enpa di Vicenza in una nota - una signora si era detta convinta che i gatti finivano nelle trappole per le nutrie mal custodite". 

Partono le indagini delle Guardie zoofile Enpa del Nucleo di Vicenza che portano ad individuare una gabbia detenuta da una signora anziana di ottant’anni. "All’interno - spiegano - vengono ritrovati i resti di un animale ormai decomposto, rimasto imprigionato e morto di stenti da più di dieci giorni. E’ in quel momento che iniziano ad emergere i dettagli inquietanti di questa storia. La signora da almeno sei anni utilizzava la gabbia trappola per nutrie, lasciandola incontrollata anche diversi giorni, e quando gli animali che rimanevano incastrati non morivano di stenti, gli riservava una morte atroce: l’annegamento. Una morte ancora più terribile per un animale che vive quasi costantemente in ambiente acquatico, quindi nel suo elemento naturale, tanto che l’anziana signora si è lamentata con le Guardie Enpa di quanto fosse difficile ucciderli vista la resistenza degli animali a morire e che ormai “alla sua età era un lavoro troppo gravoso”.

Dunque in quella gabbia trappola hanno trovato la morte tantissime nutrie e potrebbero essere finiti decine di altri animali, compresi animali d’affezione, gatti o cagnolini, visto che le Guardie zoofile Enpa hanno accertato che la trappola non veniva controllata. “Purtroppo – commentano le Guardie zoofile Enpa di Vicenza - ipotizzare che fosse più comodo andare meno a controllare per trovarli già stecchiti è tutt’altro che fantascienza”.

“Appena qualche mese fa – afferma Renzo Rizzi ispettore Regionale della Guardie zoofile Enpa di Vicenza intervenuto sul posto - in un altro caso di gabbie trappola utilizzate in modo improprio avevo ipotizzato che questo fenomeno fosse diffuso e incontrollato, ora purtroppo ne abbiamo avuto la conferma, il tutto diventa sempre più inquietante se ogni qualvolta si indaghi per animali d’affezione spariti nel raggio di qualche centinaio di metri compaiono le gabbie trappola mal custodite. Purtroppo l’ipotesi più probabile è che l’odore lasciato dagli animali catturati nutrie, ratti o altro attiri naturalmente incuriositi gatti o altri animali all’interno della trappola che il mancato controllo ucciderà, al detentore non rimarrà che nascondere il corpo scaricandolo nel canale o sotterandolo”.

Per l’Ente nazionale protezione animali è evidente che questo sistema di contenimento non sta funzionando ma sta invece creando solo enormi sofferenze agli animali. "Senza contare che è ormai provato che uccidere gli animali non aiuta a contenerne il numero - aggiugono - più se ne uccidono più si riproducono, in particolare in casi di animali come le nutrie. I veri interventi da fare sarebbero di tipo strutturale sugli argini dei fiumi, nei pressi delle risaie per rendere il terreno inospitale. Ma se bisogna utilizzare le gabbie trappola quanto meno dovrebbero farlo solo persone esperte".

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"Lasciare in mano a persone improvvisate la gestione delle gabbie trappola - concludono - è sbagliato e insensato oltre che assolutamente inconcludente ai fini del contenimento. Soluzioni immediate, più corrette ed eticamente accettabili ci sarebbero. Ad esempio, come suggerisce il Nucleo delle guardie zoofile di Vicenza, visto che gli animali vengono catturati, potrebbero essere agevolmente sterilizzati e immessi nuovamente nell’ambiente. I costi? Sicuramente meno di quello che pagano i cittadini oggi per ucciderli. Anche alla luce delle tante campagne di sterilizzazioni promosse dalle associazioni, Enpa in primis”.

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